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La difesa di Sparkle: “I vertici potevano non sapere”

In trenta pagine i difensori dell’azienda coinvolta insieme con Fastweb nell’inchiesta sul riciclaggio spiegano perché il commissariamento non è necessario

11 Mar 2010

E' stata messa nero su bianco in una trentina di pagine la
difesa di Telecom Italia Sparkle, azienda coinvolta insieme con
Fastweb nell'inchiesta sul riciclaggio. Obiettivo dei legali
della società, Severino e Dinacci, è evitare l'interdizione e
ancor peggio il commissariamento.

"I vertici di una società possono non sapere di illeciti
commessi dai manager. Questo principio vale nonostante la legge 231
quando un'azienda puo' dimostrare di aver fatto tutto
quanto in suo potere per evitare il generarsi di una truffa",
è in sintesi la posizione dei legali di Sparkle. A riferirlo è il
quotidiano Il Giornale. La legge 231 è un'arma può uccidere
legalmente una persona giuridica, si legge nell'articolo.

"'Mentre la misura cautelare misura cautelare personale
comprime ma non annulla definitivamente la libertà
dell'individuo, al contrario l'interdizione nelle sue varie
forme e ancorché disposta per un periodo limitato è idonea a
produrre effetti letali non voluti e quindi estranei e
sproporzionati rispetto alla finalità della cautela". Secondo
i legali, inoltre "manca del tutto il pericolo di reiterazione
dell'illecito amministrativo". I legali precisano che
"Sparkle ha adottato sin dal 3 novembre del 2003 e dunque in
epoca antecedente gli illeciti contestati, un modello organizzativo
volto a prevenire il compimento di reati che possano dare luogo a
responsabilita' ex 231 della Societa''.