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ABI RESEARCH

Sim card in contrazione, è colpa degli smartphone troppo cari

I prezzi, oltre i 1.000 dollari, dei cellulari di fascia alta allungano i cicli di sostituzione. E per la prima volta da cinque anni scende la domanda delle sim rimovibili. Minimo l’impatto delle eSim, che crescono ma non incideranno se non dopo il 2024

02 Ott 2019

Patrizia Licata

giornalista

Il mercato delle Sim card è in flessione: colpa non delle eSim ma degli smartphone di fascia alta con prezzi che superano anche i 1.000 dollari e che allungano i cicli di sostituzione dei device. Lo afferma la nuova analisi di Abi Research. La crescita dei costi dei device mobili contribuisce alle difficoltà di un mercato già sotto pressione, scrivono i ricercatori: nel 2018 sono state distribuite 5,53 miliardi di Sim card, un risultato che segna la prima contrazione globale anno su anno da oltre cinque anni. Le condizioni restano difficili e ciò lascia prevedere una probabile flessione anche per il 2019, circa -0,1% rispetto al 2018. Il numero di schede Sim consegnate scenderà ancora nel breve periodo, passando da 5,2 miliardi di quest’anno a 5,0 miliardi nel 2024.

Le sfide sul mercato

In Cina le difficoltà del mercato delle Sim card rimovibili si lega alla riduzione delle tariffe di roaming, che prima avevano tenuto alto il numero di utenti in possesso di più schede. In India la sfida principale è rappresentata, quest’anno come nel 2018, dal consolidamento sul mercato degli operatori di rete mobile e dalla fine delle promozioni per i contratti 4G.

Il calo delle Sim sui maggiori mercati dell’Asia-Pacifico (che includono anche l’Indonesia) sarà, secondo Abi Research, bilanciato dalla crescita della domanda di eSim per gli smartphone ibridi, in particolare per gli Apple Xr e Xs (e, nel resto dell’anno, per la nuova gamma iPhone 11) e per i Pixel phone di Google. Inoltre, proseguirà la crescita nel segmento M2M/IoT soprattutto grazie all’integazione di eSim nelle automobili.

Il fattore eSim

I tassi di attivazione delle eSim vengono monitorati attentamente dai maggiori operatori dell’ecosistema, come Gemalto (gruppo Thales), Idemia, G+D, Valid, Samsung e Infineon, che cercano di capire i potenziali impatti sul loro business delle schede Sim. Tuttavia, secondo Phil Sealy, Research director di Abi Research, “l’impatto eventuale delle eSim sarà, nel breve termine, minimo. Le eSim dovrebbero essere viste come un fattore che pesa nel lungo periodo”, prosegue l’analista. “Il calo delle sostituzioni delle Sim oggi si deve soprattutto alla crescita dei prezzi degli smartphone”.

L’impatto di mercato delle eSim sarà marginale fino a tutto il 2024, ovvero finché ci saranno i dispositivi dual Sim (con la Sim card rimovibile accanto alla eSim) e gli operatori mobili saranno poco attrezzati per l’adozione esclusiva della eSim.

Device mobili troppo costosi

La più grande minaccia per le Sim card rimovibili nel breve termine (3-5 anni) è il mercato dei dispositivi mobili“, ribadisce Sealy. “I device mobili stanno diventando sempre più cari, alcuni hanno superato la soglia di prezzo dei 1.000 dollari. Di conseguenza, i consumatori cercano di spalmare il costo del device su un periodo di tempo più lungo”.

Gli operatori mobili hanno notato questo cambiamento e hanno risposto espandendo la durata degli abbonamenti dai classici 18-24 mesi fino a 36 ai 48 mesi. Così, cicli di vita più lunghi per gli smartphone e contratti che arrivano fino a quattro anni riducono i tassi di sostituzione e la domanda per le schede Sim.

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