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CHE BROADBAND FA

L’Italia è full broadband, ora il gap è sull’ultra

Due temi tornano di grande attualità: la concorrenza infrastrutturale e la comparsa di un nuovo network divide nelle città

02 Feb 2015

Cristoforo Morandini, Partner Ernst & Young

È ormai universalmente noto come l’Italia occupi l’ultima posizione nella classifica europea in materia di copertura dei servizi a banda ultra larga di rete fissa, mentre si è sostanzialmente allineata sulle coperture della banda larga.

La fotografia di fine 2014 scattata dall’Osservatorio Ultra Broadband misura l’entità dei progressi fatti. Un primo dato, da tenere presente anche in prospettiva, è che il digital divide sulla banda larga è stato sostanzialmente annullato, ma con il contributo anche delle tecnologie radio, sia mobili che in postazione fissa (Hiperlan e Wimax), tanto che in oltre 1.300 comuni la banda larga è disponibile solo attraverso queste tecnologie.

Dal punto di vista della banda ultra larga, la copertura dei servizi di rete fissa è aumentata undici punti percentuali negli ultimi 12 mesi, per arrivare a sfiorare il 30% di copertura della popolazione, e sono oltre 140 i comuni raggiunti dal servizio. Mentre in circa 50 comuni è attivo un unico operatore, negli altri casi sono presenti 2 o più attori.

Ancora più impressionante è la velocità di copertura del mobile (Lte), dove i primi due attori del settore si sono sfidati nel coprire il maggior numero di comuni. La conseguenza sono gli oltre 3.600 comuni dichiarati aperti al servizio a fine 2014 (per oltre il 90% coperti da Tim e/o Vodafone), per una copertura della popolazione che raggiunge ormai l’80%, superando significativamente quelle che erano le previsioni iniziali.

Due temi ritornano di grande attualità nell’evoluzione del settore delle comunicazioni elettroniche. Da un lato, l’importanza della concorrenza infrastrutturale e, dall’altro, la comparsa di una nuova generazione di digital divide infrastrutturale, anche all’interno delle città.

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