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IL CASO

Net neutrality, la vittoria di Pirro della Fcc: sì a corsie preferenziali, ma anche no

La Federal Communication Commission la spunta in corte di appello e riesce a “ripristinare” la situazione pre-Obama. Ma l’ultima parola resta comunque ai singoli Stati che possono anche non dare seguito alla decisione

02 Ott 2019

Antonio Dini

Un tema dibattuto, quello della net neutrality, che ha visto due schieramenti molto ampi fronteggiarsi per anni sul tema della libertà di circolazione dei pacchetti digitali via internet senza trattamenti preferenziali (cioè senza ostacoli). E che adesso ha visto un primo passaggio che chiarisce chi è in vantaggio, anche se lo scontro è tutt’altro che concluso.

In un giudizio davanti alla corte di appello Usa la Federal Communications Commission (Fcc) ha visto avallare la sua decisione presa sotto la guida repubblicana (nominata da Donald Trump) di eliminare i regolamenti sulla net neutrality decisi dall’amministrazione di Barack Obama.

Un salto indietro nel tempo a un tipo di regolamentazione liberista, che non impone uno status di eguaglianza a tutti i pacchetti di dati che girano su Internet (ammettendo quindi che i provider possano discriminare i servizi degli Over the top a meno che gli OTT oppure i consumatori non paghino per avere un servizio più completo di connessione), ma che potrebbe comunque non rappresentare la parola definitiva sull’argomento.

La sentenza, stabilita dalla corte d’appello con una decisione che ha visto tutti e tre i giudici votare a favore della Fcc, prevede infatti anche che le leggi degli Stati possano stabilire in deroga alla posizione generale della Fcc, e quindi la net neutrality che è stata appena sbattuta fuori dalla porta rientra in questo modo dalla finestra delle legislazioni statali.

“È chiaro – ha detto Andrew Jay Schwartzman, avvocato che difende il partito della net neutrality –che la lotta contro la neutralità della rete è appena iniziata. La Fcc può tentare di correggere i propri errori, ma il tribunale ha chiarito che la commissione non può impedire agli stati di approvare i propri statuti sulla neutralità della rete e di emettere ordini esecutivi”.

La sentenza è una vittoria per il settore della banda larga e una battuta d’arresto per le aziende che si affidano a Internet per distribuire i loro contenuti, tra cui Facebook, Google e società come Netflix ed EBay. Le aziende in questione hanno avuto paura per lungo tempo che i fornitori di servizi Internet potrebbero rallentare i loro contenuti per favorire i partner commerciali. E hanno ragione.

“La corte – ha detto Jonathan Spalter, presidente dell’associazione di settore USTelecom con membri AT&T e Verizon tra gli altri – ha capito di cosa stavamo parlando. L’ordine 2017 della Fcc ha ripristinato il quadro politico più intelligente, più agile, pro-consumatore e bipartisan”.

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