L'infrastruttura liquida come abilitatore della digital transformation delle imprese - CorCom

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L’infrastruttura liquida come abilitatore della digital transformation delle imprese

L’adozione da parte delle aziende di nuove tecnologie legate alla digital transformation delinea uno scenario che offre grandi opportunità per i network provider, chiamati a trasformare la rete da pura commodity a nuovo elemento abilitante

13 Dic 2017

Mimmo Zappi

Amministratore Delegato Colt Italia e Direttore Commerciale Southern Europe

Le imprese stanno intraprendendo una scelta sempre più decisa verso percorsi di digital transformation, con un aumento degli investimenti destinati all’ambito IT. Secondo lo studio Assintel 2018 sulla digital transformation mondiale ed europea, la spesa globale per progetti di trasformazione digitale arriverà a toccare quota 2.200 miliardi di dollari nel 2019, crescendo del 60% rispetto al 2016. In Italia, si prevede che il mercato dell’Information technology (IT) nel 2017 registri un aumento del +3,1%, per un valore complessivo di 22,7 miliardi.

La digital transformation è un percorso inevitabile per le aziende. Vi si applica perfettamente la legge di Darwin: le organizzazioni che sopravvivono non sono le più forti, ma quelle che sono capaci di adattarsi al cambiamento. Del resto, se le previsioni dell’analista IDC sono giuste, entro il 2020 il 30% delle più grandi aziende di qualsiasi settore di business non esisteranno più nella maniera in cui le conosciamo oggi. Basti pensare al caso di Kodak, un tempo leader dell’industria fotografica, che è stata travolta dall’avvento della fotografia digitale perché non ha saputo adottare in tempo la nuova tecnologia. O al caso di Blockbuster che non si è adeguata agli ultimi standard tecnologici del video streaming, mentre Netflix ha saputo rinnovarsi offrendo soluzioni innovative per un mercato in evoluzione. Gli esempi suggeriscono che nell’economia digitale i tempi e le urgenze dell’innovazione non lasciano scampo: le aziende hanno bisogno di abbracciare la trasformazione digitale proprio per proteggersi dai cosiddetti “disruptors”, imprese che hanno influenzato l’evoluzione dei settori in cui operano.

Nelle strategie di digital transformation messe in atto dalle imprese il Cloud continua a rivestire un ruolo fondamentale, consentendo alle aziende di gestire in modo più efficiente le risorse IT. In base ai dati rilasciati da NetConsulting Cube, il mercato del Cloud in Italia supererà i 2 miliardi di euro nel 2017 con un aumento del +20,4% rispetto allo scorso anno. I servizi Cloud vengono particolarmente apprezzati per la possibilità di allineare facilmente gli ambienti ICT alle esigenze dei dipartimenti IT, garantendo quella celerità, flessibilità e scalabilità delle risorse necessarie a supportare il business in continua trasformazione.

Le aziende che hanno già adottato il cloud hanno una marcia in più rispetto ai propri competitor, perché possono accedere a funzioni e processi come il data mining in tempo reale, e avere una potenza di elaborazione praticamente infinita e disponibile secondo il paradigma del “pay per use”.

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L’adozione del Cloud unitamente all’IoT, Big Data, intelligenza artificiale, SMART city, etc. delinea uno scenario che offre grandi opportunità per i network provider: la necessità di una sempre maggiore richiesta di banda flessibile e scalabile con particolare attenzione alla sicurezza informatica e cybercrime. Ormai gli attacchi DDoS sono all’ordine del giorno, così come i furti di dati da parte di hacker ben organizzati. Il caso di Uber è solo l’ultimo di una lunga serie; oltre al danno patrimoniale, l’azienda vittima di un attacco informatico subisce un danno reputazionale non indifferente, che può portare ad un drastico calo dei profitti. L’esigenza di protezione diventa ancora più stringente con l’entrata in vigore del Regolamento generale per la protezione dei dati (GDPR) a fine maggio 2018.

La risposta alle nuove esigenze di connettività derivanti dalla digital transformation è quindi un’infrastruttura “liquida”, in cui le aziende possono attivare, configurare, controllare e modificare il loro network in modalità self-service tramite un portale on-line a portata di click adattando la larghezza di banda alle loro necessità, in tutta sicurezza: l’erogazione del servizio diventa pressoché immediata (da 30gg a pochi minuti) e l’azienda attiva i servizi necessari in tempo reale.

È l’applicazione alle reti dei nuovi paradigmi tecnologici del Software Defined Networking e della Network Function Virtualization che spostano il focus dall’hardware al software nelle infrastrutture di comunicazione e abilitano il funzionamento dei servizi di accesso e trasporto di nuova generazione. Solo così la digital transformation potrà trovare il suo compimento: l’abilitatore principale è proprio la rete, agile, affidabile, sicura e a banda larga, che ne rappresenta la base e che da pura commodity diventa nuovo elemento abilitante!

Tutto questo per Colt è già una realtà: con presenze importanti in Europa, America e Asia, 25.000 edifici raggiunti dalla fibra proprietaria in oltre 200 città in 28 paesi, 800 datacenter connessi in tutto il mondo, 49 MAN e 390 NNI, collegamenti scalabili e di proprietà verso i principali Cloud provider con sicurezza e latenza garantite, e gli investimenti per oltre 500 milioni di euro, Colt abilita la trasformazione digitale delle aziende ed è big enough to deliver, small enough to care.