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Sciolla: “Più stimolo per gli operatori non soltanto mobili”

Trasformare l’Ict in leva per lo sviluppo. Nella nostra inchiesta abbiamo chiesto a 16 manager quali sono le priorità che il governo Monti dovrebbe portare avanti. Ecco la ricetta dell’Ad di BT Italia

14 Dic 2011

I governi cambiano ma, purtroppo, i problemi restano. Auspicando
che il Governo Monti sia, nei confronti dell’innovazione
tecnologica, più “efficace” dei Governi che lo hanno
preceduto, vorrei suggerire alcune iniziative prioritarie per
trasformare l’Ict in una leva per lo sviluppo. Come ha illustrato
recentemente uno studio di Oxford Economics esiste uno stretto
rapporto tra Ict e Pil: se l’Europa investisse in Ict al pari
degli Stati Uniti il suo prodotto lordo potrebbe crescere, in
media, del 5% (760 mld di euro) da qui al 2020. Per l’Italia la
crescita potrebbe addirittura essere superiore: 7% pari a 140
mld.

In questo contesto – e questa e la seconda conclusione importante
dello studio – i Governi e le loro scelte politiche influiscono
direttamente sull’efficacia degli investimenti in Ict e sui
relativi benefici in termini di produttività. Proprio per questo,
la prima richiesta che farei al Governo Monti è quello di
adoperarsi per ripristinare le condizioni necessarie a stimolare
gli investimenti di tutti gli operatori, non solo quelli
“mobili”. Per condizioni “favorevoli” intendo sia un quadro
regolamentare “certo” sia la revisione di alcune situazioni che
penalizzano, senza ragione, gli operatori di telefonia fissa. Mi
riferisco qui al tema dei costi di terminazione riconosciuti agli
operatori mobili, che, contro il parere della Commissione europea,
sono stati recentemente confermati ad esclusivo favore di questi
ultimi.

Appare invece indispensabile ridistribuire questi benefici in modo
più equilibrato così che tutti gli operatori possano fare la loro
parte nella realizzazione di una Rete di Nuova Generazione (Ngn) ad
elevate prestazioni in grado di aiutare sia le imprese italiane sia
l’Amministrazione pubblica ad essere più “performanti”. La
seconda richiesta va di pari passo con la prima e riguarda la
costituzione di una “cabina di regia” per l’attuazione di una
Agenda digitale che abbia come priorità il sistema produttivo
italiano e i suoi distretti industriali. Che poi la “cabina di
regia” sia affidata, o meno, ad un Sottosegretario ha poca
importanza. Quello che veramente conta è che il “regista” sia
adeguatamente investito dei poteri necessari per dare attuazione
alle decisioni prese di concerto con tutti gli interessati.
L’Italia del dopoguerra ha largamente beneficiato della
lungimiranza di chi si è adoperato per dotare il Paese di una
buona rete autostradale. Appare oggi indispensabile replicare
questo modello collocandolo però su di una nuova dimensione
globale, come solo le autostrade della comunicazione sono in grado
di fare.