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SBLOCCA ITALIA

Sblocca Italia, il pressing dell’industria per le semplificazioni

Catasto infrastrutture e facilitazioni pro-mini trincee tra le richieste delle aziende. Asstel in prima linea

23 Ott 2014

Alessandro Longo

Liberalizzare appieno le mini trincee con il via libera all’uso di materiali innovativi. Obblighi edilizi per facilitare il cablaggio delle verticali di palazzo. Eliminazione di oneri per l’occupazione del suolo. Uno sportello unico per i permessi e un catasto delle infrastrutture. Ci sono queste tra le semplificazioni e le misure “anti burocrazia”, pro banda larga, che l’industria tlc vorrebbe che il Governo introducesse, al più presto. Il cammino della revisione normativa non si è ancora completato, insomma, nonostante le migliorie arrivate negli anni scorsi (a favore delle mini trincee, soprattutto) e le semplificazioni presenti nell’attuale testo del decreto Sblocca Italia. Qui si legge che gli operatori mobili non hanno più bisogno di autorizzazione per piccole modifiche a impianti con le antenne (per aumenti massimi di 1,5 metri, della superficie della sagoma): potranno potenziarle, con il 4G, in modo più spedito.

Un’altra semplificazione importante, introdotta con lo Sblocca Italia, è la possibilità di fare la posa aerea della fibra (sulla facciata dei palazzi). Tutte cose utili, ma ancora non sufficienti, per gli operatori, che quindi ora provano a introdurre altre misure già in fase di conversione dello Sblocca Italia in legge. Primo: “obblighi di infrastrutturazione degli edifici con reti di comunicazione in fase di costruzione e ristrutturazione”, si legge nelle proposte presentate da Asstel. Sarebbe il recepimento direttiva 2014/61/CE, per semplificare il passaggio della fibra nei “verticali” negli edifici (quindi fin dentro gli appartamenti). La direttiva (del Parlamento e del Consiglio del 15 maggio 2014), “Misure volte a ridurre i costi di installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità”, impone infatti di fornire ai nuovi edifici “un’infrastruttura fisica interna con spazi adeguati ad accogliere impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica fino ai punti terminali di rete, estendendo l’applicabilità dell’etichetta “predisposto alla banda larga” anche agli edifici esistenti e prevedendo benefici fiscali per gli edifici che acquisiscano volontariamente siffatta etichetta”, scrive Asstel.

“È evidente che la posa di condutture durante la costruzione di un edificio ha solo un costo marginale limitato, mentre gli adattamenti a posteriori degli edifici per accogliere l’infrastruttura ad alta velocità possono costituire una parte significativa del costo dell’installazione della rete ad alta velocità”. Secondo punto, “estensione del valore di opera di urbanizzazione primaria alle reti degli edifici per il passaggio della fibra ottica”. Un modo semplice per incentivare la copertura.

Il terzo punto era già presente nelle proposte Mise al decreto, ma poi non è passato: uno sportello unico per raccogliere tutte le richieste di avvio ai lavori. Sarebbe il ministero a girarle poi agli enti interessati, con tempistiche precise.
Quarto: “eliminazione oneri (tra cui Tosap e Cosap) per le occupazioni con reti in fibra ottica”. “È un recepimento della disposizione della direttiva comunitaria per la riduzione dei costi di posa del broadband. Rafforza un principio già presente nelle attuali leggi: “Le infrastrutture di comunicazione elettronica non devono essere soggette ad oneri amministrativi ulteriori a quelli previsti per l’esercizio dell’attività”.

Anche il quinto punto ricorre da tempo nei desiderata dell’industria: “Istituzione del Catasto delle infrastrutture del suolo e del sottosuolo, alimentato da informazioni su tutte le reti di servizi di pubblica utilità, per favorirne il riuso in fase di posa di nuove infrastrutture”. Bisognerà aspettare la conversione dello Sblocca Italia, invece, per tornare alla carica con il secondo “decreto scavi” Mise-Mit, attuativo del Destinazione Italia, secondo cui gli operatori possono usare materiali innovativi per ripristinare l’asfalto nelle minitrincee. In questo modo possono evitare i lunghi e costosi ripristini tradizionali. Il Mise ha proposto una bozza di decreto al Mit, che però l’ha respinta, riferiscono dal Mise. Motivo: il Mit vorrebbe le semplificazioni più focalizzate. Ormai però, nel tempo di questo dialogo tra i ministeri, si è arrivati alla fase della conversione in legge dello Sblocca Italia. È probabile, per evitare sovrapposizioni, che i ministeri vogliano aspettare la conversione prima di riprendere la concertazione.

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