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COMMISSIONE UE

Piano Juncker, 35 miliardi al digitale europeo

A quanto risulta al Cor.Com mega-stanziamento dello sblocca-Europa per infrastrutture e servizi. Il piano verrà presentato prima di Natale. Ma l’ultima parola spetterà al “falco” Katainen. E le incognite non mancano

27 Ott 2014

Francesco Molica

Il cantiere è ancora alla battute iniziali, nonostante l’ampio rilievo mediatico. I dettagli avvolti nell’incertezza, e gravati da una buona dose di incognite. Ma a Bruxelles circolano già le prime cifre sul colossale piano di investimenti da 300 miliardi di euro promesso dal presidente designato della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, per disincagliare l’economia europea dalle secche della stagnazione. Ed emerge che la quota del pacchetto da destinare a infrastrutture e servizi digitali è stata provvisoriamente quantificata in 35 miliardi.

Lo riferiscono al Cor.Com fonti interne alla Direzione Generale Connect della Commissione. Pur con tutti i condizionali del caso. L’informazione, per il vero, era stata già anticipata il 6 ottobre scorso dal futuro super-commissario al Mercato unico digitale, l’estone Andrus Ansip, a conclusione della sua audizione al Parlamento europeo. E non era, pertanto, sfuggita agli osservatori più attenti. “Spero che riusciremo ad ottenere 35 miliardi dal piano”, aveva dichiarato Ansip. Aggiungendo che “l’effetto leva potrebbe essere di 130 miliardi”. Poco prima, il neocommissario aveva spiegato che “se vogliamo coprire tutto il territorio dell’Ue con banda a 100 Mbps, ciò richiederebbe un investimento di almeno 200 miliardi di euro”.

Certo è che, allo stato attuale, non c’è nulla di definitivo. Come precisato infatti da Juncker mercoledì scorso dinanzi il Parlamento europeo, poco prima che Strasburgo votasse la fiducia al suo collegio, “il piano verrà presentato prima di Natale”. Nel frattempo, e a mano a mano che il disegno prende corpo, molte cose potrebbero cambiare. I diversi servizi della Commissione stanno lavorando separatamente sui capitoli contabili relativi alle aree di propria competenza. Ma l’ultima parola sull’impalcatura del pacchetto spetterà al “ falco” Jyrki Katainen, l’attuale commissario agli Affari economici che tra meno di una settimana andrà ad occupare la poltrona di vice-presidente dell’esecutivo di Bruxelles responsabile per l’occupazione, crescita, investimenti e competitività (la Commissione Juncker entrerà, infatti, in funzione il prossimo 1° novembre).

Nella memoria dei funzionari della Dg Connect è inoltre ancora impressa la disfatta registrata a suo tempo dalla Connecting Europe Facility, il piano di sviluppo infrastrutturale adottato dall’Unione europea tra le pieghe del bilancio comunitario 2014-2020. La proposta originaria della Commissione europea contemplava uno stanziamento complessivo di 50 miliardi di euro per le reti di trasporto, energia e telecomunicazioni. Nel febbraio 2013, gli stati membri si erano infine accordati per un drastico dimagrimento del programma, tagliando la dotazione impegnata per banda larga e servizi digitali da 10 a 1 miliardo di euro. Una decisione che aveva suscitato vivaci polemiche, purtroppo cadute nel vuoto.

Anche se il ripetersi di questo scenario appare oggi altamente improbabile, non fosse che per l’accento posto da Juncker sul digitale, le incognite non mancano. In particolare riguardo la provenienza delle risorse a cui attingerà il piano d’investimenti. Su questo terreno il lavoro della Commissione è ancora in alto mare. Per quello che riguarda le infrastrutture digitali, spiegano da Dg Connect, una parte cospicua del denaro dovrebbe arrivare dalla Banca europea degli investimenti in forma di prestiti e altri strumenti finanziari affini, mentre altre risorse verrebbero reperite pescando dal bilancio europeo corrente, e forse dai fondi strutturali, con una debita riprogrammazione.

Ma il resto dovrà essere messo sul piatto dal settore privato, come più volte ribadito da Juncker, anche se non si sa in che misura. Resta, tuttavia, da vedere se il comparto delle telecomunicazioni europee, che registra da tempo margini in calo, sia disposto a fare la sua parte fino in fondo. I paletti del resto sono chiari. “Non possiamo permetterci che il piano di investimenti provochi nuovo debito pubblico – ha avvertito Juncker -. Dobbiamo fare attenzione. Dobbiamo fare sì che il denaro pubblico già disponibile sia utilizzato in modo intelligente”.

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