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LA GUERRA SULLE FREQUENZE

Mezzetti (E.I.): “Banda 700 Mhz, chi dice che serva alle Tlc?”

Il Direttore relazioni istituzionali della società del gruppo Mediaset in un’intervista a CorCom interviene a 360 gradi nel dibattito sulle frequenze in vista delle grandi manovre per lo sviluppo della banda ultralarga mobile: “Sopravvalutato il potenziale di questa porzione di spettro a supporto del 5G: scelta dell’Europa dettata dal risparmio e non dalla qualità”. Il ruolo della Tv tradizionale, digitale terrestre VS satellite, standard di trasmissione, la richiesta di variazione dei diritti d’uso delle frequenze

15 Lug 2016

Andrea Frollà

Liberazione della banda 700 Mhz, politica europea, scontro fra piattaforme di trasmissione. Nella guerra sotterranea che si sta consumando in Italia in vista delle grandi manovre volute dall’Europa per spingere sul 5G interviene una voce fuori dal coro: chi dice che le 700 Mhz servano davvero alle reti Lte? E’ la voce di Marco Mezzetti, direttore delle Relazioni istituzionali di Elettronica Industriale, la società del gruppo Mediaset, secondo cui la decisione della Commissione Ue (assegnare entro il 2020-2022 quelle frequenze alle Tlc mobili) è quanto meno “prematura”. Ecco perché.

Lei porta avanti una posizione in controtendenza sulla banda 700 Mhz: cosa la spinge a ritenerla non indispensabile per il mobile Lte?

Il Vicepresidente della Commissione Europea Andrus Ansip, il 14 luglio scorso, davanti alle Commissioni riunite Trasporti, Attività produttive e Politiche dell’Unione europea di Camera e Senato, ha dichiarato che: “la questione del passaggio dei 700 Mhz dalla Tv digitale al wireless è molto complicata e so che sta molto a cuore all’Italia”. Si tratta però, ha aggiunto, di una questione “estremamente importante, da cui dipende il 5G e l’Internet delle Cose” e a cui “è legata la competitività dell’Unione europea e dell’intero scenario globale”. In Corea, ha ricordato Ansip, useranno il 5G già durante le Olimpiadi nel 2018.

E’ certamente vero che la Corea del Sud è il Paese da prendere come riferimento essendo il Paese capofila nel mondo per il 4G con il 99% di copertura, oltre l’80% di abbonati e ricavi da 4G pari al 90% del totale dei ricavi da mobile. E’ altresì vero che la stessa Corea del Sud è capofila anche per il 5G per il quale inizierà la commercializzazione già a partire dal 2020 con un anticipo nel 2018 in occasione dei Giochi olimpici invernali che si terranno in Corea. La banda 700 Mhz, tuttavia, non ha influito su questi risultati: in Corea del Sud non solo non è ancora utilizzata dalle telco, ma l’asta che si è tenuta nel maggio scorso per la 700 Mhz è andata addirittura deserta. La sua base d’asta non era nemmeno così alta da spaventare i contendenti: tanto per dare l’idea, il prezzo era il 28% di quanto fu pagato dagli operatori italiani per la banda 800 Mhz, tecnicamente molto simile alla 700 Mhz. La banda 1800 Mhz è stata invece aggiudicata ad un prezzo poco più alto mentre la 2100 Mhz è stata aggiudicata allo stesso prezzo chiesto per la 700 Mhz. Quindi gli operatori hanno deliberatamente scelto di puntare su bande più alte non ritenendo indispensabile o addirittura utile la banda 700 per effettuare un buon servizio, certamente perché essa non consente capacità e velocità adeguate alle esigenze future.

Le bande basse non escludono però necessariamente quelle alte. Non andrebbero considerate complementari per qualità ed efficienza delle reti?

La scelta fatta dall’Europa di puntare su bande di frequenza basse come la 700 è dovuta unicamente al fatto che essa comporta costi inferiori per il dispiegamento delle reti, in quanto le frequenze più basse necessitano di meno siti per coprire il territorio. Queste bande saranno per lo più utilizzate nelle aree con minor concentrazione di abitanti ciò tuttavia comporterà di mantenere il “digital divide” in quanto gli abitanti al di fuori delle aree urbane disporranno di reti meno veloci. Quindi la scelta della banda 700 è una scelta di risparmio, non di qualità. È pur vero che le bande basse consentono di penetrare meglio all’interno degli edifici, ma questa è una caratteristica quasi inutile perché generalmente indoor si utilizza una rete fissa attraverso il wi-fi. La scelta della banda 700 è quindi una scelta di politica economica che impedirà di avere reti qualitativamente paragonabili a quelle della Corea del Sud.

Se torniamo inoltre ad esaminare la strategia della Corea, spesso presa ad esempio dai politici UE e recentemente dal Vicepresidente Ainsip, troviamo un altro indizio del fatto che la banda 700 non sia indispensabile per le reti LTE infatti il primo Paese al mondo nello sviluppo dell’LTE, ha destinato a questa tecnologia solo i 40 MHz non aggiudicati nella recente asta, avendo riservato, nella stessa banda, 30 MHz al broadcast per trasmissioni in 4K.

In merito poi all’urgenza per le telco di disporre della banda 700, che sarebbe determinata dalla incontenibile espansione del traffico dati, fatto salvo che il traffico è certamente in forte espansione, va considerato che le previsioni fatte da CISCO nel 2011, per gli anni futuri, sono state largamente disattese infatti sono risultate sovrastimate rispettivamente del 67% e dell’87% rispetto ai dati reali registrati nel 2014 e nel 2015. La questione quindi è: quanta banda sotto il GHz serve alle Telco tenuto conto che dispongono già delle bande 800 e 900?

Un fattore che può aver generato un minor traffico dati attraverso il mobile, rispetto alle aspettative, è probabilmente l’espansione delle reti wi-fi sia indoor che outdoor. New York sta realizzando una rete gratuita, con 10mila access point, in grado di consentire velocità di 1 Gbit/s fino a 250 utenti collegati contemporaneamente al singolo access point. Ciò significa 2 milioni e mezzo di persone collegate ad una rete gratuita ad altissima velocità. Berlino e Parigi stanno portando avanti progetti simili. Google sta pensando di coprire tutto il mondo con droni alimentati ad energia solare. Tutte queste iniziative avranno ulteriori effetti da valutare, ma è probabile che sottrarranno al mobile ulteriori quote di traffico dati in favore del WiFi che, secondo gli analisti nel 2020 assorbirà il 90% di tale traffico lasciandone al mobile meno del 10%. Per questi motivi credo che la decisione sul trasferimento della banda 700 dal Broadcast alla Banda Larga Mobile sia stata prematura in considerazione del fatto che l’operazione è irreversibile e mette a rischio una intera piattaforma, ossia quella televisiva.

Il passaggio al Dvb-T2 non basterà per sopperire alla perdita di banda?

Il Dvb-T2 consentirà di trasmettere gli stessi contenuti utilizzando meno banda, tuttavia questo vantaggio verrà assorbito dalla necessità di trasmettere in HD tutti i programmi che oggi sono trasmessi in SD affinchè la piattaforma terrestre possa essere competitiva con le altre piattaforme.

Oggi ognuno dei 20 multiplex nazionali può trasmettere 6/7 programmi in SD o 3/4 in HD, quindi complessivamente 120/140 SD (Standard definition, quella utilizzata da quasi tutti i canali in chiaro, ndr) o 60/80 HD (high definition, l’alta definizione utilizzata per alcuni canali da operatori come Rai e Mediaset). Il guadagno per i broadcaster, da tecnologie come il Dvb-T2 unitamente a codifiche come l’Hevc, è la possibilità di trasformare una trasmissione da SD ad HD mantenendo la stessa quantità di banda utilizzata. Cioè trasformare un SD in un HD secondo un rapporto 1:1.

Ciò significa che se il broadcast mantenesse lo stesso numero di canali potrebbe trasmettere fino a 120 programmi in HD, migrando verso l’alta definizione tutte quelle trasmissioni che oggi viaggiano in definizione standard. Ma se invece, come accadrà, si ridurranno i canali e quindi i multiplex a disposizione da 20 a 14 non ci sarà spazio sufficiente per migrare tutte le trasmissioni verso l’HD perchè se ne potranno trasmettere solo 84 e non 120.

Non si potrebbero utilizzare in modo più efficiente i multiplex per avere più spazio?

Non con le attuali tecnologie infatti tutti i multiplex sono utilizzati in modo intensivo.

Gli 84 canali HD che potrete trasmettere domani sono comunque più dei 60 che potete trasmettere oggi…

Oggi le emittenti nazionali offrono almeno 120/140 programmi sia pure in SD. È vero che in DVB-T2 si potranno trasmettere più canali HD di quanto si potrebbe fare oggi, ma comunque meno di quanti se ne trasmettono effettivamente in SD. Quindi o si rinuncia ad 1/3 dei programmi o si rinuncia alla qualità. La piattaforma Digitale Terrestre, tuttavia, verrà messa a serio rischio se non le si concederanno risorse frequenziali sufficienti a competere con le altre piattaforme sul piano della qualità.

Se la piattaforma digitale terrestre cesserà di esistere, inoltre, difficilmente il suo posto potrà essere preso dal mobile anche considerando l’LTE Broadcast o eMBMS (evolved Multimedia Broadcast Multicast Service), ad oggi di là da venire, che è comunque meno efficiente del broadcast per trasmettere la TV lineare. Restando all’attualità per vedere attraverso il mobile, la finale di Champions, trasmessa recentemente da Mediaset Premium in Ultra HD sarebbero occorsi 20GB. Ben più cioè della disponibilità mensile offerta attualmente dagli operatori di telefonia mobile per un abbonamento tipo. Ma non si può nemmeno pensare ad un futuro della TV esclusivamente sul satellite, che sconta un problema di sicurezza: il segnale può soffrire interferenze o addirittura essere distrutto in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, all’interno della sua area di servizio. Si contano ormai decine di “incidenti” di questo tipo che hanno visto protagonisti attivi Iran, Siria, Indonesia, Libia, Turchia, Egitto e Cina che hanno cancellato le voci indesiderate.

Non esistono oggi sistemi di difesa contro queste minacce?

Non c’è difesa. Se viene inviato un segnale interferente sulla stessa frequenza in uplink del segnale utile, da una parabola situata in un Paese Terzo è difficile individuare la sorgente dell’interferenza ed intervenire in loco soprattutto se si trova in un Paese ostile. Le sorgenti dell’interferenza possono anche essere multiple: in passato l’Egitto ha interferito Al Jazeera con segnali provenienti da quattro ubicazioni diverse. La possibilità di subire interferenze riguarda anche la trasmissione via web, gli hacker sono sempre più evoluti e i loro attacchi difficili da prevenire.

Il digitale terrestre è immune da questi rischi?

Anche la rete terrestre può essere attaccata, ma solo dall’interno ossia dalla regia dove si genera il segnale. Una situazione relativamente più facile da contrastare in quanto consente al Paese attaccato di sapere immediatamente dove avviene l’attacco e di intervenire sul proprio territorio. E’ anche possibile che venga interferito uno delle migliaia di trasmettitori che compongono un multiplex, come accaduto tempo fa in Veneto quando un gruppo di separatisti riuscì ad interferire un trasmettitore della rete Rai. Essi però dovettero agire sul territorio italiano, e furono individuati e neutralizzati in un paio di giorni, dopo che avevano provocato un danno limitato ad una sola provincia per un’ora al giorno.

La rete terrestre perciò è importante per il sistema Paese che, soprattutto in caso di disastri o di conflitti, ha la necessità di disporre di una rete di comunicazione sicura. Se anche si migrasse sul satellite mantenendo un multiplex terrestre (per esempio RAI), da utilizzare nel caso di emergenze, non si raggiungerebbe l’obbiettivo perché gli utenti, nel tempo, toglierebbero dai tetti le antenne atte a ricevere quel multiplex, in quanto non giustificate dall’esiguità dell’offerta ricevibile che non sarebbe nemmeno in esclusiva.

La banda 700 Mhz viene generalmente considerata utile non solo per la connettività Lte, ma anche per il futuro 5G. Nemmeno questa visione la convince?

Non credo che la banda 700 servirà per il 5G che nasce per gestire grandi capacità a grandi velocità, quindi necessita di un grande numero di celle e ciò non è compatibile con le frequenze basse. Le sperimentazioni, infatti, ad oggi sono state avviate sulle frequenze dagli 11 agli 86 Ghz. Inoltre le bande allo studio dell’ITU per essere candidate per il 5G nel 2019 alla WRC (World Radiocommunications Conference, la conferenza internazionale organizzata dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni che regola l’uso internazionale dello spettro) vanno da 24,5 GHz a 86 GHz. Dunque è su queste frequenze che si sta indirizzando il 5G.

La sua è una voce fuori dal coro…

Io mi baso sui dati che ho riportato quali l’esperienza della Corea, la sovrastima negli anni passati dei dati di traffico mobile, l’indicazione da parte dell’ITU di frequenze alte per il 5G. Non nego che le 700 Mhz possano servire, ma se fosse così necessario per le telco disporre a breve per l’LTE di altre frequenze sotto il GHz, oltre la banda 800 già nella loro disponibilità, si sarebbero mosse per drenare quella parte di banda a 900 riservata al 2G e sotto utilizzata.

Perché avete chiesto il cambio della destinazione d’uso sfruttando il principio di tech neutrality sancito da Bruxelles?

Abbiamo chiesto, entro i termini di legge tassativamente previsti dal codice delle comunicazioni elettroniche, l’applicazione del principio di neutralità tecnologica per rimuovere le limitazioni attualmente previste nei nostri diritti d’ uso.

Così facendo potreste iniziare a fare anche voi Lte. Oppure più verosimilmente vendere banda alle telco. Fantamercato?

Al di là di eventuali scelte politiche sulla questione si tratta comunque di un’ipotesi da approfondire tecnicamente perché potrebbero esserci problemi di compatibilità a causa della diversa canalizzazione di Broadcast e LTE.

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