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IL LIBRO

Lombardi (M5S): “Reti tlc, public company con presenza dello Stato”

L’intervento della deputata in occasione della presentazione del libro di Maurizio Matteo Dècina “Goodbye Telecom”. I ricordi di Vito Gamberale su una privatizzazione sbagliata

22 Giu 2017

È stato presentato nelle aule del Senato il libro di Maurizio Matteo Dècina, con la prefazione del Presidente dell’Autorità Garante per le Comunicazioni Angelo Marcello Cardani, “Goodbye Telecom: dalla privatizzazione a una public company”.

Tra gli interventi, da sottolineare quello di Vito Gamberale, ex amministratore delegato della Tim che nel 1995 introdusse la prima rivoluzionaria carta telefonica prepagata. Gamberale si è soffermato sul periodo delle due OPE (quella di Colaninno e quella di Tronchetti Provera) definite come “operazioni condizionanti”, favorite da una “privatizzazione fallimentare” voluta dall’allora governo.

Gamberale si è anche soffermato sul “ruolo discutibilissimo” da parte della Fiat che con appena lo 0,6% era diventata l’azionista di controllo. Un peccato originale che la successiva era delle banche non sarebbe riuscita a risolvere. Gamberale ha anche puntato il dito sul ruolo dannoso dei private equity e sulla mancanza di etica che ha caratterizzato la vicenda.

Roberta Lombardi, parlamentare del Movimento Cinque Stelle si è soffermata su uno dei messaggi salienti del saggio di Maurizio Matteo Dècina: la critica ad un capitalismo finanziario che indebita le aziende e mette in pericolo posti di lavoro e crescita economica. La deputata dei Cinque Stelle ha ribadito l’interesse per una Public Company ad azionariato diffuso con una presenza diretta dello Stato nell’azionariato. Lo stesso concetto è stato sottolineato dal Presidente dei piccoli azionisti di Telecom, Franco Lombardi, che ha ricordato come in Francia la cessione di una azienda strategica ad investitori esteri possa essere ritenuta una operazione di interesse nazionale e di conseguenza osteggiata dallo Stato.

Luca Attias, chief information officer della Corte dei Conti,  ha affrontato il problema del digital divide e degli Over the Top, ricordando che “all’inizio degli anni 90 il sogno di qualsiasi ingegnere elettronico laureato con 110 e lode era quello di entrare in Telecom Italia”. “Oggi il sogno è entrare in Google”. Il direttore dei sistemi informativi della Corte dei Conti leggendo alcuni passi significativi del libro ha ricordato l’importanza del legame tra etica, innovazione e crescita economica.

Giorgio Meletti, giornalista de Il Fatto,si è soffermato sull’incontro a bordo dello yatch Britannia, il meeting del 1992 nel quale vennero pianificate le privatizzazioni delle imprese pubbliche italiane.

Ha chiuso l’incontro un intervento di Maurizio Matteo Dècina che  guardando al futuro ha sottolineato che “quando nella governance delle maggiori aziende italiane ci saranno anche i dipendenti azionisti il nostro sistema avrà compiuto un piccolo grande passo”. Secondo l’autore “Efficienza, equità e sinergia tra tutti gli operatori sono le parole da seguire per lo sviluppo di una Società della rete a beneficio del Paese”.

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