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L'OPERAZIONE

La politica in pressing sul governo per bloccare Telefonica

I partiti compatti chiedono a Letta mettere in campo tutti gli strumenti necessari a tutelare Telecom Italia: riflettori puntati sul golden power e sulle norme che regolano le Opa

25 Set 2013

Federica Meta

L’audizione del presidente esecutnivo Franco Bernabè soffia sul fuoco delle reazioni della politica davanti all’operazione Telefonica. Già ieri i partiti, in maniera compatta, avevano criticato l’assenza di una politica indistriale e lanciato l’allarme occupazione e competitività di fronte all’accordo tra i spci Telco. E oggi deputati e senatori rafforzano il pressing sul governo per bloccare il progetto spagnolo.

Massimo Mucchetti (Pd): “Bisogna accertare che Telco ha il controllo su Telecom Italia e fare una modifica della legge sull’Opa mentre l’operazione è ancora in corso. Quello che bisogna sapere è che oggi si sta vendendo Telecom Italia: un’azienda sana e strategica con qualche problema di debito. Una vendita che in prospettiva prevede un ridimensionamento per via della cessione delle attività in America Latina. La vendita a Telefonica delle azioni di Telecom Italia è stata fatta di notte alle spalle del mercato. Mentre il presidente Franco Bernabè ci ha detto che sul mercato ci sono le condizioni per un aumento di capitale. Bisogna accertare il controllo di fatto da parte di Telco: le azioni di Telecom Italia sono state valorizzate a 1,09 euro l’una mentre i prezzi di borsa oscillano fra i 50 e i 60 centesimi. Il Senato vigilerà anche perché l’operazione è ancora in corso: il passaggio dei diritti di voto avverrà solo dopo che saranno arrivate le autorizzazioni delle autorità. Ci vuole una riforma alla legge sull’Opa: bastano dieci righe”.

Paolo Romani (Pdl): “’Il governo deve intervenire, perché non è possibile immaginare che un progetto di alto livello tecnologico vada a finire in mani straniere. E’ inammissibile. Telecom è un settore industriale e infrastrutturale fondamentale, sul piano degli investimenti ma anche sul versante della sicurezza strategica del Paese. Oggi compra uno spagnolo; domani chissà. Inoltre chiunque sa che un euro investito nelle Tlc garantisce un ritorno di un euro e mezzo. E’ un investimento ad alto valore aggiunto decisivo per la crescita di un Paese. Sull’intervento dell’esecutivo, ”c’è la legge, ma manca un regolamento di attuazione, e la norma è inefficace. E’ ovvio che serve una difesa delle imprese strategiche italiane, è un’assenza grave che il governo non abbia uno strumento di moral suasion nei confronti di Mediobanca e Generali, che non abbia la capacità di inserirsi nella trattativa e impedire che Telefonica si porti via Telecom nottetempo”.

Matteo Colaninno (Pd): “Il Pd ritiene che Parlamento e Governo dovranno a questo punto valutare il complesso degli impatti dell’operazione sui diversi assetti strategici del Paese e valutare l’utilizzo dei poteri speciali previsti per tutelare gli interessi e le aziende strategiche del paese. Il Parlamento italiano dovrà verificare che i diversi interessi nazionali coinvolti nella transazione finanziaria Telco-Telecom Italia-Telefonica non vengano totalmente stravolti. Si tratta senza dubbio di un operazione tra privati, che come tale va trattata, ma dove emergono impatti estremamente negativi non trascurabili. Prima di tutto serve comprendere il piano industriale e finanziario e i riflessi su occupazione e investimenti in Italia; in secondo luogo l’operazione, di modesta entità finanziaria, esclude totalmente il mercato e tutti gli azionisti – non di controllo – che detengono il 70 per cento del capitale; fatto cruciale riguarda la rete: un’infrastruttura strategica fondamentale del paese che è, sul terreno delle telecomunicazioni, della sicurezza nazionale e della concorrenza, un cardine vitale dell’interesse nazionale italiano; infine il rischio di svendita delle attività internazionali in particolare del Sud America. Per il Partito Democratico, quindi, nessuna preclusione al fatto che un grande investitore industriale come Telefonica investa in asset italiani, anzi! Ma lo deve fare rispettando gli interessi strategici italiani, dando garanzie su occupazione e politica industriale e tutelando la pluralità degli azionisti e del mercato attraverso un’opa”.

Jonny Crosio e Nunziante Consiglio (Lega Nord): “Dopo l’audizione di Bernabè, confermiamo la nostra preoccupazione, non vi è alcuna chiarezza ma solo confusione. Deve essere assolutamente evitato che ai 30 miliardi di debito di Telecom si sommino i 60 mld di debito di Telefonica. Da due buchi può infatti solo crearsi un buco più grande. Il piano industriale del paese deve accelerare subito lo scorporo della rete che è patrimonio del paese e degli italiani per garantire seppur in imperdonabile ritardo lo sviluppo della rete in fibra quale piattaforma fondamentale per le reti di nuova generazione, il paese ne ha estremo bisogno. A oggi l’unica certezza è che il nostro paese non riuscirà a soddisfare gli obiettivi dell’agenda digitale europea. Non che ci preoccupi il mancato rispetto di diktat europei, per noi è importante avviare un progetto strutturato per la rete nel nostro paese. Purtroppo, anche il governo Letta come Monti ci sembra approssimativo e inefficiente”.

Stefania Prestigiacomo (Pdl): “Il governo scenda in campo con determinazione in difesa delle imprese e delle industrie strategiche del nostro Paese e impedisca il saccheggio delle più importanti aziende italiane. La vicenda Telecom ha lasciato tutti sconcertati, prima che sia troppo tardi, e già la situazione sta sfuggendo dal controllo, occorre intervenire affinché sia tutelato un interesse nazionale, senza recare danni agli azionisti, all`occupazione e ai risparmiatori. La stessa cosa vale per il capitolo Alitalia, l`esecutivo batta un colpo e torni protagonista delle trattative. Serve uno scatto d`orgoglio per fermare il declino del nostro sistema industriale con devastanti conseguenze per il nostro futuro”.

Riccardo Nencini (Psi): “Nessun grande Paese è privo di un proprio sistema di telecomunicazione. Prosegue una forte fragilità del sistema Italia, soprattutto nel manifatturiero e nel campo delle comunicazioni. La somma pagata da Telefonica per il passaggio di consegne agli spagnoli è irrisoria. Ma se il Capo dello Stato – avrà necessità di effettuare telefonate riservate, a chi potrebbe rivolgersi? Il Governo dia innanzitutto garanzie per l’occupazione faccia immediatamente il decreto attuativo per applicare il golden power e intervenga per evitare pericolose svendite”.

Francesco Boccia (Pd): “Non è il governo che deve dare il via libera all’operazione Telecom-Telefonica, altrimenti saremmo di fronte a una bizzarra interpretazione del funzionamento del mercato, ma il governo deve vigilare come hanno il dovere di vigilare le autorità indipendenti. Però è necessario vigilare perché questa è un’operazione che ha dei punti critici, perché c’è uno scambio di azioni dentro lo stesso patto dei sindacati, quindi toccherà agli organi di vigilanza dirci quali sono i confini entro i quali è possibile muoversi”.

Benedetto Della Vedova (Scelta Civica): “Quello che sta accadendo con Alitalia e Telecom era prevedibile e previsto. E’ l’esito annunciato di vicende in cui emergono responsabilita’ politiche evidentemente bipartisan. Per quanto riguarda Telecom, da subito si era detto che la famosa privatizzazione con il ‘nocciolino duro’ non avrebbe funzionato ne’ dal punto di vista industriale, ne’ da quello societario. Quel che e’ seguito, dalle scalate a debito scaricate sull’azienda all’alt ad AT&T, ha confermato le previsioni. Si e’ preferito affidare la gestione a chi non metteva soldi veri e non scommetteva sul rilancio di Telecom. Allo stesso modo era scritto che l’invenzione di Berlusconi di una cordata italiana per rilevare Alitalia avrebbe portato al finto salvataggio dell’azienda, con un piano di ristrutturazione i cui costi sarebbero ricaduti sui contribuenti italiani e sui creditori di Alitalia. Il risultato e’ che gli italiani hanno pagato o perso svariati miliardi per vendere alla fine Alitalia ai francesi, ma per due soldi. In entrambi i casi la politica prima ha fatto finta di non vedere e ora non puo’ far finta di non sapere. Come sui conti pubblici e sulle riforme mancate si raccoglie cio’ che si semina. Anche qui serve un cambio di passo, a cominciare dal dossier della rete, il cui sviluppo e la cui apertura a tutti gli operatori non può finire ostaggio di una guerra per il controllo di Telecom, peraltro combattuta senza veri investimenti”.

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