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Pubblicità, le Tlc riducono gli investimenti del 30%

In Italia tagliati i budget 2014 riservati all’advertising: persi 150 milioni di euro. Inversione di tendenza registrata tra tutte le concessionarie e i centri media

24 Lug 2014

Patrizia Licata

Il mercato italiano dell’advertising soffre per l’assenza di messaggi promozionali, cartacei, televisivi o sul web, da parte delle compagnie telefoniche: l’inversione di tendenza è stata registrata da tutte le concessionarie di pubblicità e dai centri media. Se fino allo scorso anno Vodafone, Wind, Telecom Italia e 3 Italia erano tra i top spender del mercato, in questa prima parte del 2014 le cose sono cambiate: il settore tlc ha tagliato i budget di comunicazione di quasi il 30% rispetto all’anno precedente, riporta MF – Dow Jones, pari a una perdita di quasi 150 milioni di euro.

E se il colosso inglese delle telecomunicazioni si difende ancora bene (43 milioni rispetto ai 101,6 milioni dell’anno 2013, secondo investitore complessivo del mercato), l’ex monopolista italiano e l’operatore controllato da capitale russo-egiziano sono nei punti più bassi della top ten, quando invece nel 2013 Telecom figurava settimo investitore complessivo con quasi 75 milioni e Wind addirittura terzo del mercato con 97 milioni. Più staccata 3 Italia, il quarto sfidante, che l’anno scorso figurava alla 24esima posizione con poco meno di 35 milioni destinati all’advertising.

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Il motivo del calo, secondo alcuni osservatori, è semplice: il settore delle telecomunicazioni in Italia ha raggiunto il suo picco, i servizi a valore aggiunto vengono soppiantati da chat e servizi di messaggistica gratuita, i social network impazzano e così la torta dei ricavi si restringe. Senza tralasciare anche un altro aspetto: l’eccessivo numero di operatori presenti sul mercato. Per questo da alcuni anni si parla, senza che però l’operazione sia andata in porto, del merger tra Wind e 3 Italia, operazione che però taglierebbe ancora la spesa pubblicitaria.

Il rischio per le concessionarie e i gruppi editoriali è che il trend registrato nella prima parte dell’anno (ma già nel 2013 il settore telecomunicazioni aveva speso 485 milioni, il 10% in meno rispetto al 2012) si mantenga costante o si amplifichi nel secondo semestre.