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L'INTERVISTA

Sciolla: “Ngn, L’Italia rischia grosso. Basta con gli squilibri”

L’Ad di Bt Italia e presidente di Bt Francia: “Gli operatori mobili avvantaggiati dalle tariffe di terminazione: così il Paese non sarà in grado di fare l’ultrabroadband”

20 Dic 2011

Mila Fiordalisi

Spinge sui mercati emergenti la britannica BT. La rinnovata strategia internazionale dell’azienda capitanata in Italia da Corrado Sciolla, numero uno anche della filiale francese, è votata alla crescita del business in parte per compensare il calo del fatturato nei Paesi occidentali, un trend che riguarda tutte le grandi telco company, ma soprattutto per sfruttare appieno le enormi potenzialità di sviluppo dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina). La sfida è partita dalla Cina, dove nel 2010, l’azienda ha dato il via a un massiccio piano di investimenti. E questo mese di ottobre è partita, dal Brasile, anche la sfida sud-americana. “Il mondo viaggia a due velocità – spiega Sciolla -: da un lato le economie occidentali, dove la crescita è stagnante, dall’altro quelle emergenti dove invece si viaggia a ritmi eccezionali e dove le opportunità di crescita sono consistenti”.


Sciolla, partiamo dagli investimenti appena annunciati per i Paesi latino-americani.
Siamo presenti in Sud America dal 2002 e la nostra offerta copre già 22 mercati. Abbiamo 1000 dipendenti, 1300 clienti, 180 pop, 3 data center e 7 noc (network operation center). Fiat ad esempio è nostro cliente: dal 2005 siamo diventati partner unico del Gruppo per i servizi di Tlc realizzando la Fun – Fiat Unified Network – la nuova infrastruttura di rete del Gruppo che ha consentito di unificare in un unico network le 18 preesistenti reti dei diversi settori di Fiat gestite da 80 differenti operatori. Si tratta di una grande realizzazione che oltre a consentire un significativo abbattimento dei costi, permette un alto livello di affidabilità nei collegamenti, America Latina inclusa, visto che la rete collega il più importante polo produttivo di Fiat, lo stabilimento di Belo Horizonte. Il piano che abbiamo annunciato a ottobre parte dal lancio di servizi Ethernet in 21 nuove città, ma soprattutto puntiamo ad ampliare la rete dei clienti. Stiamo lavorando su due fronti: da un lato vogliamo affermarci come partner unico di riferimento per i servizi Tlc e IT per le multinazionali europee e statunitensi che vogliono espandersi nei Paesi sud-americani e dall’altro punteremo sulle aziende locali che vogliono crescere a livello internazionale.


Su cosa si stanno concentrando gli investimenti?
Stiamo investendo a 360 gradi: reti, pop, fibra e IT


Da un punto di vista del business cosa vi aspettate?
Prevediamo il raddoppio del fatturato di qui ai prossimi tre anni. Tenga conto che il giro d’affari del mercato Ict aziendale nell’area latino-americana ammonta a 14 miliardi di euro e che si cresce ad un ritmo del 6-7% anno su anno. Il contesto dunque è molto favorevole.


Nel 2010 avete avviato un grosso piano per l’area Asia-Pacifico, come stanno andando le cose e come si articola la strategia?
In un anno abbiamo registrato una crescita del fatturato a due cifre in tutti i Paesi. Nell’area abbiamo circa 3mila dipendenti a cui se ne aggiungono 25mila se consideriamo i collaboratori indiretti ossia quelli della filiera. Abbiamo 20 sedi operative in altrettanti Paesi e siamo presenti in tutti i paesi più importanti: Cina, India, Giappone, Australia, Singapore, Hong Kong e Malesia.


Che mercato è quello cinese? C’è davvero spazio considerato lo strapotere di China Telecom?
Il mercato cinese è sicuramente difficile: c’è una regolamentazione particolarmente stringente e non è facile affermarsi. China Telecom ha una presenza forte ed è indispensabile ‘accreditarsi’ se si vuole trovare spazio d’azione. Il nostro posizionamento è ottimo: ad agosto 2011 abbiamo completato il collegamento della rete di China Unicom che copre le principali città cinesi, circa 330.


I servizi di Tlc ormai non bastano a garantire la sopravvivenza in un mercato sempre più competitivo. L’integrazione con l’IT è diventata fondamentale. Lo è anche per voi?
Per quanto ci riguarda siamo stati precursori: è dal 2004 che cavalchiamo la tesi dell’integrazione Tlc-IT. E siamo stati fra i primi a mettere a punto un’offerta end-to-end che include la realizzazione di infrastrutture di rete, la gestione da remoto del parco macchine di molti clienti direttamente dai nostri data center e servizi IT specificamente pensati per le imprese

.
Anche in modalità cloud?
Certamente. Abbiamo sviluppato una “nuvola” dedicata che permette fra l’altro alle aziende di svilupparsi in casa le applicazioni e di adattarle quindi alle specifiche esigenze.


In Italia come sta andando il business?
Sul mercato italiano abbiamo una leadership indiscussa: le multinazionali che necessitano di reti globali fanno riferimento a noi. Nell’ultimo anno ci siamo aggiudicati la gara indetta da DigitPA, per la realizzazione e la gestione, per 7 anni, della rete internazionale della PA italiana, che collegherà oltre 340 sedi in 125 Paesi. Ci siamo inoltre aggiudicati anche il network internazionale dell’Enel.


È in corso la discussione sul progetto Ngn. Cosa ne pensa del “piano” Metroweb?
Il progetto è molto interessante. Siamo già clienti Metroweb e rafforzeremo le attività. Per quel che riguarda la capacità dell’azienda di riuscire a cablare il territorio nazionale operando come veicolo alternativo a Fiberco (piano Romani, ndr) è tutto da vedersi: per fare la rete in fibra nazionale servono circa 10 miliardi di euro e soprattutto è necessario il coinvolgimento attivo di Telecom Italia. Se davvero si vuole realizzare una rete a copertura capillare è indispensabile prevedere lo spegnimento della rete in rame. Quindi il ruolo di Telecom è determinante. Per spingere gli investimenti da parte degli operatori bisogna però che vi siano regole chiare e che venga riconosciuto loro un premio in grado di garantire il ritorno degli investimenti in tempi accettabili. Per dirla tutta siamo contrari alla Ngn di “stato”: le reti le devono fare i privati, lo Stato deve occuparsi di favorire la domanda, salvo intervenire nelle zone “market failure”.


Nei giorni scorsi è stato licenziato il nuovo listino per le tariffe di terminazione mobile da parte di Agcom. Cosa ne pensa?
Trovo la decisione di Agcom contraddittoria, in quanto conferma la necessità di ridurre tariffe che sono tra le più alte d’Europa, ma rinvia l’inizio di un morbido decalage a luglio 2012. Non si comprende la ragione di tale dilazione che mantiene la rendita di posizione degli operatori mobili, danneggiando gli utenti e penalizzando gli operatori fissi. Ritengo invece sia indispensabile ridistribuire questi benefici in modo più equilibrato così che tutti gli operatori possano fare la loro parte nella realizzazione di una rete di nuova generazione (Ngn) ad elevate prestazioni in grado di aiutare sia le imprese italiane sia l’Amministrazione pubblica ad essere più “performanti”, perché così facendo si corre il rischio che nell’arco di poco tempo l’Italia possa avere nuove reti mobili, ma nessuna Ngn

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Sciolla: “Ngn, L’Italia rischia grosso. Basta con gli squilibri”

L’Ad di Bt Italia e presidente di Bt Francia: “Gli operatori mobili avvantaggiati dalle tariffe di terminazione: così il Paese non sarà in grado di fare l’ultrabroadband”

12 Dic 2011

Spinge sui mercati emergenti la britannica BT. La rinnovata
strategia internazionale dell’azienda capitanata in Italia da
Corrado Sciolla, numero uno anche della filiale francese, è votata
alla crescita del business in parte per compensare il calo del
fatturato nei Paesi occidentali, un trend che riguarda tutte le
grandi telco company, ma soprattutto per sfruttare appieno le
enormi potenzialità di sviluppo dei Bric (Brasile, Russia, India e
Cina). La sfida è partita dalla Cina, dove nel 2010, l’azienda
ha dato il via a un massiccio piano di investimenti. E questo mese
di ottobre è partita, dal Brasile, anche la sfida sud-americana.
“Il mondo viaggia a due velocità – spiega Sciolla -: da un lato
le economie occidentali, dove la crescita è stagnante,
dall’altro quelle emergenti dove invece si viaggia a ritmi
eccezionali e dove le opportunità di crescita sono
consistenti”.
Sciolla, partiamo dagli investimenti appena annunciati per
i Paesi latino-americani.
Siamo presenti in Sud America
dal 2002 e la nostra offerta copre già 22 mercati. Abbiamo 1000
dipendenti, 1300 clienti, 180 pop, 3 data center e 7 noc (network
operation center). Fiat ad esempio è nostro cliente: dal 2005
siamo diventati partner unico del Gruppo per i servizi di Tlc
realizzando la Fun – Fiat Unified Network – la nuova
infrastruttura di rete del Gruppo che ha consentito di unificare in
un unico network le 18 preesistenti reti dei diversi settori di
Fiat gestite da 80 differenti operatori. Si tratta di una grande
realizzazione che oltre a consentire un significativo abbattimento
dei costi, permette un alto livello di affidabilità nei
collegamenti, America Latina inclusa, visto che la rete collega il
più importante polo produttivo di Fiat, lo stabilimento di Belo
Horizonte. Il piano che abbiamo annunciato a ottobre parte dal
lancio di servizi Ethernet in 21 nuove città, ma soprattutto
puntiamo ad ampliare la rete dei clienti. Stiamo lavorando su due
fronti: da un lato vogliamo affermarci come partner unico di
riferimento per i servizi Tlc e IT per le multinazionali europee e
statunitensi che vogliono espandersi nei Paesi sud-americani e
dall’altro punteremo sulle aziende locali che vogliono crescere a
livello internazionale.
Su cosa si stanno concentrando gli
investimenti?
Stiamo investendo a 360 gradi: reti, pop,
fibra e IT
Da un punto di vista del business cosa vi
aspettate?
Prevediamo il raddoppio del fatturato di qui
ai prossimi tre anni. Tenga conto che il giro d’affari del
mercato Ict aziendale nell’area latino-americana ammonta a 14
miliardi di euro e che si cresce ad un ritmo del 6-7% anno su anno.
Il contesto dunque è molto favorevole.
Nel 2010 avete avviato un grosso piano per l’area
Asia-Pacifico, come stanno andando le cose e come si articola la
strategia?
In un anno abbiamo registrato una crescita
del fatturato a due cifre in tutti i Paesi. Nell’area abbiamo
circa 3mila dipendenti a cui se ne aggiungono 25mila se
consideriamo i collaboratori indiretti ossia quelli della filiera.
Abbiamo 20 sedi operative in altrettanti Paesi e siamo presenti in
tutti i paesi più importanti: Cina, India, Giappone, Australia,
Singapore, Hong Kong e Malesia.
Che mercato è quello cinese? C’è davvero spazio
considerato lo strapotere di China Telecom?
Il mercato
cinese è sicuramente difficile: c’è una regolamentazione
particolarmente stringente e non è facile affermarsi. China
Telecom ha una presenza forte ed è indispensabile
‘accreditarsi’ se si vuole trovare spazio d’azione. Il nostro
posizionamento è ottimo: ad agosto 2011 abbiamo completato il
collegamento della rete di China Unicom che copre le principali
città cinesi, circa 330.
I servizi di Tlc ormai non bastano a garantire la
sopravvivenza in un mercato sempre più competitivo.
L’integrazione con l’IT è diventata fondamentale. Lo è anche
per voi?
Per quanto ci riguarda siamo stati precursori:
è dal 2004 che cavalchiamo la tesi dell’integrazione Tlc-IT. E
siamo stati fra i primi a mettere a punto un’offerta end-to-end
che include la realizzazione di infrastrutture di rete, la gestione
da remoto del parco macchine di molti clienti direttamente dai
nostri data center e servizi IT specificamente pensati per le
imprese.
Anche in modalità cloud?
Certamente. Abbiamo
sviluppato una “nuvola” dedicata che permette fra l’altro
alle aziende di svilupparsi in casa le applicazioni e di adattarle
quindi alle specifiche esigenze.
In Italia come sta andando il business?
Sul
mercato italiano abbiamo una leadership indiscussa: le
multinazionali che necessitano di reti globali fanno riferimento a
noi. Nell’ultimo anno ci siamo aggiudicati la gara indetta da
DigitPA, per la realizzazione e la gestione, per 7 anni, della rete
internazionale della PA italiana, che collegherà oltre 340 sedi in
125 Paesi. Ci siamo inoltre aggiudicati anche il network
internazionale dell’Enel.
È in corso la discussione sul progetto Ngn. Cosa ne pensa
del “piano” Metroweb?
Il progetto è molto
interessante. Siamo già clienti Metroweb e rafforzeremo le
attività. Per quel che riguarda la capacità dell’azienda di
riuscire a cablare il territorio nazionale operando come veicolo
alternativo a Fiberco (piano Romani, ndr) è tutto da vedersi: per
fare la rete in fibra nazionale servono circa 10 miliardi di euro e
soprattutto è necessario il coinvolgimento attivo di Telecom
Italia. Se davvero si vuole realizzare una rete a copertura
capillare è indispensabile prevedere lo spegnimento della rete in
rame. Quindi il ruolo di Telecom è determinante. Per spingere gli
investimenti da parte degli operatori bisogna però che vi siano
regole chiare e che venga riconosciuto loro un premio in grado di
garantire il ritorno degli investimenti in tempi accettabili. Per
dirla tutta siamo contrari alla Ngn di “stato”: le reti le
devono fare i privati, lo Stato deve occuparsi di favorire la
domanda, salvo intervenire nelle zone “market failure”.
Nei giorni scorsi è stato licenziato il nuovo listino per
le tariffe di terminazione mobile da parte di Agcom. Cosa ne
pensa?
Trovo la decisione di Agcom contraddittoria, in
quanto conferma la necessità di ridurre tariffe che sono tra le
più alte d’Europa, ma rinvia l’inizio di un morbido decalage a
luglio 2012. Non si comprende la ragione di tale dilazione che
mantiene la rendita di posizione degli operatori mobili,
danneggiando gli utenti e penalizzando gli operatori fissi. Ritengo
invece sia indispensabile ridistribuire questi benefici in modo
più equilibrato così che tutti gli operatori possano fare la loro
parte nella realizzazione di una rete di nuova generazione (Ngn) ad
elevate prestazioni in grado di aiutare sia le imprese italiane sia
l’Amministrazione pubblica ad essere più “performanti”,
perché così facendo si corre il rischio che nell’arco di poco
tempo l’Italia possa avere nuove reti mobili, ma nessuna Ngn.

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