Preto: "Agcom deve diventare uno one-stop-shop per le aziende" - CorCom

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Preto: “Agcom deve diventare uno one-stop-shop per le aziende”

Il commissario: “Consolidare in seno all’Authority anche le competenze di Antitrust sulle Tlc. Ci avvicineremmo al modello Ofcom. E le imprese del settore avrebbero un interlocutore unico”

08 Apr 2014

Gildo Campesato

“Agcom poco efficace nel regolare il mercato delle comunicazioni? Non sono d’accordo”: il commissario Agcom Antonio Preto risponde così alle critiche di chi denuncia le “manovre strategiche” di Telecom Italia per sottrarsi ai vincoli regolatori.
Commissario Preto, difesa d’ufficio?
No, parlano i fatti. Prendiamo, ad esempio, le quote di mercato. Nell’ultimo anno la quota di mercato di Telecom Italia sulle linee di accesso diretto è scesa dal 64,6% al 63,1% e sulla banda larga dal 51,4% al 49,8%. Se aumenta la concorrenza, il merito è innanzitutto degli operatori. Credo però che vada dato atto dell’azione positiva di Agcom che stabilisce le regole del gioco all’interno di un quadro europeo e nel rispetto delle direttive del Codice delle Comunicazioni elettroniche e – mi lasci precisare – nel rispetto di una propria indipendenza, caratteristica essenziale per declinare modelli generali nel contesto nazionale.
Però la crescita dell’Ull ha rallentato.
Intanto, l’unbundling è cresciuto di altre 96mila linee (+1,8%). E poi il rallentamento non è un fenomeno solo italiano. A me pare che gli attuali tassi di crescita, pur se più bassi di quelli registrati nel 2007-2008, siano rassicuranti.
Difende il vostro listino.
È vero che la domanda di unbundling è orientata dalle condizioni economiche e tecniche approvate dall’Autorità secondo rigorosi parametri tecnici ed economici, mi lasci dire anche questo. Ma è anche vero che la sua crescita dipende anche dalla eterogeneità delle centrali e della domanda sul territorio. Dopo la corsa all’Ull nelle centrali più appetibili, si assiste ad un consolidamento, in un contesto in cui le linee di accesso diretto diminuiscono. In questi casi abbiamo e avremo uno sviluppo di altri servizi quali il sub loop unbundling e il Vula per il Fiber to-the-Cab.
Non la preoccupa l’ulteriore diminuzione delle linee fisse segnalata dall’Osservatorio Agcom?
È vero che dal 2012 al 2013 sono calate del 3,4% e ciò ha fatto temere un calo dell’interesse degli operatori ad investire nelle nuove reti. Vorrei tuttavia rimarcare che gli accessi a banda larga sono cresciuti dell’1,6%. È probabile che sulla riduzione delle linee fisse pesino il dato demografico e la sostituzione con la telefonia mobile, soprattutto per la voce. Tuttavia, la banda larga continua a crescere: mi pare un segnale incoraggiante per gli operatori visto che aumenta l’area di mercato cui possono rivolgersi con servizi di più alta qualità.
La presentazione del rapporto annuale dell’Organo di Vigilanza ha fatto tornare di attualità la diatriba equivalence of inputs (Eoi)- equivalence of outputs (Eoo).
L’ho detto in quella occasione e lo ribadisco qui: Agcom è pronta ad attuare al meglio il modello di equivalence of outputs, anche riformando gli impegni presi ormai 5 anni fa.
Telecom Italia ha “aperto” sull’Eoi.
In quanto evoluzione dell’Eoo, Agcom ha sempre valutato con favore la proposta volontaria dell’azienda in tal senso. Penso, però, che sia necessario non innamorarsi troppo dei nomi e analizzare, nella sostanza, a livello di mercato, benefici e costi dei due modelli.
Si sarà fatto un’opinione.
Penso che sui servizi tradizionali in rame, un fine-tuning dell’attuale modello Eoo può raggiungere livelli di efficacia, in materia di non discriminazione, analoghi a quelli dell’Eoi, ma con più efficienza. Tuttavia, anche per la fibra dovremmo valutare la proporzionalità dell’Eoi, considerando le specificità del contesto italiano. In queste valutazioni terremo in considerazione le indicazioni della Commissione Ue contenuta nella raccomandazione dell’11 settembre 2013 e anche l’esperienza concreta della britannica Openreach.
Cosa ci insegna questa esperienza?
Che il processo per realizzare l’Eoi è costoso, sia in termini di risorse finanziarie sia in termini di tempo. Dopo quasi 8 anni, gli inglesi ammettono che non si potrà avere un Eoi al 100%. In più, i fatti hanno dimostrato che un’attenzione esclusiva sull’assoluta parità di trattamento formale rischia di mettere in secondo piano la qualità con un impatto negativo a valle sulle parti più deboli: gli utenti finali.
Basta la garanzia dell’Odv?
Gli impegni di allora vanno attualizzati all’oggi. Immagino un rafforzamento del rapporto tra Autorità e Odv. Una maggiore efficienza nel coordinamento può aumentare l’efficacia delle nostre azioni nei rispettivi ambiti di competenza. Si tratta di una nostra nuova strategia per rispondere a eventuali futuri comportamenti anticoncorrenziali dell’incumbent. L’intenzione è di aprire una fase nuova nel mercato dell’accesso alla rete in cui gli operatori potranno concentrarsi più sul core business e meno sui ricorsi e sulle cause per risarcimento dei danni.
Potranno collaborare più che litigare?
La collaborazione non è in antitesi con la concorrenza: le è funzionale. Così come lo è agli investimenti nelle nuove infrastrutture fisse e mobili. Penso, ad esempio, alla definizione congiunta di nuovi Kpi per misurare la parità di accesso o ad accordi per realizzare gli scavi per la posa della fibra in primaria e condividere le infrastrutture per l’Lte.
C’è in ballo anche il tema della co-locazione dei cabinet per l’accesso al subloop unbundling.
Ci stiamo lavorando con gli operatori. La delibera 747/13/Cons prevede che dove Telecom non ha ancora realizzato il sopralzo sul cabinet, gli operatori possono chiedere di essere ospitati con i loro mini Dslam o nel sopralzo che verrà costruito oppure in un cabinet aggiuntivo. Ovviamente, vi deve essere l’impegno degli operatori richiedenti a remunerare i costi sostenuti per l’intero processo. Per rendere fattibile la co-locazione abbiamo istituito un tavolo di lavoro per definire le specifiche tecniche. Se il tavolo tecnico non produrrà risultati decideremo noi. In questo nuovo modello di concorrenza, l’Italia sarà all’avanguardia nella Ue.
L’Antitrust ha una visione simile?
Operiamo in ambiti diversi. Ma approfitto della domanda per sottolineare che per ottenere una maggiore efficienza del sistema di intervento pubblico nel mercato delle comunicazioni elettroniche potrebbe essere necessario consolidare in seno ad Agcom le competenze sulla regolamentazione e sul controllo della concorrenza. Processo del resto già avviato dal dlgs di febbraio sui diritti dei consumatori. Con il consolidamento delle competenze ci avvicineremmo al modello Ofcom che si occupa di concorrenza dal 2003. E semplificheremmo la vita alle imprese del settore che avrebbero così un interlocutore unico, uno one-stop-shop di settore.

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