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Primo sì all’Acta dal Parlamento Ue: “Nessuna regola dei tre colpi”

I deputati votano la risoluzione a maggioranza ristretta: continuano le proteste dei Verdi e dei partiti di sinistra. Preoccupati anche gli Isp e le associazioni dei consumatori, ma Bruxelles assicura: “Nessuna ripercussione sui diritti fondamentali”

25 Nov 2010

L’Acta, il controverso accordo internazionale contro la
contraffazione, è più vicino alla ratifica. La versione finale
dell’Anti-counterfeiting trade agreement, definita a Tokyo il 2
ottobre nell’ultimo ciclo di negoziati, è stata sottoposta
all’esame del Parlamento europeo che ha approvato mercoledì 24
novembre una risoluzione che considera il nuovo Acta come "un
passo nella giusta direzione", pur chiedendo alla Commissione
di confermare che il testo non abbia ripercussioni sulla
legislazione comunitaria.

La risoluzione, presentata dai gruppi Ppe e Ecr e adottata con una
maggioranza modesta, 331 voti in favore, 294 contrari e 11
astensioni, afferma che l'Acta non modificherà la legislazione
comunitaria in materia di diritti di proprietà intellettuale
(Dpi), "visto che il diritto dell'Unione europea è già
molto più avanzato rispetto alle norme internazionali in
vigore".

I deputati, che hanno diritto di veto sugli accordi internazionali,
hanno anche stabilito le condizioni necessarie all'approvazione
finale da parte del Parlamento del nuovo Acta, in programma per
inizio 2011. “Siamo consapevoli che l'accordo negoziato non
risolverà il problema complesso e multidimensionale della
contraffazione, ma riteniamo che esso costituisca un passo avanti
nella giusta direzione", afferma la risoluzione. La
Commissione dovrà "confermare che l'attuazione
dell'Acta non avrà alcuna ripercussione sui diritti
fondamentali e sulla protezione dei dati, sugli attuali sforzi
dell'Unione europea per armonizzare le misure di attuazione dei
Dpi e sul commercio elettronico".

L'obiettivo del nuovo accordo multilaterale Acta (fra Ue, Usa,
Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda,
Singapore, Corea del Sud e Svizzera) è di rinforzare la protezione
della proprietà intellettuale e contribuire alla lotta contro la
contraffazione e la pirateria di prodotti quali l'abbigliamento
di grandi marche, la musica e i film. A tal proposito, la
risoluzione precisa che "l'adesione all'Acta non è
esclusiva e che altri Paesi in via di sviluppo ed emergenti
potranno aderire all'accordo".

L’accordo è stato fin dall’inizio oggetto di critiche e
controversie, a cominciare dalla segretezza dei negoziati. I
deputati dell’Ue notano che, proprio in seguito alle proteste da
parte del Parlamento, "il livello di trasparenza dei negoziati
Acta è stato sostanzialmente migliorato" e che "il
Parlamento è stato pienamente informato sugli sviluppi dei lavori
e ha potuto prendere visione del testo negoziato una settimana dopo
la conclusione dell'ultimo ciclo di trattative in
Giappone".

Non tutti i nodi sono stati tuttavia risolti. Il Parlamento critica
la non inclusione nell'accordo della "contraffazione delle
indicazioni geografiche" e considera che "tale omissione
rischia di creare confusione". Continuano a restare
all'opposizione gli Internent service provider, che fin
dall’inizio dei negoziati, avviati a Ginevra due anni fa, hanno
seguito con attenzione i lavori dei Paesi partecipanti all’Acta
perché, sostengono, l’accordo potrà dare alle aziende della
musica il diritto di chiedere agli Isp di agire contro il download
illegale. Gli Isp non sono disposti a trasformarsi nei poliziotti
del web e ad assumere il compito di sorvegliare le attività
illegali, specialmente il file sharing peer-to-peer, anche perché
ciò costerebbe loro enormi investimenti, oltre a renderli molto
impopolari.

Un rappresentante dell’industria sentito dal sito Euractiv cita a
questo riguardo il precedente creato dall’Irlanda come
“preoccupante”: l’Isp irlandese Eircom ha infatti
acconsentito a tagliare la connessione Internet degli utenti dopo
ripetuti download illegali, con l’aiuto di una società di
vigilanza al servizio delle aziende della musica. L’accordo è
arrivato dopo le pressioni esercitate dai colossi Emi, Warner,
Universal e Sony Bmg.

Tuttavia, ad alleviare i timori dell’Isp, la risoluzione
raggiunta dal Parlamento europeo afferma che il nuovo Acta, anche
grazie all’intervento della Commissione, non prevede alcuna
introduzione di perquisizioni o della cosiddetta procedura dei tre
colpi; i deputati sottolineano che "l'Acta non potrà
obbligare nessuna parte firmataria, e in particolare l'Unione
europea, a introdurre la procedura three strikes o sistemi
analoghi".

Una fonte dell’industria sentita da Euractiv obietta tuttavia
che, anche se l’Acta non permette ufficialmente l’approccio dei
tre colpi, non lo scoraggia nemmeno e potrebbe portare altre
telecom europee a seguire l’esempio di Eircom. La stessa fonte
afferma che i negoziati sull’Acta dovrebbero essere
contestualizzati con la revisione in corso della legge Ue sul
copyright, che sarà pronta l’anno prossimo. “Abbiamo saputo in
via informale che la Commissione europea intende introdurre più
norme sulle violazioni legate al web, in particolare forme di
cooperazione tra detentori dei diritti e Isp”, rivela la
fonte.

C’è infine da ricordare che la risoluzione del Parlamento è
stata votata con una maggioranza ristretta, come nota il gruppo di
sinistra Gue/Ngl. L’Eurodeputato del Gue/Ngl Helmut Scholz ha
dichiarato che il voto dimostra che "la Commissione non è
riuscita a convincere il Parlamento che i maggiori problemi
sollevati a marzo dai deputati siano stati affrontati e risolti”.
"Se la Commissione non si fa carico delle preoccupazioni dei
deputati e di aziende e cittadini prima di firmare l’accordo, il
rischio è che l’Acta sia respinto dal Parlamento nel voto
finale”, secondo Sholz.

"Questo voto è un terribile colpo per i cittadini Ue. Hanno
vinto i conservatori, ma il voto più importante sarà il prossimo
e definitivo previsto a inizio 2011, quando il Parlamento avrà
l’opportunità di bocciare l’Acta”, concorda Jérémie
Zimmermann, portavoce di La Quadrature du Net. "Questa
risoluzione ignora i timori, espressi dagli esperti e dai membri
del Parlamento, che l’Acta metta a rischio le libertà civili e
l’accesso a informazioni e farmaci”, conclude il tedesco Jan
Philipp Albrecht, europarlamentare dei Verdi.

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