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TECNOLOGIE E MERCATI

Interconnessione, accesso e net neutrality: lo spariglio di Internet

Le tecnologie hanno ridisegnato scenari e regole in cui si confrontano telco, OTT, fornitori di contenuti ma anche i consumatori. Tanti (e contrastanti)interessi in gioco. Si troverà la quadra?

03 Mag 2017

Fulvio Ananasso*

Con questo primo articolo introduttivo, iniziamo la pubblicazione di una serie di articoli scritti per CorCom da Fulvio Ananasso sulle tematiche tecniche e regolamentari relative alla Rete. In essi verranno richiamati problematiche e aspetti relativi all’interconnessione delle reti IP, neutralità della rete e gestione del traffico, normative internazionali, Carta dei diritti internet e evoluzione verso le reti 5G.

Internet è divenuto negli anni un luogo di aggregazione e scambio di contenuti a sempre maggiore valenza commerciale, con significativi interessi economici e di profilazione dei consumatori («se un servizio è gratuito, il prodotto siamo noi»). Ove non attentamente vigilati dalle competenti Autorità di regolamentazione, comportamenti illegittimi o anti-concorrenziali di internet service provider (ISP), telecom companies (TelCo), content (& application) provider (CP / CAP) sono sempre possibili, specialmente al venir meno del confine tra “cittadino” e “consumatore” nel mare delle interconnessioni, applicazioni e servizi della Rete.

La continua crescita di traffico internet rende necessari investimenti in reti di nuova generazione (NGN) e sempre più complesse relazioni di interconnessione (tra le varie reti autonome che costituiscono internet) da parte degli operatori di telecomunicazione (Telco), i quali raccolgono sempre meno introiti dai servizi tradizionali (voce, SMS, … ), e soffrono la competizione dei fornitori di contenuti (CP / CAP) su piattaforme IP.

La rete IP è infatti in grado di rendere indipendenti il trasporto dell’informazione, a carico degli operatori di rete, e la fornitura di contenuti da parte dei CP / CAP. Si ha cioè un disaccoppiamento fra applicazioni e infrastrutture, che permette l’evoluzione indipendente delle reti (dai servizi) e la convergenza dei servizi, contribuendo al successo di player CAP non infrastrutturati (e.g. Google, Apple, Facebook, Amazon, ecc.), anche detti OTT (over the top) dato che vendono contenuti / servizi veicolati dalle infrastrutture delle Telco, agendo “on top delle reti — a livello applicativo e non a livello di rete.

Grazie al “mercato a due versanti” di internet, i ricavi degli OTT provengono sia dal “mercato a monte” (e.g. advertising) che dal “mercato a valle” — contenuti e servizi (soprattutto video, come ad es. Netflix per serie TV e film in streaming) offerti ai consumatori, generalmente clienti delle Telco per quanto riguarda l’accesso alla Rete. Anche non considerando il business della profilazione dei consumatori nell’era dei big data, gli OTT possono diventare addirittura veri e propri competitor per le Telco stesse – V. applicazioni voice over IP (VoIP, e.g. Skype), messaging (e.g. WhatsApp), ecc., che hanno reso sempre meno redditiva la sola fornitura dell’accesso alla Rete e dei servizi tradizionali (voce, SMS, ecc.). Inoltre gli OTT si basano su business con minori marginalità per cliente rispetto alle Telco, ma su un bacino di utenza note­volmente più grande, grazie al reach praticamente globale di Internet e alla diffusione di terminali sempre più intelligenti e performanti (tablet, smartphone, smart TV, ecc.), richiedendo alle Telco sempre maggiore capacità e di conseguenza nuovi investimenti.

Ove si limitino alla sostanziale fornitura di accesso / connettività, le Telco possono pertanto trovarsi in condizione di marginalità rispetto sia agli utenti consumatori (propri tradizionali clienti) che ai fornitori di contenuti, rappresentando l’anello debole della catena e imponendo la ricerca di soluzioni che tutelino anche le Telco stesse, bilanciando le misure a tutela degli utenti con quelle a tutela degli operatori economici del settore.

Allo scopo di ottimizzare le prestazioni delle reti e limitare i costi di sviluppo di nuove infrastrutture, le Telco auspicano la possibilità di utilizzare meccanismi di “traffic management” sulle reti esistenti — ancorché potenzialmente in contrasto con il principio della “net neutrality”, che vieta forme ingiustificate di trattamento del traffico. A tale riguardo, purché vengano stabiliti livelli minimi di qualità per servizi a traffico “non gestito” (unmanaged)onde evitare il rischio che gli operatori possano degradare deliberatamente servizi per invogliare gli utenti a sottoscrivere contratti più costosi («the dirt road») -, procedure di traffic management per l’ottimizzazione di quality of service / experience (QoS / QoE) potrebbero diminuire l’insorgenza di congestioni e aumentare la qualità / banda. Ad esempio, grazie a meccanismi di ridistribuzione del traffico (traffic shaping / policing) e a possibili modelli di business basati sulla differenziazione della qualità, i minori costi / maggiori ricavi degli operatori potrebbero essere impiegati in linea di principio nell’upgrading delle reti, migliorando la fruizione di tutti i servizi, inclusi quelli unmanaged.

Si sono susseguite nel tempo varie definizioni di net neutrality a partire dal 2003, quando il termine – coniato nell’ambito delle leggi europee sulle telecomunicazioni – fu ripreso da Tim Wu negli USA con la definizione di absolute non discrimination («… a maximally useful public information network aspires to treat all content, sites, and platforms equally»), e Susan P. Crawford (2007) «a neutral Internet must forward packets on a first-come, first served basis, without regard for quality of service (QoS) considerations». Attraverso varie trasformazioni – sostanzialmente causate dal crescente impatto dei servizi video (“bandwidth hungry”), Nicholas Negroponte affermava però nel 2014 che «The truth is all bits are NOT created equal. … you have bits that represent your heart, bits that represent books, and bits that represent video. To argue that they’re all equal is crazy», e Vinton Cerf (2014): «The network should be essentially indiscriminate with regard to origin or traffic destination, and should supply its best efforts to deliver packets while considering limits to capacity».

Inoltre, nel dibattito sulla net neutrality ci si concentra sovente sulla neutralità intesa al solo livello di rete, trascurando altri fattori che rendono non neutrale di fatto la fruizione dei servizi internet. Ad esempio, (i) è evidente il potere di discriminazione delle piattaforme – motori di ricerca, e-commerce, social media, cloud – nell’accesso ai contenuti, in base agli algoritmi di ranking e alle tecniche di remunerazione per avere maggiore visibilità (non sempre trasparenti). (ii) Taluni Operatori impediscono ai loro utenti l’interconnessione con altre app gratuite per videochiamate, chat per terminali mobili, ecc., giustificandolo ad esempio con la violazione dei terms of use, ma discriminando di fatto servizi e applicazioni concorrenti. Inoltre, (iii) i gestori hanno il potere di discriminazione sulle applicazioni da ospitare negli application store, con possibili fenomeni di concorrenza sleale, esclusione dei concorrenti o introduzione di ‘balzelli’ vari. Infine, (iv) può accadere che i costruttori di terminali impediscano l’installazione di programmi non coerenti con la loro strategia commerciale.

D’altro canto, i diritti di cittadinanza in Rete – diritto all’accesso, all’alfabetizzazione (digitale e non), alla privacy, all’oblio, … – richiedono che la rete internet non possa essere assimilata agli altri media, e che la tutela dei diritti della persona debba prevalere sui profitti – al di là delle (pur legittime) aspettative business dei vari stakeholder (Operatori, OTT, … ) e relative necessità di ampliamento delle reti e ottimizzazione delle loro prestazioni mediante gestione del traffico. La governance “inclusiva” del web è infatti fondamentale per spingere il Digital Single Market, e le necessità di nuovi investimenti / gestione di rete non deve confliggere con le norme di “diritto naturale” sulla net freedom / net neutrality.

USA, UE e singoli Paesi tra cui l’Italia hanno adottato proprie norme riguardo alla neutralità della rete, con l’obiettivo di bilanciare le misure a tutela degli utenti con quelle a tutela degli operatori economici del settore. Dato che la Rete non ha confini geografici, sarebbe auspicabile convergere su regole il più possibile comuni, auspicando processi partecipativi e trasparenti per la governance e policy di internet, onde garantire una Rete libera e aperta.

Occorrerà anche verificare gli effetti del cambio di Amministrazione USA, ad iniziare dalla recente proposta di legislazione che ribalterebbe le precedenti disposizioni in materia di privacy – se passasse, gli ISP potranno “vendere” i dati relativi ai propri utenti senza doverne chiedere autorizzazione. Il nuovo presidente FCC starebbe infatti cercando di accreditare la voce che i consumatori non gradirebbero le attuali regole sulla neutralità della rete, e desidererebbe derubricare le norme sulla net neutrality a semplici principî cui le Telco dovrebbero aderire su base volontaria inserendoli nei loro termini di servizio. La relativa Notice of Proposed Rulemaking verrà votata da FCC il 18 maggio e, se approvata, sottoposta a consultazione pubblica. La Internet Association – che comprende Amazon, Dropbox, eBay, Facebook, Google, Microsoft, Netflix, PayPal, Reddit, Spotify, Twitter e un’altra trentina di aziende web – ha preso una posizione netta a difesa dell’Open internet order, ribadendo che la FCC dovrebbe mantenere le regole esistenti, ribadendo che la neutralità della rete dovrebbe essere regolata da precise norme ex-ante valide sia per la rete fissa che mobile, con divieto agli ISP di farsi pagare dai fornitori di contenuti per accessi prioritari.

Alcuni degli aspetti interdisciplinari citati sopra sono stati trattati in Italia anche nel corso del convegno “Diritto di accesso a Internet e neutralità della rete fra principi costituzionali e regole europee”, tenutosi di recente presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università Sapienza di Roma, in collaborazione con Cultura Democratica, il Club Dirigenti delle Tecnologie dell’Informazione di Roma e Stati Generali dell’Innovazione, e cofinanziato dal programma Erasmus+ della Unione europea.

Tra i temi rilevanti sul diritto di accesso ad internet, vale la pena sottolineare le proposte di legge di revisione costituzionale volte ad inserire esplicitamente il diritto di accesso a internet in Costituzione e nelle fonti dell’UE – ancorché esistano già riferimenti costituzionali che tutelato l’accesso alla Rete anche in assenza di disposizioni esplicite -, i parallelismi con il regime della stampa, la possibilità di pervenire ad una sorta di Internet Bill of Rights di matrice europea, i problemi connessi alle limitazioni giudiziali dell’accesso a Internet (V. ad es. Regolamenti sulla violazione del Diritto d’Autore), ecc.

Da ultimo, ma non meno rilevante, la capillare diffusione di internet, dispositivi sempre più sofisticati, la crescita esponenziale del traffico dati e la necessità di reti in grado di gestirlo stanno accelerando lo sviluppo del 5G, standard tecnologico previsto in piena operatività entro il 2020. Il 5G non è solo la logica transizione migliorativa delle comunicazioni mobili (come sinora avvenuto per il 2G, 3G e 4G), ma un nuovo paradigma fisso-mobile in grado di abilitare una serie di nuovi servizi personalizzati – applicazioni internet of things (IoT), driverless cars, droni, … -, con velocità 50-100 volte maggiore del 4G (LTE), latenza sotto i 5 millisecondi, ingenti volumi di dati scambiabili in mobilità, centinaia di migliaia di utenti servibili a banda larga in microcelle di poche centinaia di metri di diametro di copertura, elevatissima durata delle batterie dei dispositivi, frequenze utilizzabili in gran parte dello spettro radio (fino a 100 GHz).

Ebbene, l’avvento del 5G, con servizi specializzati e personalizzati, sia fissi che mobili, a banda ultralarga e requisiti di cybersecurity via via più stringenti, richiederà verosimilmente una completa rivisitazione dell’intero tema della «neutralità» (rete, servizi, piattaforme, ecc.) come sin qui declinata, onde adattarlo ai nuovi paradigmi di sviluppo sociale ed economico.

Successivamente alla presente rassegna introduttiva, le tematiche sopra citate saranno trattate in maggior dettaglio in prossime uscite, riguardanti:

1) Reti NGN e traffico IP

2) Interconnessione di reti IP

3) Neutralità della rete, gestione del traffico e Carta dei diritti internet

4). Normative internazionali sulla neutralità della rete

5) Prossimi passi – Evoluzione verso il 5G

* Club Dirigenti delle Tecnologie dell’Informazione di Roma, Stati Generali dell’Innovazione

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