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STRATEGIE

Rete mobile, così la Francia di Macron volta pagina sulle frequenze

Accordo “storico” fra il Governo, l’Authority per le Comunicazioni e gli operatori mobili per accelerare la copertura in 4G delle aree bianche. L’analisi di Gérard Pogorel (Telecom ParisTech)

16 Gen 2018

L’accordo firmato il 14 gennaio 2018 a Parigi tra il Governo francese, l’Authority per le Comunicazioni (Arcep) e gli operatori mobili per accelerare la copertura digitale del territorio può rappresentare l’apertura di una nuova era nella prospettiva di sviluppo dei reti di telefonia mobile in Europa.

Era ora! I protagonisti del mercato delle telecomunicazioni francesi sono riusciti a mettere fine a anni di schizofrenia di governi che da una parte organizzavano aste sempre più folli per l’uso delle frequenze, tagliando così la capacità d’investimento degli operatori; dall’altra lamentavano l’incapacità degli stessi operatori a contribuire alla copertura digitale dell’intero territorio. Sei mesi dopo l’elezione di Macron e dopo brevi mesi di dialogo, il governo francese, sulla base delle proposte di Arcep, ha raggiunto un accordo straordinariamente innovativo che mira a generalizzare la qualità della copertura mobile per tutti gli abitanti del Paese.

Gli operatori mobili si impegnano in maniera vincolante ad un programma intensivo e accelerato di copertura del territorio, investendo in questo quadro tra 3 e 4 miliardi di euro in cinque anni, un importo che si aggiunge agli 8,9 miliardi di euro che avevano iniettato nel 2016 nelle loro reti. Realizzeranno in 3 anni più di quanto è stato fatto negli ultimi 15 anni.

Ma non sono i dettagli di questi impegni, anche se determinanti, a rappresentare la parte più innovativa dell’accordo. Un effetto disruptive è la contropartita a tali investimenti offerta agli operatori dal governo francese: la riallocazione delle frequenze nelle bande 900/1800/2100 MHz verrà realizzata nei prossimi anni con la rinuncia da parte dello Stato all’asta finanziaria sulle frequenze e ai conseguenti incassi finanziari.

Il portafoglio di frequenze sarà riequilibrato tra gli attuali operatori e le licenze in essere prolungate di dieci anni. Con la clausola che gli investimenti saranno più importanti dei ricavi che ci si sarebbe potuto aspettare delle aste, elemento questo decisivo per l’ottenimento del consenso del ministero delle Finanze.

Verrà condotta una procedura, da definire, di attribuzione pubblica, trasparente, che terrà conto degli obblighi rafforzati degli operatori, e delle priorità date allo sviluppo del sistema Paese.

Questo “cambio di paradigma”, per citare le parole del ministro Julien Denormandie, ministro della Coesione territoriale, è in linea con le proposte che io stesso avevo avanzato in un intervento sul sito di Corcom nell’aprile del 2017 e da me riprese anche in occasione del Summit delle Telecomunicazioni organizzato da CorCom il 12 Dicembre dello scorso anno a Roma.

Certamente c’è ancora da definire in maniera precisa e rigorosa la procedura legale per la realizzazione dell’intesa, ma almeno si può dire già ora che finalmente siamo usciti dalla sottomissione dell’economia digitale al fascino del tavolo di poker, per affrontare in modo innovativo le vere priorità del sviluppo digitale di un Paese.

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