Operazione FiberCop a rischio per ingerenze politiche: l'allarme del mercato - CorCom

L'ANALISI

Operazione FiberCop a rischio per ingerenze politiche: l’allarme del mercato

Per Hsbc l’intervento del governo italiano potrebbe impattare negativamente sul deal tra Tim e Kkr e anche sulle trattative con Open Fiber. Resta il rating “hold”: “Mercato italiano frammentato e inefficiente”

06 Ago 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il rinvio al 31 agosto della decisione di Tim sull’offerta di Kkr per una quota nella rete secondaria a causa del pressing del governo italiano è “un’ingerenza senza precedenti” e “un intervento dell’ultima ora” dello Stato in un’operazione di un’azienda privata che metterà a rischio questo deal e anche le trattative con Open Fiber. Lo scrivono in una nota gli analisti di Hsbc Global Research. Che cosa aspettarsi dunque il 31 agosto? “Secondo noi”, si legge nella nota, “persino un accordo su un memorandum of understanding preliminare sarebbe ben difficile da raggiungere in così poco tempo”.

Il rischio è che, quando il cda di Tim si riunirà il 31 agosto, “saranno stati compiuti sufficienti passi in avanti nei negoziati con Open Fiber da rendere l’attuale struttura del deal su FiberCop obsoleta – ma non così tanti passi in avanti da rendere probabile nel breve periodo un potenziale accordo con Open Fiber”. Gli analisti vedono “possibile la delusione per gli investitori che si aspettavano una soluzione di breve termine e di valore a una situazione molto politica”.

L’offerta di Kkr per la newco

Kkr Infrastructure ha offerto 1,8 miliardi di euro per l’acquisto del 37,5% di FiberCop, la newco wholesale di Tim che dovrebbe accorpare la rete secondaria o quella dell’ultimo miglio, sulla base di un enterprise value di circa 7,7 miliardi di euro (equity value 4,7 miliardi di euro), mentre Fastweb avrebbe il 4,5% del capitale di FiberCop a fronte del conferimento del 20% attualmente detenuto in Flash Fiber.

Per Hsbc Global Research l’esito ottimale sarebbe stato avere una valutazione e una decisione sull’offerta di Kkr durante il cda Tim del 4 agosto.

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Ma in una lettera al presidente di Tim, Salvatore Rossi, i due ministri Roberto Gualtieri (Mef) e Stefano Patuanelli (Mise) hanno invitato il board ad inserire l’offerta di Kkr in un quadro più ampio di una rete unica a banda ultralarga e Tim ha rinviato il verdetto. Il cda ha preso atto “con favore dei contenuti del progetto di separazione della rete secondaria (incluso l’80% detenuto da Tim in Flash Fiber) e della partnership con Kkr Infrastructure e Fastweb (FiberCop) contenuti nell’offerta vincolante ricevuta da Kkr Infrastructure”, si legge nella nota diffusa dall’azienda.

A rischio anche le trattative con Open Fiber

Hsbc vede a rischio l’attuale struttura dell’accordo FiberCop: nella call con gli analisti sui risultati del secondo trimestre 2020, il ceo di Tim Luigi Gubitosi ha detto che Tim andrà avanti con la sua decisione di vendere una quota di minoranza nella rete secondaria, ma ha anche chiarito che le trattative con Open Fiber riguarderanno l’intera rete fissa, lasciando di fatto la porta aperta per una sostanziale revisione dei termini del potenziale coinvolgimento di Kkr.

Mercato italiano pieno di sfide

Gli analisti confermano per ora il giudizio Hold sul titolo: “Tim continua a operare – si legge nell’analisi di Hsbc – in una delle strutture di mercato più frammentate e inefficienti d’Europa. Le prospettive macro sono piene di sfide e l’Italia è una delle economie europee più colpite”.

Con il report finanziario del secondo trimestre 2020, “Tim ha reso noto l’impatto del Covid-19 sulle sue attività domestiche: i ricavi e l’Ebidta hanno subito rispettivamente un impatto dell’1,7% e del 3,7%. Il ceo di Tim ha affermato in call con gli analisti che finora non ci sono prove di deterioramento dei crediti inesigibili; tuttavia, data l’alta esposizione dell’Italia alle Pmi”, Hsbc pensa che ciò accadrà nei prossimi mesi. “Il nostro prezzo target di 0,40 euro implica una crescita dell’8% circa rispetto ai livelli attuali e manteniamo il rating Hold perché ci aspettiamo che la concorrenza e le pressioni macro sul mercato italiano rimangano intense”.

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