L'Italia alla prova ultrabroadband - CorCom

L’Italia alla prova ultrabroadband

Strategia italiana per la banda ultralarga e per la crescita digitale: è il tempo delle realizzazioni. Velocità, quantità-qualità delle risorse, facilitazioni procedurali e burocratiche: lì si dimostrerà l’efficacia delle strategie. Una sfida che riguarda il governo, ma anche i privati che dicono che i loro investimenti, accoppiati ai sostegni pubblici, consentiranno di raggiungere gli obiettivi. La faccia ce la stanno mettendo tutti

16 Mar 2015

Gildo Campesato

«Strategia italiana per la banda ultralarga”, “Strategia per la crescita digitale»: è il combinato disposto con cui il governo Renzi intende raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale europea. In particolare: nel 2020 Internet a 30 Mbps per il 100% della popolazione e almeno il 50% della popolazione effettivamente abbonata a servizi Internet a 100 Mbps. Copertura infrastrutturale e uso della Rete ultrabroadband sono dunque azioni fortemente integrate.

Bene ha fatto il governo a tenere unite le due strategie anche sulla tempistica di comunicazione. È fondamentale il ruolo di supporto e di stimolo della pubblica amministrazione alla trasformazione dell’Italia, grazie anche allo switch off digitale delle procedure e dei processi operativi. L’obbligo di fatturazione elettronica ne è un esempio positivo.

Dopo le incertezze che hanno accompagnato la fase di gestazione, è positiva la scelta della neutralità tecnologica: non è importante il colore dei gatti, ma che acchiappino il topo.

Siamo indietro anche per scelte sbagliate in passato: non abbiamo cable-tv e l’incumbent non è finanziariamente florido. Ma la scorciatoia della società terza sembra preclusa dopo il niet di Telecom Italia ad accordi condominiali più o meno ampi via Metroweb.
La strada sarà quindi quella del mercato e della pluralità tecnologica. Le specificità della rete di accesso di Telecom (un rame “corto” valorizza tecnologie come l’Fttc) e la velocità dell’innovazione tecnologica possono fungere da surrogato. Fino a quando e fino a dove?

Il governo ha strumenti importanti per dirigere l’orchestra e raggiungere effettivamente gli obiettivi. Che si sia centralizzata a Palazzo Chigi la regia (superando, si spera, il “manicomio” della governance di Agid) è un altro segnale positivo.
Fatte le strategie, è il tempo delle realizzazioni. Ovvero dei decreti attuativi. Velocità, quantità/qualità delle risorse, facilitazioni procedurali e burocratiche (a volte più importanti degli stessi fondi pubblici): lì si dimostrerà l’efficacia delle strategie. Una sfida che riguarda il governo, ma anche i privati che hanno detto che i loro investimenti, accoppiati ai sostegni pubblici, consentiranno di raggiungere gli obiettivi UE 2020. La faccia ce la stanno mettendo tutti.