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IL COMMENTO

Net neutrality, ha ancora senso nell’era del 5G?

Lo slicing di rete che verrà introdotto dal futuro standard mobile le attuali norme rischiano di non risultare sufficientemente flessibili. Serve un approccio multi-stakeholder per un cambio di passo in grado di favorire le potenzialità delle nuove connessioni, salvaguardando la neutralità e le esigenze di operatori e utenti. L’analisi di Giacomo Bandini di “Competere”

24 Lug 2018

Giacomo Bandini

Direttore generale Competere-Policies for sustainable development

“Ha ancora senso parlare di net neutrality nell’era delle reti 5G?”. Se lo chiede Competere – Policies for Sustainable Development,  piattaforma fondata da Pietro Paganini, che in un articolo firmato da Giacomo Bandini analizza il tema alla luce della consultazione avviata dal Berec. Nel corso del primo confronto, scrive Bandini, le telco “hanno espresso perplessità circa la compatibilità della normativa in vigore sulla net neutrality” aprendo di fatto alla possibilità che il concetto possa essere superato o, perlomeno, ripensato in conseguenza alla sua introduzione nei mercati europeo e mondiale.

Il 5G rivoluzionerà la rete così come l’abbiamo conosciuta finora a favore dello slicing: la rete sarà “fatta a fette”, e ogni fetta sarà dedicata a un servizio diverso sviluppato dall’operatore: “Vi saranno allo stesso tempo – si legge su Competere – una rete 5G e molte reti 5G che da essa derivano, ma vengono declinate in servizi diversi”.

“L’attuale normativa sulla Net Neutrality, scrive Bandini, è piuttosto vincolante per quanto riguarda l’accesso alle reti e le linee guida del Berec, seguendo l’impianto della Commissione, non sono sufficientemente flessibili per accogliere un cambiamento di tale grado nell’universo delle telecomunicazioni. È evidente che, andando verso un futuro fatto di offerte di servizi molto diversi tra loro per necessità tecnologiche e strutturali, anche i concetti di accesso e neutralità dovranno cambiare”.

Sono pronte le istituzioni ad accogliere questa trasformazione da un punto di vista concettuale prima che normativo? “Probabilmente no – si legge – visto che la battaglia per l’accesso paritario degli utenti è stata spesso cavalcata in modo ideologico e non scientifico. Proviamo comunque a suggerire un’impostazione di policy più che legislativa affinché il 5G possa sprigionare il suo potenziale in tutte le segmentazioni verticali della rete”.

Serve dunque, secondo Bandini, affrontare “subito” la regolamentazione della Net Neutrality, “prevedendo inizialmente delle eccezioni alla normativa, come suggerisce lo stesso Berec, caso per caso per poter agevolare lo slicing che man mano verrà eseguito”. Le eccezioni potrebbero essere esplicitate “normativamente con un approccio multi-stakeholders, ma tale scelta deve essere del legislatore”.

La tesi di Competere prevede che le autorità di controllo svolgano un ruolo fondamentale nel distinguere le eventuali eccezioni al regime in vigore così da “agevolare la transizione dalle regole per le “vecchie” reti a quelle nuove”. In questo modo è possibile “salvaguardare, da un lato, la neutralità nel processo di creazione di nuovi segmentazioni, dall’altro, le esigenze degli operatori e degli stessi utenti che formano offerta e domanda sul mercato”. Perché “il 5G è dietro l’angolo e necessita di flessibilità normativa. Se vogliamo competere con gli altri Paesi, dobbiamo porre questo tema al centro del dibattito e affrontarlo subito. Il rischio di rimanere indietro, ancora una volta, è sempre in agguato”.

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