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Le telco in rivolta: “Tremonti ci spreme”

Il governo punta a 2,4 miliardi dalla gara per le frequenze Lte. Gli operatori non ci stanno: no al drenaggio di risorse, così si fermano gli investimenti nella banda larga. Il senatore Vimercati: così il Governo contraddice l’Ue

11 Nov 2010

Operatori Tlc sulle barricate. Con il maxiemendamento depositato
alla Camera il governo punta a ricavare 2,4 miliardi dall’asta
frequenze. Ma contro il "drenaggio" di risorse le telco
fanno fronte comune. Il grido di dolore arriva dal convegno
Ericsson, che si è tenuto ieri al Tempio di Adriano. Apre le danze
Stefano Parisi, presidente di Asstel: "Non ci stiamo a farci
spremere per manovre di finanza pubblica"; gli fa eco Oscar
Cicchetti, Direttore Technology & Operations di Telecom Italia:
"Ogni euro tolto all’Ict è un euro tolto al Paese"; e
ancora Vincenzo Novari, numero uno di 3 Italia: "L'asta
non è l'unico modo per assegnare le frequenze del beauty
contest per le tivù nessuno ne parla"; chiude Alberto Ripepi,
direttore tecnologie di Vodafone Italia: "L'Internet delle
cose ha bisogno di risorse". Sulla stessa linea il Pd. Il
senatore Vimercati: “In questo il governo si
mpossessa delle risorse provenienti dalle Tlc senza reinvestire
nella banda larga neanche un euro. Ciò in contraddizione con
quanto richiesto dal commissario Ue Neelie Kroes nell'audizione
in Senato".

Stefano Parisi, presidente di Asstel:
"L'idea di un'asta da 2,4 miliardi di euro per le
frequenze da destinare ad una manovra di finanza pubblica significa
sottrarre risorse agli investimenti di un settore, le Tlc, già
pressato da un costante calo dei margini – dice Parisi – Nel ’94
con Ciampi ci fu il beauty contest per l’assegnazione delle
frequenze del Gsm. Omnitel e poi Tim investirono centinaia di
miliardi nello sviluppo del Gsm. Il beauty contest sarebbe il
modello da adottare anche adesso, per l’assegnazione delle
frequenze del dividendo digitale. Non dico che vogliamo le
frequenze gratis, mi rendo conto che Tremonti abbia bisogno di
fondi per le emergenze del paese, dalla cassa integrazione in
deroga a Pompei. Però prendere 2,5 miliardi di euro dalle Tlc per
poi ridarcene una parte per gli investimenti non ha senso. Meglio
sarebbe fissare un’asta a prezzi più bassi da subito, per
lasciarci le risorse per investire".

Capitolo Ngn: "L'accordo sulla società comune per la
banda ultralarga è positivo – dice il presidente di Asstel –
frutto degli sforzi degli operatori e del ministero. A luglio un
accordo del genere era impensabile. Però, va detto anche che
questo settore è sottoposto a una fortissima pressione sui
margini. A una crescente richiesta di capacità di rete, che impone
agli operatori costanti investimenti nell’ordine del 15% dei
ricavi – 7 miliardi di euro l'anno in Italia – non
corrisponde un corrispettivo aumento dei ricavi. Insomma, le Tlc
non sono un settore da spremere, si pensi che in Parlamento stanno
pensando ad una tassa di scopo per salvare il cinema prelevando
fondi da noi".

Oscar Cicchetti, Direttore Technology & Operations
di Telecom Italia: "Investire in infrastrutture e intelligenza
nelle reti è un obbligo per gli operatori, il drenaggio delle
risorse da destinare agli investimenti non ci va bene – dice
Cicchetti – Abbiamo dimostrato che il nostro settore sa investire e
che gli operatori sono in grado di farlo mettendosi insieme. Sono
anni che gli operatori lavorano insieme per lo sviluppo delle reti,
condividendo siti e ottimizzando gli impianti. E’ evidente che
ogni euro tolto agli investimenti nell’Ict è un euro tolto al
Paese. L'asta per le frequenze non può essere il pretesto per
drenare risorse agli investimenti delle Tlc. Se uno estrapola il
trend di oggi nelle Tlc, ricavi in calo e margini in diminuzione,
allora sembra che la connettività delle cose (internet degli
oggetti ndr) tolga spazio alla larga banda. Ma in un contesto
futuro di 50 miliardi di oggetti connessi nasceranno nuove
opportunità per gli operatori. L'internet delle cose è una
grande opportunità per noi, però noi operatori non dobbiamo
essere semplici subappaltatori del trasporto dei dati in rete. Gli
oggetti trasportati dalle reti devono diventare più semplici, non
possiamo restare al livello di "dumb pilots", stupidi
trasportatori di dati altrui. L’obiettivo è sviluppare sistemi e
tecnologie dinamiche, in grado di aggregare i contenuti trasmessi
in rete in base alle esigenze dei clienti. Bisogna passare dalla
logica dei byte a quella delle informazioni. Le reti hanno bisogno
di forti iniezioni di "intelligenza", di soluzioni in
grado di capire in maniera intelligente i dati.

Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3
Italia: "Non è vero che le frequenze si assegnano soltanto
con le aste, per le tivù c’è il beauty contest. Ma nessuno dice
nulla – attacca Novari – L'innovazione in Italia non va più di
moda. La politica se ne disinteressa, innovare è un rischio, ma
senza rischi non si va da nessuna parte. L'internet delle cose
secondo me arriverà soltanto con uno switch off, sulla falsariga
di quanto accaduto per il digitale terrestre nel mercato
televisivo. Ricordo che all’epoca il ministro Gentiloni era
scettico sullo switch off dell’analogico, ma alla fine le cose
sono andate bene. Era una scelta coraggiosa, quella dello switch
off, ma non possiamo più pensare che la tivù sia un servizio di
pubblica utilità e le Tlc no. Se ci fosse la digitalizzazione
della pubblica amministrazione si avrebbero risparmi complessivi
per 30 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’asta delle
frequenze, ricordo alla politica che nel 2000 gli operatori di Tlc
hanno già versato 12 miliardi di euro per l’asta Umts.
Un’operazione che ci ha fatto perdere competitività a livello
internazionale con competitor di altri paesi, ad esempio la Spagna,
dove le frequenze vennero assegnate con un beauty contest. La mia
azienda, 3 Italia, ci ha messo otto anni a riprendersi dall’asta
Umts. Ora ne siamo usciti, ma abbiamo rischiato di chiudere. Se
siamo sopravvissuti è un miracolo. Vediamo se riusciamo a portare
in porto anche quest’anno. Una volta abbiamo sbagliato, ma
ripercorrere la stessa strada sarebbe un errore
diabolico".

Alberto Ripepi, direttore tecnologie di Vodafone
Italia: "Le Tlc non sono un settore da spremere, non possiamo
perdere risorse per una manovra di finanza pubblica che
penalizzerebbe lo sviluppo delle reti – dice Ripepi – Per noi
quest'asta delle frequenze non deve trasformarsi in un
drenaggio di risorse agli operatori. Oggi la larga banda mobile ha
già 300 milioni di chiavette connesse. L'internet delle cose
avanza a passo spedito e la domanda di banda e connettività cresce
a vista d'occhio. I settori di sviluppo sono la domotica,
l’e-health, la Pa ecc. Oggi, 12 milioni di persone in Italia
vivono ancora in digital divide. Prima di tutto bisogna colmare
questo gap, per questo Vodafone ha lanciato il progetto 'un
comune al giorno'. Noi operatori dobbiamo garantire copertura e
servizio di massa per l'internet delle cose". Ma per fare
ciò bisogna avere le risorse. E' evidente che in un’ottica
futura, che parla di 50 miliardi di oggetti connessi alla rete in
una decina di anni, è necessario un salto di qualità dal punto di
vista delle infrastrutture. "Siamo del tutto d’accordo con
la posizione di Parisi (presidente di Asstel)", chiude
Ripepi.

Dalle aste per la vendita delle frequenze delle tlc dovrebbero
entrare fino a 2,4 miliardi di euro. Lo si legge nella Relazione
tecnica sul maxiemendamento al ddl stabilità presentato dal
governo. I "diritti d'uso – prosegue la relazione tecnica
– sono assegnati per una durata di 15 anni".

Secondo la relazione tecnica, "approssimando per difetto, si
può stimare che per l'assegnazione dei diritti d'uso delle
freequenze da destinare a servizi di comunicazione elettronica
mobili in larga banda, si possa ottenere un introito complessivo di
1,850 miliardi di euro. Peraltro, in considerazione del fatto che
nella definizione delle procedure di gara potranno essere
introdotti meccanismi competitivi che inducano gli operatori ad
incrementare il valore delle offerte e tenuto conto dell'esito
particolarmente favorevole dell'asta effettuata in Germania, la
stima delle maggiori entrate può essere incrementata di una
percentuale pari al 30%". Si determinerebbe così una stima
"complessiva delle entrate dell'asta pari a circa 2,4
miliardi di euro".

"Finalmente il Governo ha accolto la proposta del Pd di metter
a gara le frequenze che si liberano nel passaggio dalla vecchia
alla nuova tv digitale. Tuttavia, la previsione di destinare zero
euro del ricavato dall'asta sul dividendo digitale allo
sviluppo delle infrastrutture a banda larga è semplicemente
inaccettabile". Lo afferma il senatore Luigi
Vimercati
, segretario della commissione Lavori pubblici e
comunicazioni.

"Non solo il Governo non ha stanziato alcuna risorsa per
colmare il digital divide in Italia- aggiunge – ma con questa
ultima trovata intende impossessarsi anche delle risorse
provenienti dallo stesso settore, senza reinvestire nella banda
larga neanche un euro. Ciò in contraddizione con quanto richiesto
ieri dal commissario Ue Neelie Kroes nell'audizione in
Senato".

"Daremo battaglia in Parlamento – conclude Vimercati – perché
il Governo destini gran parte degli introiti della gara per le
infrastrutture a banda larga, perché solo così sarà possibile
portare internet veloce a tutti i cittadini come indicato
dall'Agenda digitale europea".