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Ict&media, nei Paesi del G8 giro d’affari da 1.630 miliardi di euro

In occasione dell’eG8 Idate presenta una dettagliata analisi sui mercati del digiworld: i big 8 valgono il 59% della digital economy mondiale. McKinsey: in Italia Internet contribuisce alla crescita per il 12% del Pil

24 Mag 2011

I Paesi del G8 ancora trainano gli affari nei settori chiave
dell’informatica, dei media e delle telecomunicazioni. Alla
vigilia dell’incontro del G8, dove il dibattito su Internet
assumerà un ruolo centrale, Idate, l’Istituto europeo
dell’audiovisivo e delle telecomunicazioni, ha presentato il
nuovo report "Digiworld Yearbook 2011" secondo cui, con
un giro d’affari vicino a 1.630 miliardi di euro, i mercati
cosiddetti Digiworld (telecomunicazioni, It, media) degli otto
grandi rappresentano il 59% del totale mondiale.

Il Nord America (Canada e Stati Uniti) resta il maggiore degli otto
mercati, con vendite di oltre 850 miliardi di euro. Ma anche se i
rappresentanti europei del G8 (Germania, Francia, Italia, Uk e
Russia) costituiscono “solo” il 18% del totale globale,
l’Europa nel suo insieme è oggi un mercato virtualmente grande
come il Nord America. Intanto il Giappone, con un mercato Digiworld
che vale quasi 270 miliardi di euro, continua ad essere un “core
player” anche se il suo dominio sulla regione
dell’Asia-Pacifico, sempre più dinamica, è in costante declino
– del resto, i mercati telecom, It e media emergenti sono
cresciuti nel 2010 di oltre l’8%, contro la media mondiale del
3%.

Idate sottolinea che sulla bilancia dei mercati Digiworld il peso
delle economie emergenti continua ad aumentare anche per la rapida
implementazione delle infrastrutture per le comunicazioni mobili,
mentre sui mercati avanzat le telco sono alle prese con la
necessità di investire nelle reti Nga (Fttx e 4G mobile) e la
difficoltà di monetizzare il boom di traffico sulle reti fisse e
mobili. Nel catene del valore delle telecomunicazioni e della tv,
intanto, cresce l’impatto dei colossi di Internet e degli
aggregatori di contenuti. Infine, i nuovi modelli di business del
web e le architetture del cloud computing devono affrontare i
problemi della sicurezza di rete e della difesa della privacy e del
copyright.

In tutto il mondo, le vendite del mercato Digiworld sono state nel
2010 di 2.754 miliardi di euro: un dato che rappresenta un ritorno
alla crescita, pur se timida, dopo la crisi. I mercati
dell’hardware e dei servizi It non sono ancora o sono appena
tornati ai livelli del 2008, mentre i servizi telecom e tv hanno
risentito meno della crisi, ma dovranno dimostrare la validità del
proprio business model nel medio termine, secondo Idate.

Quanto ai mercati Digiworld per regione, se pure i tassi di
crescita più elevati sono sui mercati emergenti, il Nord America
è e resterà leader, con vendite per 851 miliardi di euro nel 2010
che dovrebbero salire a 873 miliardi quest’anno (finalmente
superando i livelli del 2008) e a 948 nel 2014. L’Europa, che
fino al 2014 rimane seconda, passerà da vendite per 832 miliardi
nel 2010 a 851 quest’anno (contro gli 862 miliardi del 2008) e
poi a 925 nel 2014. Non conosce crisi l’ascesa
dell’Asia-Pacifico: da vendite di 686 miliardi nel 2008 e 690
miliardi nel 2009, si passa a 722 miliardi nel 2010, 764 nel 2011 e
892 nel 2014.

A proposito di Asia-Pacifico, Idate mette in luce le differenze tra
il mercato cinese e quello indiano: la Cina è riuscita a tradurre
l’aumento delle unità vendute in crescita delle revenues, sia
sul mercato domestico che all’estero, mentre l’India cresce
più in volumi che in giro d’affari. Per esempio,
l'incremento medio del 46% del numero dei clienti mobili in
India si è tradotto solo in un aumento del 13% dei guadagni per i
carrier.

Quanto ai mercati mondiali Digiworld per settore, la parte del
leone spetta ai servizi telecom, con vendite di 1009 miliardi di
euro nel 2010, in crescita rispetto al 2008-9, che diventeranno
1040 miliardi nel 2011 e 1150 nel 2014, prevedono i ricercatori.
Seguono i servizi informatici e il software con vendite di 656
miliardi di euro nel 2010 che saliranno a 684 miliardi nel 2011 e
802 nel 2014. I servizi Tv diventeranno il terzo maggior mercato
nel 2014, con vendite per 354 miliardi di euro, superando
l’hardware (341 miliardi di dollari nel 2014).

Ma cifre a parte, per Idate il grande fenomeno di questi anni è la
“crescente ubiquità delle tecnologie digitali", sia grazie
alla maggiore diffusione in tutti i settori dell’economia –
dove cambia la gestione di tutta la catena dell’offerta, della
produzione, della distribuzione, ecc. – sia perché pilastro
dello sviluppo di nuovi mercati come l’e-commerce, la pubblicità
online e nuovi servizi su reti Ip.

Un intero capitolo del Digiworld Yearbook è dedicato proprio ad
esaminare come la transizione verso l’Ip e il digitale sta
trasformando i principali settori delle Ict. Il mercato Internet
nel suo insieme – includendo l’accesso, il software e il
contenuto – rappresenta oggi circa l’8% del mercato dei servizi
Ict in Europa e negli Stati Uniti, ma potrebbe arrivare a
costituirne il 20% nel medio termine. In alcuni segmenti ci si
attende una spettacolare crescita dei volumi (come nell’online
video e nel social networking): toccherà alle aziende capire come
monetizzare questo boom.

Secondo McKinsey invece il settore del web rappresenta il 3,4% del
Pil in 13 Paesi (quelli del G8 più Brasile, Cina, India, Corea del
Sud, Svezia) e ha contribuito al 10% della loro crescita negli
ultimi cinque anni.
Tra i grandi Paesi industrializzati, l'Italia è quello in cui
Internet ha servito di meno la crescita economica. In particolare,
la galassia del web ha contribuito nel nostro Paese al 4% del Pil
tra il 1995 e il 2009 e al 12% del Pil tra il 2004 e il 2009.

Meglio di noi Svezia (15% e 33%), Germania (14% e 24%), Regno Unito
(11% e 23%), Francia (10% e 18%), Stati Uniti (8% e 15%), Corea del
Sud (7% e 16%) e Canada (6% e 10%). Peggio di noi solo il Giappone,
in crescita negativa, a causa della deflazione.

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