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VERSO L'ASSEMBLEA

La guerra su Tim, Vivendi: no a Elliott nel contenzioso

La società francese si oppone alla richiesta del fondo Usa di intervenire all’udienza davanti al giudice: la decisione attesa entro lunedì 23. Asati rende pubbliche le ragioni del voto a favore di Elliott: “Farà l’interesse di tutti”

20 Apr 2018

Vivendi si è opposta alla richiesta di Elliott di intervenire all’udienza davanti al giudice del Tribunale Civile di Milano Elena Riva Crugnola che deve valutare il ricorso d’urgenza depositato da Tim e da Vivendi contro la decisione del collegio sindacale della società di integrare l’ordine del giorno dell’assemblea del prossimo 24 aprile con le richieste del fondo americano Elliott (i due ricorsi sono stati presentati lo scorso venerdì 13 aprile). La decisione del giudice Elena Riva Crugnola è attesa al massimo per lunedì prossimo. Se non dovesse essere presa decisione, la palla passerà a Franco Bernabè presidente dell’assemblea.

I legali del fondo Elliott, con un’istanza, avevano chiesto di intervenire all’udienza, ma Vivendi, come riferiscono fonti presenti all’udienza a porte chiuse, si è opposta alla richiesta.

Intanto i piccoli azionisti Tim di Asati rendono note le ragioni del voto a favore del fondo Usa all’assemblea di martedì 24 aprile. “Stimiamo che i consiglieri indipendenti di Elliott lo siano veramente seguendo interesse di tutti gli azionisti e non solo dell’azionista di controllo” una delle motivazioni dei rappresentanti dell’associazione che ricordano tra l’altro che le azioni della compagnia di tlc hanno continuato ad avere negli ultimi anni un rendimento fortemente negativo, aumentato solo dopo l’ingresso di Elliott di circa il 20%. “Se economicamente conveniente per gli azionisti non vediamo impedimenti a vendere parte delle azioni di Inwit e di questo confidiamo che Elliott sia in sintonia”, hanno aggiunto ancora.

Scendono in campo i sindacati: i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, insieme a quelli delle rispettive categorie, hanno inviato oggi Documento-Unitario-TIM, per chiedere un incontro sulla “prospettiva industriale e gli assetti societari futuri di Tim”. Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, e i segretari generali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, Fabrizio Solari, Vito Vitale e Salvo Ugliarolo – scrivono nella missiva: “La qualità della prospettiva industriale e degli assetti societari futuri di Tim coinvolge, unitamente al destino di migliaia di lavoratori, una parte rilevante delle speranze di crescita e innovazione del Paese. Allo scopo di contribuire a rendere più chiara l’evoluzione possibile della vicenda, chiediamo un incontro per permettere una discussione di merito”.

Sono le ultime mosse nello scontro su Tim che si sono consumate dopo la giornata tempestosa di ieri: dall’Olympia di Parigi dove si è svolta l’assemblea Vivendi, de Puyfontaine ha contrattaccato il fondo Usa che accusa la società francese di aver fallito strategia e manda un messaggio al governo italiano: “Qualunque Stato ci vorrebbe come investitori”. Vincent Bollorè ha lasciato a sorpresa al figlio Yannick la presidenza di Vivendi mentre Amos Genish ha dichiarato al Sole 24 Ore di essere pronto a restare Ceo anche in caso di vittoria di Elliott.

Tornando ad Asati: viene apprezzato che il fondo americano abbia proposto “l’apertura del capitale”, in linea con quanto proposto dalla stessa Asati, ma si auspica che Elliott “sia d’accordo con noi sul mantenimento del controllo da parte di Tim sulla rete per un periodo di almeno 3 anni”. Asati propone in più la vendita o quotazione anche di Sparkle, sempre con il controllo di Telecom. “Se economicamente conveniente per gli azionisti non vediamo impedimenti a vendere parte delle azioni di Inwit e di questo confidiamo che Elliott sia in sintonia”, hanno aggiunto ancora i responsabili.

Asati usa parole positive per il “lavoro eccezionale dei consiglieri Assogestioni attualmente in carica, specialmente di Lucia Calvosa, che vorremmo ancora nel consiglio, e del collegio sindacale” e auspica di essere ascoltata dal futuro management di Telecom, visto che “conosce bene l’azienda”. “Tutti gli azionisti di controllo dopo la privatizzazione per oltre 20 anni hanno tenuto fuori sia dal Cda sia dal Collegio Sindacale rappresentanti dei piccoli azionisti, non seguendo l’esempio delle più importanti aziende europee del settore quali DT e Orange. Siamo convinti che i consiglieri proposti da Elliott ci ascolteranno su questo tema”.

Al contrario “gli attuali membri del cda nominati da Vivendi, in particolare nella persona di Arnaud de Puyfointain che ce lo aveva promesso in assemblea, in 3 anni non si sono mai degnati di dedicarci un incontro, anzi. Invece di ascoltarci come sempre è stato fatto dal 2007 da Galateri, Bernabè, Patuano e tutti i top manager dell’epoca”.

L’associazione è per altro stata citata da Arnaud de Puyfointain, Giuseppe Recchi e dall’ex ad, Flavio Cattaneo, con la richiesta di un risarcimento di 1 milione di euro per le critiche rivolte da Asati alla loro gestione della società. Per l’associazione l’eventuale nuova gestione di Elliott non percorrerà operazioni tra parti correlate di notevoli importanza cercando di marcarle come di minore rilevanza, cosa che invece Vivendi ha fatto. “I fatti di Persidera, joint venture TIM/Canal Plus, il controllo di fatto non denunciato per tempo, le dimissioni contemporanee di 8 consiglieri, le azioni contro il collegio sindacale, i top manager di Vivendi, poi diventati consulenti di Tim poi assunti come dirigenti della Tim stessa, tre amministratori delegati cambiati in tre anni sono fenomeni che siamo sicuri Elliott non percorrerà”.

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