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Ngn, Bernabè: “Obbligo di società delle reti? Sarebbe neodirigismo”

In audizione alla Camera il numero uno di Telecom Italia definisce “inappropriata” anche l’ipotesi di obblighi di investimenti “tipici del regime di concessione esclusiva”. E sulla rete mobile assicura: “Nessun rischio di saturazione, ma servono nuove frequenze”

19 Ott 2010

"E' inappropriata la previsione ventilata in questi ultimi
giorni di imporre ex-lege a Telecom Italia la partecipazione
azionaria a una società ad hoc con regole di governante asseverate
dall'Autorità antitrust per la realizzazione e la gestione
della rete di nuova generazione in fibra ottica". Lo ha detto
l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè,
in un'audizione davanti alle commissioni Trasporti e Attività
produttive della Camera.
Per il numero uno di Telecom sarebbe infatti in contrasto con le
norme costituzionali e costituirebbe una forma di
"neodirigismo economico". "Inappropriata"
sarebbe anche l'ipotesi di obblighi di investimenti
"tipici del regime di concessione esclusiva".

Rispondendo indirettamente a quanto segnalato dal presidente Agcom,
Corrado Calabrò, Bernabè ha sottolineato che il livello di
occupazione delle rete mobile Telecom al 53% nell'ora di picco
"fa venir meno qualsiasi rischio di saturazione".
Comunque, ha rilevato l’Ad "rimane ferma l'esigenza di
acquisire ulteriori frequenze". A fargli eco anche il
presidente Gabriele Galateri di Genola, secondo cui "sarebbe
opportuno procedere quanto prima alla liberazione delle risorse
dello spettro radio, il cosiddetto dividendo digitale esterno, da
destinare ai servizi di telefonia mobile".

Per quanto riguarda infine le ipotesi di rapida dismissione della
rete in rame secondo Bernabè sono "del tutto
irrealistiche".
"Lo sviluppo delle reti ultrabroadband sarà un processo
graduale: sul fisso, il rame coesisterà con la fibra''.
Impensabile, quindi, uno switch-off automatico da un sistema
all'altro, anche perchè ''quello che serve
all'Italia è una forte crescita nella disponibilità di banda
e una maggiore qualità dei servizi''.

”La migrazione dal rame alla fibra – ha aggiunto – comporterà
nel tempo un'inevitabile contrazione della forza lavoro".
Le centrali locali infatti passerebbero da 10.400 a 2mila.
"Inoltre le nuove reti – chiarisce -tenderanno sempre più al
paradigma 'no touch' e cioè, saranno completamente
automatizzate nella configurazione, gestione ed
esercizio''.

Bernabè ha anche stigmatizzato un eventuale deprezzamento della
rete in rame, che, ha detto, ''non favorirebbe la
realizzazione della rete di accesso in fibra, anzi indurrebbe gli
operatori alternativi a continuare a perseguire gli attuali modelli
di business basati sulla semplice rivendita dei servizi della rete
di Telecom e, di conseguenza, renderebbe ancora più incerto e
lontano nel tempo il ritorno dei rischiosi investimenti nelle reti
di nuova generazione''. Il riferimento è all'aumento
delle tariffe unbundling, contro il quale si sono scagliati gli
operatori alternativi: secondo Bernabè, invece, ''è bene
ricordare come un adeguamento dei prezzi dei servizi wholesale per
la rete di accesso non comporterebbe la capacità competitiva degli
operatori alternativi, in quanto, grazie alle condizioni di parità
di trattamento interna-esterna garantite dagli impegni, si
rifletterebbe in misura paritetica sia su Telecom Italia sia sugli
operatori alternativi''