Net neutrality, scoppia il caso T-Mobile - CorCom

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Net neutrality, scoppia il caso T-Mobile

Nel mirino di analisti e attivisti Usa l’offerta “Binge On” che consente streaming senza limiti per alcuni servizi video. Richiesto l’intervento della Fcc. L’azienda: “Tutti i content provider possono aderire al nostro programma”

12 Nov 2015

Fioccano le prime polemiche sull’operazione “zero rating” di T-Mobile. La decisione dell’operatore mobile di offrire lo streaming di video senza alcun limite di una ventina di fornitori di contenuti (tra cui Netflix e Hulu) potrebbe essere il primo test per mettere alla prova le nuove leggi federali sulla net neutrality. In teoria l’offerta sembra in linea con quanto affermato dalla Fcc che punta a incoraggiare gli Isp e sperimentare nuovi modelli di business.

Ma se da una parte molti utenti del terzo operatore telefonico americano hanno salutato la decisione in modo positivo, i sostenitori della neutralità del web credono che il piano di T-Mobile (conosciuto come “zero rating”) sia una violazione delle leggi e un precedente molto pericoloso. E chiedono un intervento della Federal Communications Commission, l’ente che si occupa di regolare le comunicazioni e che lo scorso febbraio ha approvato le nuove regole. Da parte sua un portavoce della Fcc dice che “la Commission esaminerà caso per caso i vari approcci al mercato”.

“La net neutrality non prevede agli Internet service provider di dividere tra vincitori o perdenti – ha detto Barbara van Schewick, professore di legge alla Stanford University e fautrice delle nuove regole -. Ma se guardiamo all’offerta di T-Mobile come si presenta al momento distorce il mercato del video streaming”.

Alcuni analisti sostengono che il piano di T-Mobile dà ad alcuni provider la possibilità di trasmettere video senza “consumare” il traffico dati nelle mani di un utente. Il fatto che l’opportunità sia data solo ad alcuni fornitori di contenuti crea una disparità con gli altri che non sono inseriti nel programma. E la nuova legge sulla net neutrality vuole proprio prevenire che si creino corsie preferenziali per alcuni gruppi (magari i più grandi) a discapito delle società più piccole.

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