Le Tlc nel mirino delle Big tech: le reti finiranno nelle mani di Google & co? - CorCom

L'EDITORIALE

Le Tlc nel mirino delle Big tech: le reti finiranno nelle mani di Google & co?

Mountain View interessata a entrare nel capitale del colosso indiano Airtel. Segnale da non sottovalutare che prefigura un inedito scenario con possibili ribaltamenti della proprietà degli asset. Le telco sono da anni in sofferenza a causa delle guerre sui prezzi che hanno impattato sulla marginalità. Ce la faranno a reggere senza farsi fagocitare?

31 Ago 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

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Google sarebbe interessata a entrare nel capitale di Airtel, il colosso indiano delle Tlc operativo in 20 Paesi asiatici nonché in Africa, posizionandosi nella Top 3 della classifica mondiale con oltre 400 milioni di clienti. Una mossa che prefigura uno scenario inedito e che potrebbe essere l’ importante segnale di un’evoluzione del mercato mondiale con un ribaltamento dei pesi e delle misure. Ad aprile di un anno fa Facebook annunciava un investimento di 5,7 miliardi di dollari per una quota del 9,99% in Reliance Jio Platforms, sussidiaria di Reliance Industries, il più grande operatore di telecomunicazioni nel paese con oltre 370 milioni di abbonati.

L’ascia di guerra fra telco e Ott è stata ormai deposta da tempo: le partnership sempre più strette sono all’ordine del giorno, con Google a fare la parte del leone nell’ambito delle iniziative votate alla “cloudification” delle infrastrutture di rete. In Italia l’alleanza con Tim è una delle principali messe a segno.

Ma entrare nel capitale di una telco è cosa ben diversa. E il vento che soffia dall’India – il secondo mercato mondiale delle Tlc in termini di utenti – potrebbe trasformarsi in “tempesta”. Gli operatori, si sa, sono ormai in difficoltà da anni: le sanguinose guerre al ribasso sulle tariffe ai clienti finali hanno impattato sui ricavi ma soprattutto sulla marginalità. Il tutto a fronte di ingenti investimenti per l’upgrade delle reti, fisse e mobili nonché di esborsi a nove zeri per le frequenze 5G. E ci si è messo anche il Covid a gettare altra carne al fuoco: la pandemia ha fatto esplodere il traffico dati con picchi mai registrati prima a livello mondiale. E in Italia si sono raggiunti livelli record che hanno comportato interventi urgenti sia nella manutenzione delle reti sia nella posa di nuove infrastrutture per venire incontro ad una domanda crescente di connettività e per colmare i gap nelle aree più remote. Il lavoro fatto è notevole e quel che dovrà essere fatto è ancor di più: il Pnrr destina alla digitalizzazione del Paese gran parte delle risorse in campo. Ma la digital trasformation non sarà possibile senza reti ad alta capacità su cui dovranno transitare miliardi di informazioni e che soprattutto dovranno fare da pilastro portante alla quarta rivoluzione industriale – quella dei sensori e dell’Iot, della robotica e dell’intelligenza artificiale. Per non parlare della sfida della sanità digitale e di quella della Pubblica amministrazione di cui si dibatte da anni.

I colossi americani, Google & co hanno compreso da tempo la portata rivoluzionaria e storica della sfida e non a caso da nemici giurati si sono trasformati in alleati delle telco. E vista l’ampia disponibilità di capitali e di risorse fresche – che la pandemia ha contribuito a far lievitare (basta guardare i livelli di capitalizzazione) – non è da escludersi che la prossima mossa sia proprio di mettere piedi e mani proprio nel settore delle Tlc. La partita della connettività satellitare vede già parecchi colossi in campo – ci ha visto lungo il visionario Elon Musk. E la necessità di un consolidamento nel settore delle Tlc potrebbe riprendere corpo dopo una fase di stallo negli ultimi anni, in particolare in Europa. E chi meglio e più dei cosiddetti over the top può permettersi di investire rilevando quote? Al momento nessuno vista anche la convergenza sempre più forte di business e visioni. La storia è tutta ancora da scrivere ma potrebbe non essere così lontano il tempo di un “ribaltone”.

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