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REGOLE

Scorporo rete Tim, slitta l’analisi di Agcom

Rinviato anche l’esame del Piano Nazionale di assegnazione frequenze per il servizio Tv in digitale terrestre. Il 6 giugno la prossima data utile

24 Mag 2018

Il consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha rinviato ad una prossima riunione l’analisi preliminare del progetto di separazione legale volontaria della rete di accesso fissa di Tim. Secondo quanto si apprende il denso ordine del giorno di oggi non abbia  permesso di affrontare la discussione. Il prossimo appuntamento del consiglio di Agcom è il 6 giugno.

A slittare, oggi, anche l’esame del Piano Nazionale di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre che figurava all’ordine del giorno del Consiglio.

Il progetto di separazione volontaria della rete fissa d’accesso era stato notificato da Tim all’Agcom lo scorso 27 marzo, dopo il via libera del cda del 6 marzo. La notifica all’Autorità da parte del gruppo telefonico è il primo passo dell’iter formale ai sensi dell’art. 50 ter del Codice delle Comunicazioni Elettroniche.

Sul tema separazione non c’è una procedura consolidata a livello comunitario e dunque si seguiranno le linee guida del Berec (l’organismo dei regolatori europei delle comunicazioni). Il consiglio dell’Agcom deciderà se procedere o meno sulla strada proposta da Tim in base ai parametri di affidabilità, serietà e vantaggi per la concorrenza e il mercato, scrive Radiocor. Se l’esame sarà positivo si andrà avanti con la riunificazione del procedimento sulla separazione della rete con quello sull’analisi dei mercati dei servizi di accesso alla rete fissa già aperto dall’Autorità.

I tempi per la conclusione si allungano dunque rispetto alla metà 2018 indicata precedentemente. Considerati i vari passaggi previsti, ovvero la consultazione pubblica nazionale, il parere dell’Antitrust e quello della Ue, si andrà presumibilmente alla seconda metà dell’anno, intorno a novembre-dicembre. Dalla prima analisi degli uffici che arriverà in consiglio il 24 maggio, sempre secondo quanto si apprende da più fonti qualificate, emerge qualche carenza e inadeguatezza nel progetto proposto da Telecom Italia. E’ tuttavia da considerare che il giudizio ultimo spetta ai commissari presieduti da Cardani e che in ogni caso è ancora in corso una fase di interlocuzione con la società. La rete, secondo alcune stime, vale intorno ai 15 miliardi.

Il progetto di separazione rete è stato notificato dall’azienda all’Agcom ufficialmente il 27 marzo scorso, anche se a grandi linee il management di Telecom Italia lo aveva già anticipato all’Autorità. Prevede un tipo di separazione legale (non uno scorporo che contempla il gradino successivo della separazione proprietaria), cioè una separazione dell’asset della rete che resta comunque controllato al 100% dalla casa madre.

La nuova società avrà a disposizione propri asset (infrastrutture della rete di accesso, dalla centrale alla casa dei clienti, nonché gli edifici, gli apparati elettronici e i sistemi IT) e sarà dotata del personale necessario per fornire servizi all’ingrosso in maniera indipendente. Inoltre, grazie a un unico punto di accesso one-stop-shop per i servizi wholesale regolati e non regolati per tutti gli operatori, inclusa Tim, il modello garantirà l’assoluta parità di trattamento tra gli operatori. Il progetto è stato approvato dal consiglio di amministrazione dello scorso 6 marzo. Durante la conference call con gli analisti, Genish ha aperto anche alla possibilità di ipo della rete, ma sempre conservando il controllo in capo al gruppo.

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