Intesa e Mediobanca, via alla scissione di Telco - CorCom

TELECOM ITALIA

Intesa e Mediobanca, via alla scissione di Telco

Si accelera sullo scioglimento della holding. I due gruppi esercitano la facoltà di uscire nel primo giorno utile della finestra contrattuale

16 Giu 2014

F.Me.

Mediobanca e Intesa escono da Telco ed esercitano l’opzione nel primo giorno utile – oggi 15 giugno – previsto dalla finestra contrattuale. Mediobanca, in una nota, spiega che “tale esercizio rappresenta il naturale proseguimento del percorso di disimpegno dall’investimento in Telecom Italia

Il disimpegno di Piazzetta Cuccia era stato annunciato nel giugno scorso in occasione della presentazione delle linee guida del Piano 2014/16 e avviato il 24 settembre successivo con la riduzione della partecipazione in Telco dal 11,6% al 7,3% (in trasparenza dal 2,6% all’1,6% del capitale ordinario di Telecom Italia).

“Da settembre 2013 – si legge nella nota – il titolo Telecom ha registrato un incremento del 65% contro il 13% del settore Tlc Europeo e il 23% del Mibtel. L’operazione si inquadra altresì nel più ampio processo di riduzione dell’esposizione al comparto azionario, parte integrante delle linee guida del Piano 2014/16. In base corsi correnti di Telecom Italia, la plusvalenza inespressa sulla partecipazione spettante ammonta a circa 110 milioni di euro, che si aggiunge all’utile di 67 milioni registrato nel primo semestre dell’esercizio in corso”.

Stessa opzione esercitata da Intesa Sanpaolo. In una nota il gruppo bancario ha precisato che l’esecuzione “è subordinata all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti”. Intesa Sanpaolo detiene attualmente circa il 7,3% del capitale sociale di Telco e a seguito della scissione entrerà direttamente in possesso dell’1,6% del capitale ordinario di Telecom. In base al prezzo di chiusura di venerdi’ 13 giugno, “l’interessenza in Telecom Italia originerebbe per Intesa Sanpaolo una plusvalenza implicita ante imposte pari a circa 35 milioni di euro”, conclude la nota.

Lo scorso 11 giugno è arrivato anche l’ok del cda di Generali all’uscita da Telco. In quella data board ha deliberato di esercitare l’opzione di scissione, dando mandato all’amministratore delegato Mario Greco del gruppo di definire le modalità specifiche per l’uscita. ”Il patto – si leggeva in un comunicato – continuerà vincolare Generali sino alla data di scadenza fissata al 28 febbraio 2015 o, se la scissione si dovesse perfezionare precedentemente, fino alla data del suo completamento, che sarà subordinato ai necessari adempimenti nei confronti delle autorità competenti”.

“L’uscita da Telco è in linea con la strategia del Gruppo di gestire i propri asset in maniera attiva e permetterà una maggiore facilità nella gestione dell’investimento stesso”, concludeva la nota. Le Generali controllano il 19,3% della holding.

Secondo il patto Telco, con il “liberi-tutti”, Telefonica sarà tenuta a sborsare 60 milioni agli altri partner. Con la scissione di Telco, ciascun socio si porterà la quota parte di azioni Telecom e parte del debito. In particolare, il veicolo comune scinderà in una newco, creata ad hoc da Generali, il 4,3% di azioni Telecom fra le attività e, tra le passività, la quota parte (338 milioni) del bond da 1,750 miliardi sottoscritto dai soci e 135 milioni dei 700 del finanziamento a carico sempre dei soci. Si diceva poi dell’onere a carico di Telefonica a seguito della scissione: gli spagnoli devono corrispondere a ciascun socio Telco un indennizzo per la minor capitalizzazione derivante dalla mancata esecuzione del secondo aumento di capitale, pari a 60 milioni moltiplicati per il numero di azioni A possedute dal socio in rapporto al numero totale di azioni A emesse. In base a questo calcolo a Generali spetterebbero 34 milioni, mentre a Mediobanca e Intesa 13 milioni a testa.

Scissione che indebolirà soprattutto Telefonica che si ritroverà sola con il 14,8% del capitale. Troppo poco per dettare la linea dato che Alierta dovrà fare i conti col mercato, che dall’ultima assemblea di Telecom è di fatto il primo azionista di Telecom.

Con quel pacchetto di azioni, Telefonica ha margini di manovra molto ridotti: non è rappresentata nel cda; non ha i numero sufficienti per dire la sua in tema di operazioni straordinarie per Telecom perché non rappresenta una minoranza di blocco nella assemblee straordinario, dove si delibera con i 2/3. Strada in salita dunque. Tanto più alla luce della recente bocciatura del ricorso di Telefonica contro il provvedimento del Cade che imponeva al gruppo di Alierta di scendere dal 66% al 46% di Telco. Provvedimento che complica ulteriormente il quadro di scissione di Telco per gli spagnoli.