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IL DIBATTITO

Il caso Huawei sul tavolo della Gsma: divise le telco europee

Secondo indiscrezioni sarebbe già stato convocato un incontro per fare il punto sulla presenza in Europa dell’azienda cinese. In ballo la sicurezza delle reti e lo sviluppo del 5G. Swisscom conferma la cooperazione con la compagnia: “Non abbiamo prove di spionaggio”

04 Feb 2019

Antonio Dini

La pistola fumante contro Huawei non è stata ancora trovata, ma gli attacchi all’azienda si spostano dagli Usa in Europa. Almeno questo si capisce dopo che la mossa ad effetto (dal punto di vista dell’immagine) del Dipartimento di Giustizia Usa è stata giocata, presentando in una conferenza stampa due diverse incriminazioni contro l’azienda cinese per furto di segreti commerciali e frode a Seattle e l’altra per violazione delle sanzioni all’Iran, frode e riciclaggio a New York.

Gli osservatori internazionali si stanno infatti accorgendo che non c’è in realtà nessuna traccia del fatto che le tecnologie dell’azienda cinese siano compromesse, insicure o usate per intercettare le comunicazioni. Insomma, al di là delle due accuse più gravi (tentato furto di proprietà intellettuale in una vicenda che coinvolge T-Mobile e le presunte esportazioni in paesi sotto embargo da parte degli Usa), non ci sarebbe probabilmente altro, sicuramente non spionaggio.

Invece, in Europa monta la campagna contro l’azienda cinese, a partire dall’ultimo passo, anticipato dall’agenzia Reuters: Gsma, l’associazione di settore delle aziende di telecomunicazioni mobili, ha proposto ai suoi membri di discutere la possibilità che Huawei venga esclusa da alcuni mercati-chiave del Vecchio continente, nonostante i timori che questa mossa possa come conseguenza portare ritardi di alcuni anni per gli operatori nella realizzazione delle reti 5G.

Mentre la Commissione europea sta valutando quello che di fatto si tramuterebbe in un divieto di vendita degli apparati per le reti di quinta generazione di Huawei all’interno dell’Unione europea a causa delle preoccupazioni per la sicurezza, il direttore generale della Gsma, Mats Granryd, ha scritto alle aziende membri dell’associazione di mettere all’ordine del giorno del prossimo incontro del board il dibattito su Huawei. L’incontro si terrà a fine febbraio a margine del Mobile World Congress di Barcellona, il più grande raduno del settore.

Alcuni paesi occidentali, tra i quali Usa e Australia, hanno già limitato fortemente la possibilità che le apparecchiature di Huawei vengano utilizzate per costruire la prossima generazione di reti mobili per via della preoccupazione che i cinesi possano inserire delle “backd-oor” negli apparati e fare operazione di cyberspionaggio a vantaggio di Pechino e dei militari (con i quali l’azienda sarebbe, secondo alcune interpretazioni, fortemente legata).

Alcuni governi occidentali, riporta in una nota la Reuters, sono anche preoccupati che la nuova normativa cinese per la intelligence nazionale richieda alle aziende cinesi e ai loro dipendenti cinesi di collaborare con tutti i tentativi di spionaggio statale.

Huawei, che è rapidamente diventato uno dei tre più grandi produttori al mondo di apparati di rete nel settore del networking e delle telecomunicazioni, scavalcando colossi come l’americana Cisco, e superando quota cento miliardi di dollari di fatturato all’anno, nega l’esistenza di qualsiasi back-door nei suoi apparati. Lo stesso fondatore ed ex ufficiale dell’Esercito popolare cinese, Ren Zhengfei, ha ripetutamente negato di essere una spia al soldo del governo del suo paese.

Sono molti gli operatori di telefonia mobile, in Europa e nel mondo, che pianificano di utilizzare le apparecchiature di rete per la costruzione dei network di telefonia mobile 5G. Un blocco delle vendute in Europa, dove l’azienda cinese ha una penetrazione commerciale superiore al 30%, vorrebbe dire automaticamente un forte ritardo per gli operatori europei e di conseguenza un ritardo per tutti i settori che il 5G promette di digitalizzare in maniera molto più rapida ed efficace dell’attuale 3G-Lte: dall’industria manifatturiera alle auto che si guidano da sole sino alle tecnologie medicali personali più avanzate che secondo gli osservatori arriveranno nei prossimi anni.

All’interno di questo scontro, nei giorni scorsi Deutsche Telekom, il più grande operatore di telefonia europea, ha dichiarato che, se dovesse togliere tutti gli apparati prodotti da Huawei dalle sue reti esistenti, questo porterebbe a un ritardo nell’attuazione dei piani per la rete 5G di almeno due se non tre anni, oltre a consistenti danni economici.

Swisscom conferma la cooperazione con la compagnia cinese non avendo prove di azioni di spinaggio. “Oggi non abbiamo alcuna indicazione che lo spionaggio venga gestito sulle reti – ha spiegato il ceo Urs Schaeppi – Monitoriamo costantemente le nostre infrastrutture e da questo monitoraggio non è emerso nulla”. Le parole del ceo di Swisscom arrivano nei giorni in cui il Parlamento svizzero ha espresso preoccupazioni per la sicurezza nazionale. Secondo Schaeppi, dato che le reti di telecomunicazioni hanno un numero elevato di fornitori, è cruciale che gli operatori stessi si dotino di architetture di sicurezza e misure di protenzione efficaci: “il pericolo maggiore deriva da un attacco informatico indipendente dai fornitori”, ha sottolineato.
“Con i trojan puoi penetrare in qualsiasi infrastruttura, sia basata su sistemi Cisco che su sistemi Huawei”, ha evidenziato il manager, chiarendo che “Huawei negli Usa è accusata di spionaggio industriale e non di spionaggio su rete”.

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