LA REAZIONE

Recchi: “Subito i decreti sul Jobs Act o 4mila assunzioni a rischio”

Il presidente di Telecom Italia commenta la possibilità che non ci siano le risorse per la solidarietà espansiva: “Le leggi devono accompagnare lo sforzo delle aziende”. E attacca Tiscar: “Tweet fuori luogo che offende 53mila lavoratori”. Intanto Vivendi è pronta a salire fino al 15% di TI

16 Giu 2015

F.Me.

Il vice segretario generale di Palazzo Chigi, Raffaele Tiscar, “offende i 53 mila dipendenti di Telecom”. Questa la risposta del presidente della società di tlc al tweet del vice segretario generale della presidenza del Consiglio, che aveva polemizzato con Telecom. Il commento di Tiscar, secondo Recchi è “emotivo e fuori luogo”, ha aggiunto Recchi.

Recchi ha poi affrontato il tema occupazione. “Il nostro impegno è di assumere 4mila persone per rinnovare il capitale umano; bisogna che le leggi accompagnino lo sforzo dell’azienda, se le leggi non sono adeguate non possiamo fare cose impossibili, ci sarebbero 4.000 posti persi”, ha ricordato il presidente, rispondendo alla domanda sul rischio che non ci siano, nei decreti attuativi del Jobs act le coperture per finanziare la solidarietà espansiva necessaria ad aziende come Telecom Italia per attuare le assunzioni promesse.

“Perdere l’opportunità – ha aggiunto Recchi – di 4mila nuovi talenti lo trovo deleterio per il Paese e per noi”. Telecom non è la sola azienda interessata alla solidarietà espansiva, ma come ha chiarito Recchi, è quella che ha messo in campo il maggior numero di assunzioni.

Il presidente ha poi auspicato che il decreto Comunicazioni veda luce al più presto. “Stiamo aspettando con ansia che si sblocchi il decreto tlc – ha detto il manager – Siamo certi che il Governo farà un’operazione che tiene conto di avere mercati competitivi con regole uguali per tutti a beneficio del Paese stesso”.

“Per operatori come noi, così impegnati con un piano da 10 miliardi, sarebbe un peccato, un’occasione mancata per il Paese se non venisse incoraggiata a investire”, ha sottolineato.

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Nei giorni scorsi in occasione del Moto GP al Mugello, il vicesegretario generale di Palazzo Chigi, Raffaele Tiscar, commentando su Twitter la pubblicità di TI sui servizi in fibra che campeggiava in occasione della manifestazione sportiva ha scritto: “Ma non sono gli stessi che dicevano che la fibra non serve e che basta il rame?” Uno scontro, quello tra Tiscar e Telecom Italia (che ora usa esclusivamente il brand commerciale Tim), che dura da mesi ed accompagna la messa a punto del piano ultrabroadband del governo, di cui Tiscar è uno dei principali incaricati.

Fra i maggiori temi del contendere è proprio la fibra ottica: secondo il consulente del governo andrebbe portata il più presto possibile sotto le case degli italiani per consentire all’Italia di colmare il gap infrastrutturale che la contraddistingue dai principali Paesi europei. Secondo Telecom, invece, è necessario un approccio più graduale che tenga conto dei limiti della domanda del mercato e dello sviluppo delle tecnologie del rame che oggi consentono velocità non proponibili solo un anno fa.

La differenza di approccio e di strategie ha portato ad aspri momenti di contrapposizione fra Tiscar e Telecom, rimasti però sempre sottotraccia. Ora vengono allo scoperto. Stavolta però, da Telecom non c’è un rilancio a colpi di tweet come è successo in passato in occasione dello scontro fra Bassanini e Recchi. Tuttavia, ai piani alti di Corso d’Italia sono sobbalzati sulla sedia quando hanno visto il tweet di Tiscar: “Come è possibile che una figura istituzionale dileggi pubblicamente una società privata?”, si sono chiesti. Anche Asati ha reagito subito: i piccoli azionisti hanno inviato una lettera al premier Matteo Renzi, chiedendo di prendere provvedimenti.