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Robbiati (Csl): “Applicazioni arma vincente dell’Lte”

Con il 4G si gestisce al meglio il traffico e se ne stimola la nuova domanda. Prezzi differenziati a seconda delle velocità

09 Giu 2010

“Fra i primissimi al mondo commercializzeremo l’Lte con
download sino a 100 Mbps e upload sino a 50 Mbps”: Tarek
Robbiati
non nasconde le ambizioni. Italiano, anche se è
nato a Beirut, è ceo di Csl, l’incumbent di
Hong Kong. “Una scommessa? L’investimento ha costi evidenti e i
ritorni andranno verificati. Ma l’Lte ci consentirà di tagliare
subito i costi del bit trasportato del 40% e di un fattore 5 dal
2014 con la versione advanced. E poi ho avuto dagli azionisti un
mandato chiaro: vai avanti con decisione. Abbiamo già avviato i
trial: partiremo con la commercializzazione entro fine anno. La
velocità e la minor latenza del 4G cambieranno l’esperienza dei
consumatori”.

Credete così tanto nella crescita dei dati in
mobilità?

Non è un atto di fede. Partiamo dall’esperienza di un servizio
Hspa+ a 21 Mb che ha prodotto una crescita del traffico di 23 volte
in un anno. Proprio grazie alla capacità del nostro network, non
abbiamo avuto i problemi incontrati da At&t con l’iPhone negli
Usa. I dati sono già diventati più importanti della voce e
cresceranno ancora. Il vero tema è quanto i clienti saranno
disposti a pagare per la qualità, che non può essere cheap. Ma
siamo ottimisti: l’Lte garantisce molta più banda e migliore
quality management: quindi, una miglior esperienza per i
clienti.

Con cosa li convincerete?
Con le applicazioni. Il maggior incremento di traffico non è
arrivato dai telefonini ma dalle chiavette per pc. Le proponiamo in
mobilità, ma anche per connessioni in casa o in ufficio, in
alternativa alla rete fissa. L’Lte ci consentirà di gestire al
meglio la crescita di traffico, ma anche di stimolarne
ulteriormente la domanda. Per questo siamo entrati nel mercato
delle applicazioni, del wireless bandwith on demand con prezzi
differenziati a seconda della qualità. Già ora ci vediamo come
Isp.

Volete fare i content provider?
No, ma intendiamo sfruttare al massimo l’intelligenza della rete:
è il nostro vero punto di forza. Anche rispetto ad aziende come
Google.

Che però chiedono di potere accedere liberamente alle reti
dele telco.

Bisognerà arrivare ad una mediazione. Non è immaginabile che noi
ci accolliamo i costi di costruzione delle reti ultrabroadband e
loro abbiano il monopolio dei ricavi. Se non si risolve questo
dilemma in maniera più equilibrata, c’è il rischio del collasso
delle infrastrutture.

È contro la net neutrality?
Se è un modo per far pagare tutti i costi degli investimenti alle
telco per poi fare entrare tutti i ricavi solo alle Google company,
sì. Mi pare che anche negli Usa gli ultimi sviluppi del caso
Comcast mostrino che questo modello non sta in piedi. Per parte
nostra, proponiamo tariffe commerciali flat, ma con tariffe
differenziate a seconda delle velocità di servizio garantite. E
interveniamo contro il P2P. Monitoriamo il traffico: se diventa
eccessivo, rallentiamo la velocità del download a 16k.

Regole più attente alle esigenze delle telco?
Dico che ci vogliono regole che favoriscano gli investimenti. Nel
mondo occidentale c’è stato un approccio sbagliato. I governi
hanno chiesto alle telco troppi soldi per lo spettro. Ne è
conseguito che sono diminuite le risorse destinate agli
investimenti: i budget erano quelli. Più le licenze costano, meno
si investe in innovazione.

Quindi spettro gratis?
Non dico beauty constest, ma nemmeno speculazioni finanziarie degli
Stati. Noi, per fortuna, di spettro ne abbiamo a sufficienza: 127
MHz, distribuito su una larga gamma di frequenze. Possiamo farci
parecchio. Anche perché ad Hong Kong vige il principio della
neutralità tecnologica che ci lascia mano libera nel
refarming.

Il vostro fornitore è Zte. Avete “tradito” Nsn che ha
costruito il vostro 2G e il 3G.

Con Nsn avremmo dovuto cambiare l’intera infrastruttura di rete.
Zte ci ha consentito di integrare le nostre legacy 2G e 3 in un
unico network all Ip. Ciò significa grandi risparmi di gestione,
di tempo di implementazione, di costi di backhauling, di
semplicità di refarming visto che le riconfigurazioni possiamo
farle via software. Hanno poi pesato il fattore prezzo e la
vicinanza con gli ingegneri di Zte. Il dialogo è molto stretto e
quotidiano: hanno l’head quarter a pochi chilometri da qui.