Maffè (Bocconi) "Investimenti sulla fibra, il Governo scoraggia gli operatori" - CorCom

BANDA ULTRALARGA

Maffè (Bocconi) “Investimenti sulla fibra, il Governo scoraggia gli operatori”

Secondo il docente i risultati della consultazione pubblica Infratel 2015 dimostrano “i gravi errori del Governo che ha annunciato investimenti pubblici spiazzando così quelli privati”

20 Ott 2015

Alessandro Longo

“Gli operatori italiani stanno rivedendo al ribasso gli investimenti 2015-2018 sulla fibra ottica, rispetto a quanto previsto con il Piano banda ultra larga? Ovvio: il Governo ha fatto una galleria di errori economici”. Carlo Alberto Carnevale Maffè non è sorpreso dai risultati della Consultazione Pubblica Infratel 2015, che come riportato dal nostro sito sono un passo indietro rispetto al previsto.

Che è successo, Maffè?

E’ il classico “modello di spiazzamento”, crowding out, come lo chiamiamo noi economisti. Il Governo non deve annunciare investimenti, deve farli. Se no crea un effetto di confusione: le imprese attendono le mosse del Governo e nel frattempo tirano il freno a mano. Ti faccio un esempio: il premier Renzi ha annunciato il super ammortamento degli investimenti per il 2016. Ergo, nessuno avrebbe investito da qui al 2016, attendendo gli incentivi. Ecco perché poi il Governo ha corretto il tiro, dicendo che si partirà a ottobre.

Allora che cosa dovrebbe fare lo Stato?

I soldi dello Stato non vanno né messi né promessi sulla banda ultra larga. Non andrebbero nemmeno messi – secondo la teoria liberista, perché così il pubblico interferisce con il privato. Ma soprattutto è gravissimo che lo Stato li prometta senza poi farli, come sembra stia avvenendo in Italia – hai visto qualcosa sulla banda ultra larga nella Legge di Stabilità 2016? Il risultato lo vedi adesso con la Consultazione Pubblica Infratel: distruzione del valore. La società si trova con meno investimenti complessivi, pubblici e privati.

In Europa però è consolidata l’idea che lo Stato debba fare le infrastrutture laddove i privati non investono.

In realtà l’idea consolidata è che lo Stato debba creare le condizioni perché si sviluppino gli investimenti. E solo se non ci riesce, deve investire. Ma l’Italia non ha fatto niente per creare queste condizioni. Non ha fatto lo switch off dei servizi a favore del digitale. Sta invece difendendo l’analogico con le unghie e i denti. Ecco quello che dovrebbe fare l’Italia: costruisca la domanda, non l’offerta. Annunci lo switch off dei servizi al digitale e allora gli operatori investiranno senz’altro.

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