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Il neosindaco di Roma apra al digitale

App malfunzionanti per i trasporti pubblici. Al punto che Atac ne ha bloccate un paio. E nemmeno per i taxi le cose vanno meglio

16 Set 2013

Piero Laporta

Memento per Ignazio Marino, fresco di Campidoglio. Il predecessore promise semafori intelligenti e traffico prevedibile, evocando Smart City e Open Data. A noi rimase solo la conferma delle doti (dis)organizzative della PA. L’imprenditoria privata supplisce; a patto che la stessa PA non crei ostacoli. Due app di Apple, si chiamano “In Arrivo HD” ed “Express”, consentivano l’uso sinergico di bus e taxi, segnalando via smartphone l’itinerario migliore e più economico con i bus Atac e in taxi. Ma al gestore delle due app giunsero innumerevoli messaggi da ogni contrada del mondo. Gli utenti chiedevano il rimborso dei due euro pagati per le app: il sito dell’Atac alla fine le bloccò. Perché? Sono pericolose? Sono infette? Difficile pensarlo se Apple le ha approvate.

Più logico sospettare che Atac non abbia fiducia nelle sue stesse informazioni, che smista dal suo sito e pertanto, quando “In Arrivo HD” o “Express” la mettono con le spalle al muro, Atac reagisca come i burocrati allo sportello: ”Non si può!” Perché? “Perché no!”. O forse c’è un’altra spiegazione. Il burocrate nascosto nelle anse del sito Atac sogghigna compiaciuto: “Abbiamo il nostro sistema comunale, il Chiama Taxi, in concorrenza col mondo e col servizio radio taxi”. Ma una rapida indagine alla stazione Termini fu sconsolante: appena tre le auto bianche ad adottarlo. Tutto a spese dei cittadini contribuenti. La PA boicotta il settore privato per fargli cattiva concorrenza. Sindaco Marino, vada col direttore generale di Atac al Colosseo; gli chieda un programma di viaggio in bus e taxi fino a Monte Mario con iPhone. Poi ci racconti.

www.pierolaporta.it

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