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BORSA

Incognita Brexit, Telefonica rimanda il debutto sul mercato di O2

Il gruppo spagnolo teme un calo di interesse sulla London Stock Exchange per un’operazione che vale dai 9 ai 10 miliardi di sterline. Nel terzo trimestre volumi e valore delle Ipo a Londra in netto calo; pesano anche flessione della sterlina e dazi di Trump

23 Ott 2018

Patrizia Licata

giornalista

La quotazione in Borsa di O2 Uk, l’operatore mobile controllato da Telefonica, è rimandata al dopo-Brexit: l’incertezza sull’accordo tra Londra e Bruxelles per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea e l’accresciuta volatilità dei mercati, riporta The press association, suggerisce al gruppo spagnolo delle telecomunicazioni di posporre l’Ipo della sua filiale alla London Stock Exchange.

Telefonica puntava sulla quotazione di O2 Uk entro la fine del 2018, anche se non aveva fissato una data. Tuttavia già ad agosto il Ceo del gruppo, José Maria Alvarez-Pallette, aveva messo le mani avanti dichiarando alla testata britannica The Times che si tratta di “un’offerta pubblica iniziale di grandi dimensioni che necessita di condizioni di mercato attraenti” e “ora non sembra che i mercati finanziari siano pronti”.

O2 è valutata dagli analisti tra i 9 e i 10 miliardi di sterline. L’operatore mobile ha tentato già la quotazione nel 2016 dopo il fallito tentativo di fusione con Three Uk (bocciato dalla Commissione Ue e dal regolatore britannico Ofcom per ragioni antistrust), ma ha rinunciato per le condizioni di mercato poco favorevoli.

Quest’anno Telefonica ha ripreso in considerazione l’ipotesi Ipo per O2, ma la London Stock Exchange appare tiepida sulle quotazioni, in particolare quelle di grande valore, perché il quadro politico e macro-economico è incerto. Il gruppo spagnolo ha indicato di non avere fretta: nonostante il pesante indebitamento (40 miliardi di euro), il cash flow è in rafforzamento e Alvarez-Pallette preferisce monitorare il mercato prima di azzardare una mossa.

Le recenti quotazioni di Funding Circle (fintech dei prestiti peer-to-peer) e di Aston Martin Lagonda (costruttore di auto di lusso) danno ragione alla cautela del Ceo di Telefonica: le azioni delle due società sono scambiate a un prezzo inferiore a quello proposto al momento dell’ingresso sul listino londinese.

Uno studio di EY (“EY Ipo Eye”) pubblicato nei giorni scorsi ha sottolineato l’impatto della Brexit sulle Ipo sulla Borsa di Londra (Main market e Aim): il volume totale ha segnato nel terzo trimestre una flessione del 47% mentre il valore totale delle quotazioni è crollato del 71%. Tuttavia EY osserva che a pesare sono anche la debolezza della sterlina e la guerra dei dazi innescata dagli Stati Uniti di Donald Trump e che le prestazioni nell’arco dei primi nove mesi del 2018 restano superiori alla media degli ultimi dieci anni: “Londra è ancora un mercato di qualità per gli investitori e ha finora risposto bene alla maggior parte delle Ipo”.

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