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Sacconi: “Ngn volàno per la crescita. Strategico tavolo Romani”

Il ministro del Welfare auspica che sulla realizzazione delle reti a banda larghissima si arrivi subito a un’intesa fra tutti. “Per Telecom Italia opportunità di crescita”. Intanto il viceministro alle Comunicazioni convoca per il 20 luglio il nuovo incontro fra azienda e parti sociali in merito alla vertenza sui licenziamenti

15 Lug 2010

“Mi auguro che davvero tra quindici giorni si possa verificare
una volontà di tutti i soggetti a muoversi nella giusta direzione,
così come mi auguro che nell'arco di quindici giorni il tavolo
Romani dedicato alle reti di nuova generazione possa approdare ad
alcuni primi risultati – e credo che ve ne siano le condizioni – in
modo che tavoli (quello sul piano Telecom e quello sulle Ngn ndr)
tra loro separati, possano in realtà alimentarsi reciprocamente
della buona volontà del più grande gestore e della volontà
condivisa di tutti i gestori per costruire per le reti di
telecomunicazioni italiane uno sviluppo adeguato, tanto nella parte
mobile quanto nella parte fissa, consapevoli tutti che
rappresentano, come dicevo all'inizio, il volano determinante
per la crescita, e la crescita con occupazione, del nostro
Paese”. É la risposta che il ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi, ha dato ad una interpellanza bipartisan sulla vicenda
Telecom, presentata alla Camera da Franscono Boccia (Pd) e Simone
Baldelli (Pdl) in cui si chiedeva al governo se non ritenesse
urgente predisporre un piano strategico nazionale per il rilancio
dell'industria e delle infrastrutture di telecomunicazioni e
quali iniziative l’esecutivo intenda adottare affinché Telecom
Italia contribuisca al rilancio del settore delle telecomunicazioni
in un'ottica di sviluppo competitivo di tutto il sistema
Paese.

Per quanto riguarda, invece, la questione dei licenziamenti di TI,
Sacconi ha ricordato di aver chiesti, con le organizzazioni
sindacali, il ritiro della messa in mobilità di 3700 lavoratori
che “conduce, come voi sapete, al licenziamento”. Intanto il
viceministro alle Comunicazioni, Paolo, Romani, ha convocato di
nuovo il tavolo con azienda e sindacati martedì 20 luglio.

Quello della mobilità – ha proseguito il ministro – “è un
atto unilaterale che come tale il governo ha contestato come ha
fatto in altri casi e già con la stessa Telecom un anno fa, quando
un'analoga procedura fu attivata e poi convertita in altro tipo
di ammortizzatori sociali. L'azienda ha responsabilmente
accolto questa richiesta e, nel contesto degli impegni ieri
assunti, ha deciso di ritirare la procedura”. Si tratta secondo
Sacconi di “un atto significativo, tanto quanto significativo era
l'atto di averla messa in opera. Il tempo assunto, non per
concludere l'accordo, perché sarebbe un po’ irragionevole,
ma perché ciascuno degli attori di questo tavolo possa liberamente
e responsabilmente trarre alcune prime conclusioni è di quindici
giorni. Quindi, è un tempo breve, che verrà intensamente
impiegato dalle parti e dal Governo che parteciperà al tavolo
negoziale in quanto soggetto interessato non solo astrattamente
alla mediazione fra le parti, ma soprattutto ai contenuti di
investimento”. Il governo ha preso anche l'impegno di
“verificare la strumentazione idonea a proteggere il reddito dei
lavoratori qualora fossero individuate esigenze di esubero
strutturale che in ogni caso debbono essere definite a valle della
condivisione di percorsi di investimento”.

Nel contesto delineato da Sacconi, Baldelli e Boccia chiedono che
“l'Azienda si impegni per un piano serio di investimenti che
garantiscano nel tempo sviluppo ed occupazione” e che “ il
governo segua da vicino e in modo permanente gli sviluppi della
vicenda interna e l'elaborazione di un nuovo piano
industriale”.
“Nonostante il clima di contrapposizione tra gli schieramenti,
tutti i gruppi parlamentari – sottolinea il deputato Pd Francesco
Boccia, coordinatore delle commissioni economiche del Pd e primo
firmatario dell’interpellanza – hanno voluto sottolineare con
questo atto di sindacato ispettivo la loro viva preoccupazione per
una vicenda singolare come quella di Telecom Italia, un'azienda
ex monopolista, che fa 1,5 miliardi di utili e pensa bene di
avviare unilateralmente le procedure di licenziamento per 3.700
dipendenti, all'interno di un piano di quasi 7000 esuberi;
mentre contemporaneamente aziende dello stesso settore in altri
paesi europei, come nel caso di France Telecom, fanno migliaia di
nuove assunzioni”.

A chiedere a Telecom un impegno maggiore nelle nuove reti a che il
segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che pur valutando
positivamente la decisione di congelare i tagli, ricorda che il
problema riguarda i propositi dell'azienda sugli investimenti.
“I privati che gestiscono alcune cose lo fanno senza alcuna
oculatezza degli interessi generali – precisa Bonanni -. Telecom
è pressoché monopolista, sfrutta una rete che è di tutti. È una
gallina d'oro che non è stata curata, fa le uova e non ci
preoccupa delle condizioni vitali. Non solo la rete non è
mantenuta, ma non si fanno neanche investimenti. I dividendi sono
molti e anche i licenziamenti”.
“E non vorrei che alla fine i guadagni diventino privati e le
perdite pubbliche”, conclude Bonanni.