Recovery Fund, i sindacati: "Priorità agli investimenti nelle Tlc" - CorCom

L'APPELLO

Recovery Fund, i sindacati: “Priorità agli investimenti nelle Tlc”

Slc, Fistel e Uilcom chiedono più risorse pubbliche da dirottare sulle reti: “Infrastrutture strategiche per la ripartenza del Paese”. E aggiungono: “Bisogna garantire a tutti diritto alla connessione”

10 Set 2020

Federica Meta

Giornalista

Più investimenti pubblici sulle reti di telecomunicazioni per realizzare finalmente il “diritto alla connessione” per tutte le cittadine ed i cittadini italiani. L’appello arriva da Slc, Fistel e Uilcom che aderiscono aderiscono all’iniziativa confederale di Cgil, Cisl e Uil per chiedere maggiori risorse, attingendo al Recovery Fund per un Paese moderno ed inclusivo che sia realmente “digitale”.

“Non è più rinviabile realizzare la digitalizzazione del Paese, azione che passa nell’attivare significativi investimenti sulle infrastrutture e sulle competenze digitali – si legge in una nota congiunta – La formazione in questo contesto è un elemento imprescindibile, ottenere una vera formazione continua, a partire dal mondo del lavoro, che favorisca il superamento del divario culturale e generazionale è fondamentale”. Contestualmente, dicono, servono politiche attive nuove ed innovative “che determinino il ricambio generazionale acquisendo quella competenze necessarie per realizzare un percorso così importante e sfidante”.

Focus anche sul rinnovo del contratto delle Tlc. “Un Paese moderno, connesso, deve dare un riconoscimento economico e professionale alle decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori del comparto perché sono e saranno centrali per il consolidamento e lo sviluppo dei nuovi servizi digitali – spiegano – Un settore, quello delle Tlc, che si è oggettivamente compreso quanto sia stato indispensabile durante la pandemia e quanto possa essere strategico per la ripartenza e lo sviluppo dell’Italia”.

“Adesso è il momento per avere riscontri tangibili – conclude la nota – a partire dal rinnovo del Ccnl delle Tlc e alla messa in campo di grandi investimenti infrastrutturali: azioni essenziali per lo sviluppo economico e industriale di un grande Paese come l’Italia”.

Cosa si aspttano i sindacati dal Recovery Fund

Nei giorni scorsi Cgil, Cisl e Uil sono stati ascoltati alla Camera su dove, a loro avviso, sia necessario spendere le risorse europee.

Per la Cgil prioritari sono sanità, istruzione, lavoro sostenibile, riconversione ecologica e decarbonizzazione, infrastrutture e digitalizzazione. “Occorre concentrare e selezionare, sarebbe sbagliato frammentare in una miriade di progetti le risorse europee, e’ necessario individuare alcuni grandi obiettivi strategici su cui intervenire e collocare le risorse”, ha detto la segretaria confederale della Cgil, Gianna Fracassi che ha inoltre sottolineato la necessità di “favorire il maggior coinvolgimento possibile delle parti economiche e sociali nella progettazione, sia nella fase di definizione delle priorità, sia nella verifica”.

Il segretario confederale di Cisl, Ignazio Ganga,  ha posto l’accento sulla necessità di prestare attenzione al rilancio della produttività,della domanda interna, al rilancio degli investimenti materiali e immateriali. “E’ importante affrontare i nodi che creano ritardi sull’economia italiana – ha incalzato – E’ apparso evidente il ruolo di freno della burocrazia, va affrontato il tema delle diseguaglianze e non va abbassata la guardia rispetto alle aree di sviluppo. Consapevoli che le risorse saranno disponibili non prima del secondo semestre 2021, ci sembra opportuno non sottovalutare il potenziale di quei programmi comunitari come Sure e Mes sul quale permane una inopportuna situazione di impasse che riteniamo vada superata”.

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Indispensabile, secondo la Uil, ridurre i divari territoriali. La segretaria confederale Ivana Veronese propone che le risorse per ridurre il divario territoriale siano “superiori alla clausola del 34%, solo facendo crescere il Pil nel Mezzogiorno, tutto il Paese potrà crescere, dovrà esserci una riforma fiscale, investimenti su infrastrutture materiali e immateriali. Serve poi un ringiovanimento e rafforzamento della PA – ha spiegato -. La digitalizzazione, inoltre, deve diventare uno dei principali asset strategici come gli investimenti nella green economy, avviare misure concrete per una crescita del nostro sistema produttivo che permetta la creazione di nuove opportunità di lavoro, in particolare per i giovani”. La segretaria confederale della Uil ha infine sottolineato che il Mes è una “opportunità” che non ci possiamo permettere di perdere”.

Le linee guida del governo sul Recovery Plan

Una trentina di pagine e sei macro-missioni. Si compone così il primo schema delle linee guida per il Recovery Plan italiano presentato dal governo al Ciae (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei): digitalizzazione e innovazione; transizione ecologica; salute; infrastrutture nel segno della sostenibilità; istruzione e ricerca; inclusione sociale e territoriale.

In ballo ci sono i 209 miliardi del Next Generation Eu tramite in quali il governo punta a raddoppiare il tasso di crescita e di aumentare di 10 punti il tasso di occupazione.

Ecco i 6 cluster di intervento:

  1. Digitalizzazione e innovazione. Le Linee guida prevedono la digitalizzazione della PA, il completamento della rete nazionale in fibra ottica e interventi per il roll out delle reti 5G.
  2. Transizione ecologica e Green Deal. Gli obiettivi sono la decarbonizzazione dei trasporti, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici; la gestione integrata del ciclo delle acque; gli investimenti in economia circolare. La strategia va inserita in un contesto dove l’inquinamento dei centri urbani resta elevato e il 3% popolazione vive in aree dove gli standard europei di tossicità dell’aria sono oltre i limiti.
  3. Mobilità sostenibile. Il documento fa riferimento al completamento dei corridoi TEN-T di cui fa parte la Torino-Lione. Focus sull’alta velocità ferroviaria e lo sviluppo delle reti autostradali con ponti e viadotti. Sul tavolo anche investimenti nella mobilità urbana sostenibile.
  4. Istruzione, formazione e ricerca. Digitalizzazione dell’istruzione, lotta all’abbandono scolastico, politiche mirate ad aumentare il numero dei laureation cui l’Italia non spicca. Infine cablaggio in fibra ottica di scuole e università. Queste le azioni chiave.
  5. Equità e inclusione sociale e territoriale. Nelle linee guida si analizzano gli effetti della crisi globale che ha determinato un aumento della disuguaglianze e che si mira ad arginare con una definzione di una strategia per le politiche attive, oltre al Family Act e a una formazione ad hoc per consentire alle donne di entrare nel mercato del lavoro. Sul fronte inclusione terrioritale riflettori si investimenti di riqualificazione urbana, anche in ottica smart.
  6.  Salute. Digitalizzazione della sanità, con la diffusione del fascicolo sanitario elettronico, e più posti letto in terapia intensiva. Uno specifico investimento, dicono le Linee guida, sarà fatto anche sulle cure e l’assistenza a domicilio per superare “le attuali carenze del sistema delle Rsa”.

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