MERCATO

Oi-Portugal Telecom, il deal bloccato dai piccoli azionisti

La richiesta di termini più favorevoli da parte degli azionisti di minoranza, che si oppongono alla diluzione della loro quota, è stata accolta dall’autorità di Borsa brasiliana. Il merger rischia di andare a monte. Ma Oi scommette su un’altra incognita: la “scomparsa” dal mercato del concorrente Tim

Pubblicato il 13 Gen 2014

Patrizia Licata

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Il merger di Oi con Portugal Telecom, l’operazione di maggior valore annunciata sul mercato Tlc brasiliano lo scorso anno, si è scontrato con un ostacolo: gli azionisti di minoranza hanno riportato una prima vittoria nella loro battaglia per ottenere condizioni più favorevoli.

La decisione preliminare del regolatore di Borsa brasiliano Cvm, riportata da Bloomberg News, indica che il gruppo che possiede la quota di controllo di Oi non può partecipare al calcolo del prezzo di alcuni asset inclusi nella transazione. Oi e Portugal Telecom avevano intenzione di usare i prezzi degli asset approvati dai loro principali investitori per decidere la distribuzione delle azioni nella nuova compagnia.

Il chief executive officer di Oi Zeinal Bava spinge per il merger perché ritiene sia un importante rafforzamento per l’azienda telefonica per competere con i colossi del settore in Brasile, ovvero America Movil e Telefonica. Se il Cvm confermerà la decisione del suo staff tecnico, Bava dovrà migliorare i termini della sua proposta per gli investitori che hanno quote minoritarie (non di controllo), che oppongono resistenza alla diluzione della loro partecipazione.

“Questo è un passo fondamentale sul cammino del merger. I top manager dovranno convincere gli azionisti di minoranza dei vantaggi dell’operazione, altrimenti non potranno andare avanti”, commenta Raphael Martins, avvocato che rappresenta l’investitore di Oi Tempo Capital. “Alle condizioni attuali, non c’è accordo tra gli azionisti per un aumento di capitale”.

Oi aveva infatti nei suoi piani un aumento di capitale di almeno 7 miliardi di real (2,9 miliardi di dollari) tramite la vendita di nuove azioni – diluendo quindi la partecipazione azionaria – e la restituzione di 2 miliardi di dollari di debito per l’azionista di controllo Telemar Participacoes, una holding tra i cui proprietari ci sono le famiglie Andrade-Gutierrez e Jereissati.

Secondo l’accordo stipulato, Portugal Telecom doveva partecipare all’aumento di capitale contribuendo con tutti i suoi asset e facendosi assorbire nella nuova compagnia. A ottobre, la compagnia telefonica con sede a Lisbona aveva indicato che i suoi asset valevano tra 1,9 e 2,1 miliardi di euro (2,6-2,9 miliardi di dollari). Lo stesso mese Bava avea detto agli investitori che le due aziende avrebbero assunto un consulente indipendente per la valutazione degli asset e che avrebbero reso pubblica la cifra.

Mentre gli azionisti di controllo otterranno il ripagamento dei loro debiti con la transazione del merger, quelli di minoranza che vedranno le loro quote diluite non riceveranno niente. Ora però questi shareholder minoritari hanno trovato un modo per negoziare termini più favorevoli per l’accordo. Secondo Pedro Galdi, head strategist della società di brokerage Slw Corretora a San Paolo, “C’è il rischio che l’intera operazione vada a monte”.

Dal punto di vista di Bava, la transazione avvantaggia tutti gli azionisti perché rafforza Oi semplificando la struttura della sua proprietà, eliminando in parte il debito degli azionisti di controllo dando loro in cambio speciali poteri di voto. Per soddisfare gli azionisti di minoranza, Oi potrebbe doversi ricompare 950 milioni di real di loro azioni, secondo Mathieu Robilliard, analista di Exane Bnp Paribas. “Non si può escludere un fallimento del deal, anche se è più probabile che Oi e PT facciano delle concessioni”, secondo Robilliard. “La posta in gioco è alta”.

Gli investitori potrebbero essere più favorevoli all’accordo con Portugal Telecom se uno dei concorrenti di Oi sul mercato brasiliano scomparisse, dando ad Oi più spazio per crescere, aggiunge Walt Piecyk, analista di Btig a New York. Questo potrebbe accadere per esempio se Telecom Italia rinunciasse alla sua filiale mobile brasiliana Tim Participacoes e la vendesse ai rivali. L’espansione di Oi sarebbe infatti facilitata da un consolidamento sul mercato interno, ma implicherebbe comunque anche importanti investimenti di rete, nel 3G e nel 4G, su cui il gruppo sarà chiamato a spendere. Anche per questo gli analisti sono convinti che Oi non abbia la disponibilità finanziaria per comprare eventuali asset di Tim messi in vendita.

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