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BANDA ULTRALARGA

Ngn, in Italia benefici sociali per 850 mld

Il dato emerge dall’Osservatorio “I costi del non fare 2012-2027”. Ma per ottenere i benefici servono interventi legati alfabetizzazione, a ricerca e sviluppo e alla semplificazione normativa

22 Nov 2012

F.Me.

La realizzazione della nuova rete a banda ultra larga potrebbe generare un beneficio sociale netto di almeno 850 miliardi dal 2012 al 2027. Lo rileva l’ultimo rapporto annuale dell’Osservatorio “I costi del non fare” secondo cui in vantaggi sono, però subordinati a una serie di interventi su almeno cinque fattori-chiave, in parallelo alla realizzazione della rete: alfabetizzazione, cultura, ricerca e sviluppo di nuovi servizi, budget dei consumatori, normativa agevolante.

Complessivamente ammontano a quasi 500 miliardi i costi del non fare, ovvero le infrastrutture prioritarie che il Paese potrà sostenere in 16 anni, dal 2012 al 2027. Per evitarli occorrono investimenti in opere realmente prioritarie nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’ambiente e della logistica, sottolinea il rapporto, ma anche una progettazione essenziale, attenta al contenimento dei costi e la messa a sistema delle opere esistenti.

Guardando ai singoli settori, il rapporto evidenzia che sono oltre 110 miliardi i costi del non fare nel settore energia; maggiori i costi dell’inerzia nel settore dei trasporti dove il costo a carico della collettività, a causa della mancata realizzazione di autostrade e ferrovie, è di 230 miliardi; arretrato il settore ambientale dove non fare termovalorizzatori e non coprire il 50% della popolazione con depuratori ci costerebbe circa 55 miliardi; infine il mancato efficientamento del sistema logistico nazionale (porti e interporti) può generare costi per oltre 73 miliardi. La richiesta è di avere una riforma complessiva che definisca regole chiare e stabili: il giudizio di 30 top manager ed esperti del settore infrastrutture sull’efficacia dei recenti interventi normativi del Governo Monti è di “buone leggi ma poco focalizzate sulle reali priorità e non in grado di dare il necessario impulso allo sviluppo infrstrutturale del Paese”.

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