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AFFAIRE TELEFONICA

Renzi: “Telecom Italia, subito scorporo e investimenti”

Il candidato alla segreteria del Pd: “Non mi interessa se la compagnia sia o meno italiana: la cosa importante è la rete”

19 Nov 2013

F.Me.

“E’ fondamentale procedere subito allo scorporo della rete” di Telecom Italia, perché “sugli investimenti siamo indietro”. Lo afferma il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, in corsa alle primarie per l’elezione del segretario del Pd, aggiungendo che “indipendentemente da come sarà Telecom, se sarà italiana o spagnola non mi interessa, ma mi interessa che si facciano gli investimenti sulla rete e in modo rapido”.

“Renzi farebbe bene a capire bene cosa voglia dire lo scorporo per Telecom prima di fare simili affermazioni”. Lo dice al Corriere delle comunicazioni, Salvo Ugliarolo della Uilcom secondo cui la separazione societaria delle rete andrebbe a depauperare fortemente l’azienda, già “condannata dalla politica a diventare operatore domestico dopo essere stata per anni il quinto operatore mondiale”

“In questo contesto – sottolinea Ugliarolo -preoccupa che il candidato alla segretaria del Pd dica queste cose. Sono comunque disponibili ad incontrare Renzi per discutere di questo delicato tema”.

E anche all’indomani della salita di Telefonica in Telco, Renzi sottolineava: ”E’ importante che si faccia lo scorporo della rete”. ”Aprirsi agli investimenti stranieri è un bene – insisteva – Bisogna che la politica capisca gli interessi strategici del Paese e la rete è un interesse strategico”.

E parlando di banda larga, Renzi aveva evidenziato che l’Italia “non è all’avanguardia secondo me sulla nuova tecnologia e sulla nuova infrastruttura”, soprattutto sulle reti mobili a banda larga. “Dal mio punto di vista – ha spiegava – è interessante capire se le imprese del settore investiranno di più sulla rete 4G, perché, per quanto riguarda quella 3G, l’Italia è stata a lungo all’avanguardia dell’infrastruttura”.

Secondo Renzi “nell’ultimo periodo la lunga gara al ribasso delle tariffe che c’è stata da parte degli operatori, ha portato, dal mio punto di vista non istituzionale, ad un indebolimento dell’investimento infrastrutturale”.