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Ray Way brilla in Borsa, ma in Rai è guerra sui tagli al canone

Esordio sprint a +4,68%. Il titolo chiude a 3,08 euro dopo il collocamento a 2,95 euro. Il presidente Camillo Rossotto: “Puntiamo a diventare la più grande tower company italiana”. Intanto il cda della tv pubblica vota a favore del ricorso sui 150 milioni di tagli decisi dal governo

19 Nov 2014

F.Me.

“E’ nato un maschietto, pesa 2,95 chili e la mamma sta molto bene, ha incassato 240 milioni di euro”. Con queste parole il presidente di Rai Way, Camillo Rossotto ha commentato il primo giorno di quotazione della compagnia.

“Quando decidemmo di quotarci avevamo piena coscienza che c’era mare forza 7″, ha spiegato Rossotto riferendosi alle turbolenze dei mercati che hanno costretto altre società a ritirare l’Ipo – ma abbiamo cazzato le vele e siamo usciti in mare aperto convinti che saremmo tornati vincitori”.

Il titolo della società delle torri della televisione pubblica ha aperto il suo primo giorno di contrattazioni in rialzo dell’1,15% a 2,97 euro. La giornata è stata un po’ movimentata per il titolo: dopo il rialzo iniziale gli acquisti hanno preso il sopravvento, fino a raggiungere un massimo di seduta a 3,11 euro, pari al 5,42%. Brillanti gli scambi, per 9,7 milioni di pezzi.

Riferendosi alle cessione delle torri Wind, Rossotto ha detto: “Siamo parte del processo in maniera attiva”: “E’ un processo che sta andando avanti – ha spiegato, a margine della cerimonia per la quotazione di Rai Way – siamo ingaggiati e valuteremo i passi successivi”. La società, comunque, “ha una ottima struttura finanziaria ed è in grado di partecipare ad operazioni di crescita non solo organica”, ha sottolineato il presidente di Rai Way. “Vogliamo essere la maggiore ‘tower company’ italiana ed abbiamo grandi ambizioni di crescita”, ha aggiunto.

Per l’esordio in Borsa della la società attiva nella gestione e sviluppo di reti di trasmissione e diffusione radiotelevisiva per la Rai non sarà consentita l’immissione di proposte senza limite di prezzo. Per Luigi Gubitosi, “il successo dell’offerta che porta questa mattina Rai Way a debuttare in Borsa “significa che c’è interesse per l’Italia, c’è interesse per le storie che potenzialmente possono avere successo”.

Nell’ambito del collocamento istituzionale sono arrivate richieste da 73 richiedenti (30 investitori qualificati in Italia e 43 investitori istituzionali all’estero). Le azioni sono state assegnate a 69 richiedenti (27 Italia e 42 dall’estero). L’Offerta Globale si è conclusa lo scorso 13 novembre 2014, con richieste per complessive 173.733.020 azioni e una domanda che, al prezzo d’offerta, è stata pari a 2,1 volte il quantitativo di azioni offerte. In base alle richieste pervenute nell’ambito dell’offerta globale, sono state assegnate 95.000.000 azioni a 7.755 richiedenti.

Con il debutto in Borsa di Ray Way ci sarà anche un aumento dei compensi del management. Con l’Ipo oltre a salire il numero dei componenti del cda – da sei a sette – salgono anche i gettoni da 15mila a 50mila euro all’anno.

I compensi previsti per i membri del cda sono aumentati del 42% negli ultimi due anni: da 605mila euro lordi del 2011 a 681mila del 2012 fino ai 862mila del 2013.

“Smentendo tutti i presagi di sventura, Rai Way raccoglie in poche ore sul mercato ben più del contributo richiesto per assicurare gli 80 euro alle famiglie italiane – commenta il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli – Il sì al ricorso appare dunque chiaramente un voto determinato solo da logiche politiche e personali, perverse e contraddittorie, all’insegna del tanto peggio tanto meglio e ostile a ogni spinta riformatrice e di cambiamento. Sia ben chiaro, comunque, che tutto questo non indebolisce affatto, semmai rafforza, la volontà del governo di liberare la Rai e il servizio pubblico dalle vecchie logiche che ne hanno bloccato le potenzialità e lo sviluppo”.

Commentando invece il voto di oggi del cda Rai a favore del ricorso sui 150 milioni del canone, il sottosegretario dice: “Nel giorno in cui RaiWay debutta con successo in Borsa e la Rai finalmente valorizza un asset strategico dopo anni di immobilismo, il cda a maggioranza assume una decisione incomprensibile, autolesionista, contraria agli interessi dell’azienda e lontana dai problemi reali del paese”.

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