Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL CASO

Si chiude l’inchiesta su Bt: la filiale italiana da parte lesa a indagata

Le presunte irregolarità contabili portarono nel 2016 all’allontanamento dei vertici della divisione italiana e a un taglio sulle stime di ricavi e utili per un “ammanco” di 530 milioni di sterline. Tra i reati contestati false comunicazioni sociali, emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode. In totale 23 gli indagati

14 Feb 2019

A. S.

Si è chiusa l’inchiesta sulla divisione italiana di British Telecom per presunte irregolarità contabili. Le indagini, condotte per la procura di Milano dalla pm Silvia Bonardi, erano state aperte a seguito delle dichiarazioni dell’allora Ad Gavin Patterson, che nel gennaio 2017 aveva denunciato presunte irregolarità contabili per le attività in Italia che avevano portato, nell’autunno 2016, all’allontanamento dei vertici della controllata italiana e al taglio delle stime su ricavi e utili, causati da un ammanco di 530 milioni di sterline. Ora la Guardia di Finanza sta notificando l’avviso di chiusura indagini alla società e a una ventina di persone tra ex manager e dirigenti.

Gli indagati sono nello specifico 23, compresa la la stessa BT Italia per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Tra i reati contestati ci sono false comunicazioni sociali, emissione di fatture per operazioni inesistenti, frode nelle pubbliche forniture e falsità nelle relazioni o comunicazioni dei responsabili della revisione contabile. Tra gli indagati gli ex presidenti di BT Italia Luis Satorre Alvarez e Corrado Sciolla, l’attuale Ad Andrea Giovanni Bono, che ai tempi era consigliere di amministrazione, e l’ex amministratore delegato Gianluca Cimini, nonché gli ex consiglieri di amministrazione Stefania Truzzoli, Alessandro Clerici, Richard Cameron e Luca Sebastiani, e i membri del collegio sindacale.

I bilanci contestati a BT Italia sono quelli degli esercizi dal 2012 al 2016. “Al fine di conseguire un ingiusto profitto, consistito nel sistematico raggiungimento del margine operativo lordo della società utilizzando appostazioni contabili del tutto artificiosi”, si legge nelle 32 pagine dell’avviso di chiusura indagini, gli indagati cui è contestato questo episodio, avrebbero effettuato una “sistematica sovrastima degli stanziamenti relativi alle fatture da emettere”, e una “irregolare contabilizzazione di fatture duplicate, ovvero riferite a clienti cessati, o irregolari”. Il documento parla anche di una “sistematica sottovalutazione degli accantonamenti da imputare al fondo svalutazione crediti” e l’iscrizione “nell’attivo dello stato patrimoniale di crediti inesistenti”, o “registrazioni contabili prive di documentazione”. Grazie a questi artifici sarebbe stato esposto “un valore della produzione” e costi non corrispondenti al vero, che portavano a una perdita di esercizio di 29,2 milioni di euro “anziché una perdita reale di 46,68 milioni di euro”. Quanto contestato per il 2013 si sarebbe poi ripetuto anche negli anni successivi, tanto che, per la procura di Milano il bilancio dell’esercizio 2013-2014, chiuso con una “perdita di esercizio di 35,5 milioni di euro”, invece, sarebbe stato chiuso con “perdite reali di 61,7 milioni di euro”. Per quanto riguarda il bilancio al 31 marzo 2015, questo fu chiuso da BT Italia con un utile di esercizio di 1,65 milioni di euro, ma per gli inquirenti sarebbe stata nascosta una perdita di 42,28 milioni di euro. Quanto all’esercizio che si è concluso il 31 marzo 2016, “a fronte di plurime fittizie cessioni di beni aziendali”, di “fatturazioni di ricavi legati a prestazioni di fittizie consulenze”, di “artificiose operazioni di trasformazione di spese operative”, di “indebite capitalizzazioni del costo del lavoro”, di “un’artificiosa riduzione del costo del venduto”, di “una non corretta capitalizzazione di costi operativi per consulenze”, di “una sistematica sovrastima degli stanziamenti relativi alle fatture da emettere”, e contabilizzazioni irregolari di fatture duplicate, oltre che di “sottostime delle svalutazioni” e l’iscrizione a bilancio di “crediti inesistenti”, era stato indicato “un utile di esercizio di 35,58 milioni di euro anziché perdite reali di 151,477 milioni di euro”.

Nel documento della procura risultano inoltre una serie di contestazioni per fatture inesistenti a partire dal 2014, mentre a una parte degli indagati è contestato anche il reato di frode nelle pubbliche forniture nell’ambito di una procedura indetta nell’agosto 2014 da Sed Multitel, controllata da Lottomatica, in quanto BT Italia, dopo l’aggiudicazione della gara pubblica, “in violazione delle pattuizioni contrattuali intercorse con Sed Multitel” ha sottoscritto un contratto con la società tunisina Gomedia Consulting come subfornitore. Dei 23 indagati dalla procura di Milano, 19 sono ex manager ed ex dirigenti di BT Italia, 3 sono amministratori, gestori o referenti di Gomedia Consulting e uno è il revisore legale di Pwc.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti trattati

Personaggi

G
Gavin patterson

Aziende

B
Bt Italia

Approfondimenti

T
tlc

Articolo 1 di 3