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“Senza il satellite l’Europa ultrabroadband non si può fare”

“La Ue sta spingendo molto sulla banda larga ma l’attenzione è troppo focalizzata sulle infrastrutture terrestri”, sottolinea Aarti Holla, segretario generale dell’Esoa, l’Associazione degli operatori satellitari. “Senza il mix col satellite si rischia di mancare l’obiettivo”

31 Mar 2010

L’Ue rischia di mancare l’obiettivo fondamentale di far salire
il numero delle connessioni su banda larga nei Paesi europei se
concentra la sua attenzione esclusivamente sull’infrastruttura di
rete ultra-veloce terrestre: il monito arriva da Aarti Holla,
segretario generale dell’Esoa (European satellite operators
association).

In un’intervista pubblicata da EurActiv, la Holla sottolinea come
la missione Ue di portare la banda larga a tutti i cittadini entro
il 2013 si basi sulla realizzazione di reti in fibra più veloci.
Eppure, “secondo noi anche il satellite è fondamentale se
vogliamo raggiungere un’inclusione del 100% e se il 2013 è da
considerarsi un target realistico”.

La Commissione europea ha detto di volere che il 50% dell’Ue
acceda a velocità di 30 Mbs entro il 2013 e di 100 Mbs entro il
2020 ma, continua il segretario generale dell’Esoa, “per
raggiungere tale obiettivo, specialmente nei Paesi-membro che
ancora stanno risollevandosi dalla crisi economica, ci sarà
bisogno di una soluzione immediatamente disponibile, e a prezzi
convenienti, come il satellite supportato dal wifi”.

Secondo la Holla, puntare maggiormente sul satellite non andrebbe
comunque a interferire con i necessari investimenti
nell’infrastruttura di rete terrestre, cui l’Ue dà la
priorità: “Non ci sentiamo in competizione con le offerte
land-based ma pensiamo di essere complementari e di arrivare dove
gli altri non vogliono nemmeno andare”.

Per portare davvero il broadband a tutti, la soluzione è dunque un
“mix di tecnologie”: zone geograficamente diverse richiedono
tecnologie diverse. “In regioni pianeggianti, wifi e wimax vanno
molto bene. Nelle aree di montagna, è meglio il satellite”.
L’Ue ha avviato alcuni progetti per esplorare l’utilità del
satellite e la Commissione ha tenuto colloqui informali con gli
operatori del settore, dicendosi neutrale rispetto alle diverse
tecnologie. Ma secondo la Holla, “l’esecutivo europeo solo a
parole si dice aperto a più soluzioni, mentre nei fatti il
dibattito è dominato dalla questione della velocità delle
connessioni. Eppure, nemmeno il video on demand richiede più di
4-5 Mbs. La mia domanda è: quali sono i servizi che pensano che
abbiano bisogno di 100 Mbs? Mi sembra un target staccato dalla
realtà”.

C’è anche la questione dei costi. Per l’Esoa, il satellite è
meno caro: “Possiamo connettere antenne e modem che costano tra i
250 e i 500 euro. Può essere un modo più intelligente di usare i
fondi pubblici, anziché a pioggia. Un esempio negativo è quello
della comunità montana di Alta Valle del Reno, in Italia, dove le
autorità hanno investito quasi 40.000 euro in 10 nuovi ripetitori
per potenziare il segnale terrestre e dopo sei mesi hanno ottenuto
solo 150 nuovi abbonamenti. Il costo del satellite sarebbe stato
solo una frazione, tenuto conto anche del fatto che non sempre si
può essere sicuri che ci sia un mercato”.

“La fibra domina il dibattito perché il satellite è ancora
troppo poco conosciuto e la politica ha le sue responsabilità”,
conclude la Holla. “Non si può investire in una sola tecnologia
senza effettuare un’analisi informata su costi e benefici della
tecnologia stessa. Non si può stendere la fibra senza sapere
quante persone la vogliono o hanno bisogno di essere connesse”.