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LO SCENARIO

Internet TV, per le Tlc più vantaggi che rischi

Telecom e Fastweb scaldano i motori. Due le strategie: investimenti sulla qualità della rete e accordi con i fornitori di contenuti Tv. Ma rimane l’incognita del rapporto futuro tra operatori e Netflix

20 Gen 2015

Alessandro Longo

Il settore delle Tlc tutto, in Italia, si prepara all’arrivo di Netflix. Non solo: si prepara a un anno – il 2015 – in cui il video su internet potrebbe finalmente entrare nella maturità, anche nel nostro Paese. È previsto un boom di contenuti premium, adatti al grande pubblico e sostenuti da un giro di alleanze tra pesi massimi. Come Sky, Telecom Italia, Fastweb, Mediaset e appunto (non da ultimo ma non da solo) Netflix. Insomma, certo non sarà una guerra in difesa, quella degli operatori telefonici, sul fronte dell’internet tv. Hanno già posizionato alcuni tasselli per cogliere opportunità di crescita da questa nuova fase. Per loro è un lavoro su due campi. Da una parte, investono sulla qualità della rete (sia sulla banda sia su tecnologie di ottimizzazione per il video), in modo da soddisfare il previsto boom della domanda. Dall’altra, preparano accordi con i fornitori di contenuti tv. “Già il 50% del traffico sulla nostra rete è fatto dallo streaming video, destinato a superare la tivù lineare per popolarità. Il trend è chiaro e noi lo stiamo accompagnando”, dice Federico Ciccone, direttore marketing e customer experience di Fastweb, operatore che tra i primissimi ha scommesso sul video. Prima con l’Iptv, da cui si è smarcato (al pari di Telecom Italia) avendone riconosciuto l’insuccesso; dopo, con una partnership commerciale stretta con Sky (un’offerta congiunta banda larga-tv satellitare, con un canone unico). Ha inoltre partorito lo spin off Chili, una delle poche aziende italiane specializzate in film su banda larga. Fastweb e Telecom stanno potenziando sia la propria rete d’accesso (con la fibra) sia il backbone, in vista del decollo video. Usano inoltre sistemi (caching, content delivery network) per evitare che deficit della banda penalizzino i contenuti più pesanti. Sulle Cdn gli operatori fanno anche business, perché ci mettono dentro – a pagamento – i contenuti delle principali emittenti televisive. Anche sul piano degli accordi, si prevede un 2015 brillante.

Com’è noto, gli utenti Telecom potranno avere su banda larga l’offerta Sky. E si vocifera di un accordo analogo su Mediaset Premium. Come ha spiegato Tarak Ben Ammar (imprenditore televisivo che siede nel cda di Telecom), “tutti i grandi operatori telefonici hanno bisogno del quad play: devono fornire telefonia fissa, telefonia mobile, Internet e televisione. Dunque i contenuti saranno necessari. Telecom ha già un accordo con Sky, ne farà uno con Mediaset”. L’arrivo di Netflix avverrà in questo quadro, già di per sé in fermento. “Per gli operatori di Tlc, l’internet tivù è un’occasione per aggiungere valore alle proprie offerte, visto che la velocità in quanto tale (almeno con l’attuale incremento prestazionale) non riesce a giustificare un sostanziale incremento di spesa media. L’offerta multi device, fino ai canali Ultra Hd è, del resto, il naturale companatico della vera banda ultra larga – spiega Cristoforo Morandini -. La principale incognita sarà il rapporto tra operatori e Netflix. Negli altri Paesi ci si è scontrati sugli accordi di revenue sharing, visto che la politica di Netflix è lontana dal modello degli operatori che prevede di norma di trattenere poco meno di un terzo dei ricavi per il trasporto”. “In Francia – dice Morandini – dopo un lungo braccio di ferro tutti gli operatori hanno siglato l’accordo, ad eccezione di Free e comunque non alle condizioni richieste inizialmente. Lo scontro si preannuncia interessante”. C’è incertezza anche su quale sarà il modello internet tv che si imporrà in Italia: integrato sulla piattaforma degli operatori, come sta facendo Telecom? Una partnership commerciale ibrida, come fa Fastweb? Secondo Ciccone “gli utenti preferiscono vedere Sky tramite satellite: è più comodo e funzionale”. Oppure vincerà, come in Usa, l’Ott Netflix e gli eventuali accordi con gli operatori saranno invisibili all’utente finale?

“La partita sarà interessante – prevede Morandini -. Da un lato perché l’offerta di tv generalista è tradizionalmente molto ricca, ma anche perché siamo uno dei pochi Paesi dove gli operatori hanno abbandonato l’Iptv. È noto come lo scenario si stia modificando in funzione dell’evoluzione degli accordi di Mediaset Premium e Sky con gli operatori di Tlc. In questo contesto, la prospettiva Netflix aggiunge carne al fuoco”. Nonostante le incognite, sembra che le opportunità per gli operatori siano maggiori dei rischi: grazie all’internet tv possono dare un senso alle offerte banda ultra larga. Persino, possono scoprire una nuova fonte di ricavo (anche se al momento incerta), grazie ad accordi o alla vendita diretta di contenuti altrui.

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