L'INTERVISTA

Sassano: “Rivoluzione per le frequenze”

Con lo stop di 90 giorni al beauty contest si aprono nuovi scenari per lo spettro italiano. Secondo l’esperto serve “consentire l’uso Dvb-T delle frequenze attualmente vincolate al Dvb-H. Parte delle frequenze potrebbero essere utilizzate per sanare problemi mentre le tre destinate ai multiplex Sfn dovrebbero essere oggetto di un’asta a rilanci competitivi”.

Pubblicato il 23 Gen 2012

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Anche le frequenze nel “pacchetto liberalizzazioni” del governo: strada segnata, che marca un distacco dalle decisioni del precedente governo, promotore del “beauty contest” che prevedeva l’assegnazione gratuita di sei multiplex a operatori tv. Del resto, già prima delle feste, il ministro dello Sviluppo Corrado Passera aveva definito “intollerabile”, la concessione gratuita “di un bene di stato, raro e prezioso”. Ora, in vista, un nuovo scenario in cui lo spettro si aprirà non solo alle tv ma anche agli operatori di tlc. Ne parliamo con Antonio Sassano, ordinario di Ricerca Operativa al Dipartimento di Informatica e Sistemistica “Antonio Ruberti” dell’Università Sapienza di Roma.
Con gli emendamenti al Codice delle comunicazioni elettroniche messi a punto dal ministero per lo Sviluppo l’Italia ha recepito, sia pure in ritardo, le direttive europee sulla gestione dello spettro: a cosa puntano queste direttive?
L’obiettivo generale è quello di rafforzare il mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche. Per quello che riguarda la gestione dello spettro radio l’obiettivo è quello di garantire lo sfruttamento efficiente di una risorsa “pubblica e preziosa”, senza vincoli tecnologici o di servizio. La fine della distinzione delle frequenze in “televisive”, “radiofoniche” o “per tlc”. Gli emendamenti prevedono anche la non cedibilità delle frequenze ottenute gratuitamente e dunque la fine del “trading” di risorse ottenute senza pagare.
Cosa comporta l’emendamento per il beauty contest, se diventasse legge?
Il “beauty contest” era stato pensato come gara con stretti vincoli sul servizio (televisivo fisso o mobile) e sulla tecnologia da usare (Dvb-T e Dvb-H) e con un deciso vantaggio per operatori verticalmente integrati, in grado di realizzare le reti e fornire contenuti di qualità. In più, la gara consentiva la cessione delle frequenze dopo 5 anni anche se ottenute gratuitamente. Tutto il contrario di quanto previsto dalla Direttiva Ue.
Dunque andrebbe ripensato il procedimento di assegnazione delle frequenze?
Con il professor Carlo Cambini abbiamo provato a delineare una soluzione alternativa. I punti cardine sono i seguenti: per la flessibilità tecnologica, consentire l’uso Dvb-T delle frequenze attualmente vincolate al Dvb-H. Questo porterebbe Mediaset e Rai al “cap” previsto di 5 multiplex anche senza partecipare alla gara. Parte delle frequenze a gara potrebbero essere utilizzate per sanare problemi che hanno generato ricorsi contro il processo di transizione: la mancanza di risorse per le locali, il multiplex Telecom, la copertura della Rai. Le tre frequenze a gara destinate ai multiplex Sfn dovrebbero invece essere oggetto di un’asta a rilanci competitivi.
Un’asta-bis per i multiplex “televisivi” non c’è il rischio che vada deserta come prevede qualcuno?
Non credo, le frequenze ora destinate ai tre multiplex Sfn (54, 55, 58) hanno un grandissimo valore e appartengono a quella Banda 700MHz che la Conferenza Warc del prossimo febbraio a Ginevra si appresta a dichiarare “secondo dividendo digitale”. Dunque, sia operatori di rete specializzati (come Tdf, Arquiva o Abertis) sia gli operatori di telefonia mobile potrebbero essere interessati. Fossi il ministro, farei una rapida consultazione pubblica.
Lo Stato come può utilizzare/valorizzare eventuali frequenze “invendute”?
Innanzitutto non condivido il sillogismo “nessuno le vuole, dunque regaliamole”. Potremmo tenerle da parte per il secondo dividendo digitale evitando la faticosa e costosa liberazione alla quale siamo costretti ora e che ci costerà almeno 176 milioni di euro.
Perché le tv locali sono contrarie all’emendamento?
I motivi sono almeno due. I canoni da pagare che supererebbero i 17 mila euro l’anno per canale pagati ora e il timore di non poter rivendere o affittare le frequenze ricevute in eredità digitale. Si tratta di 27 canali per regione.
Si è detto che le frequenze tv in Europa si assegnano con beauty contest: è vero?
No. In Europa, in genere, non si assegnano le frequenze ma i canali trasmessi da un multiplex. Per esempio, la gara per i canali Hd attualmente in corso in Francia (34 canali richiesti da 26 diversi fornitori di contenuti) non assegna frequenze ma 6 canali sui 2 multiplex: R7 e R8. È come se in Italia avessimo utilizzato un singolo multiplex (e non 5) per trasmettere i tre canali Mediaset e i due canali de La7. Pensi che la Francia aveva riservato il multiplex R8 ai canali “bonus” da assegnare a TF1, M6 e Canal+. Un canale “bonus” per ogni canale analogico e non una frequenza (e dunque 6 canali) per ogni canale come abbiamo fatto noi. L’Europa ha minacciato una procedura di infrazione contro la Francia e Sarkozy è stato costretto ad annullare il regalo e ad utilizzare l’R8 per l’Hd.
A fine gennaio è prevista la Conferenza Mondiale delle Comunicazioni (Wrc-2012) di Ginevra: a cosa punta?
È importantissima. In quella sede si definirà l’Agenda per la conferenza del 2015. I Paesi europei hanno una posizione comune: chiedere la liberazione di circa 1 GHz di banda per un secondo dividendo per la banda larga mobile. L’Italia finora ha svolto un ruolo di freno, pretendendo che non fossero menzionate le frequenze televisive. Sono convinto che il nuovo ministro cambierà questa posizione e che il nostro Paese riacquisterà un ruolo positivo in questa decisiva occasione di sviluppo tecnologico.

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