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TELEVISIONE

Rai, sul contratto di servizio è scontro tra Vigilanza e Viale Mazzini

In una lettera il presidente della Commissione, Roberto Fico, sollecita i vertici della tv pubblica alla firma entro ottobre. Ma la risposta della presidente Tarantola glissa sull’intesa con il Mise. Si prospetta un congelamento del provvedimento?

15 Ott 2014

Natalia Lombardo

Scintille epistolari tra il presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, Roberto Fico, e la presidente della tv pubblica, Anna Maria Tarantola. Fico aveva scritto ai vertici di Viale Mazzini per sollecitare “entro ottobre” la firma del contratto di servizio tra Rai e ministero dello Sviluppo, scaduto a dicembre 2012, sul quale l’organo bicamerale ha espresso il suo parere (non vincolante). Ma il parere, come ha detto il deputato 5 stelle, “ è rimasto nei cassetti del ministero”. L’8 ottobre scorso Tarantola ha risposto al presidente della commissione: la Rai continuerà a fornire al Parlamento “tutte le informazioni attinenti ad aspetti editoriali e al rispetto delle linee di indirizzo emanate”, nessuna risposta, invece, “per quanto concerne gli atti di carattere gestionale”. Ma dietro le righe potrebbe esserci proprio l’idea di un congelamento del contratto di servizio.

La lettera di Fico non era tenera, invitava i vertici Rai a non avere risposte “elusive” e “non esaustive” sui questiti “molto puntuali” che erano stati posti, insomma risposte date come “meri adempimenti burocratici”. Ora la presidente Rai risponde che “E’ stato chiesto specifico parere ai competenti organi consultivi, tale parere, come già comunicatoLe, non è ad oggi ancora pervenuto, nonostante i vari solleciti effettuati, sia in passato, sia recentemente”.

A Viale Mazzini comunque non è arrivata alcuna convocazione da parte del ministero, quindi del contratto di servizio non si sa più nulla. Il sottosegretario allo Sviluppo, Antonello Giacomelli potrebbe considerarlo superato dagli eventi, ovvero dai decreti su canone e frequenze e dal disegno di legge sulla governance Rai che intende presentare. Con l’intenzione di anticipare il rinnovo della concessione di servizio pubblico dal 2016 al 2015. Il contratto di servizio sarebbe quindi superato (o per lo meno da sospendere, secondo alcuni commissari), anche perché la richiesta dei 150 milioni euro alla tv pubblica da parte del governo avrebbero cambiato le carte sul tavolo e sarebbe necessaria la ridefinizione dello stesso contratto per “individuare misure che compensino la decurtazione dei fondi per la Rai”. C’è poi la partita della quotazione in Borsa di Rai Way.

Dal governo si attende anche il blocco della delibera dell’Agcom sul canone posto sulle frequenze (considerato un favoritismo nei confronti di Mediaset e Rai). L’audizione a Palazzo San Macuto del sottosegretario Giacomelli è stata rinviata a mercoledì prossimo per i lavori parlamentari, ma la questione è ancora aperta.

Sempre dalla Vigilanza il capogruppo Pd, Vinicio Peluffo, ha rivolto a Tarantola e a Gubitosi una interrogazione parlamentare: “Quanti soldi andranno ancora a RaiExpo e chi li sborserà?”. Perché la mega struttura invece di trovarsi a Corso Sempione nella sede milanese della tv pubblica avrebbe “un’ampia sede a Roma non lontano da via Teulada, due piani ‘ben ristrutturati’ in via Ildebrando Goiran, e dispone di 58 dipendenti tra dirigenti, montatori, giornalisti, registi e autori, di cui solo una minima parte dislocata a Milano, luogo dell’esposizione”, scrive Peluffo. Nell’interrogazione si spiega che RaiExpo realizza “video di pochi minuti” sul tema e “un sito internet che conta poche migliaia di accessi a fronte di un finanziamento iniziale da parte di Expo 2015 di cinque milioni di euro che”, verso l’inaugurazione ad aprile 2015, “dovrebbe essere integrato da uno stanziamento di almeno altri due”, ancora da contrattare. Il deputato Pd chiede quindi al Cda il piano finanziarie e editoriale di RaiExpo e se la tv pubblica contribuisca a finanziarla.

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