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Spettro mobile, le aste frutteranno 20 miliardi entro il 2015

Kpmg: i regolatori devono trovare il giusto equilibrio nel decidere il prezzo delle frequenze, in modo da proteggere i ricavi per il governo e il ritorno sull’investimento per gli operatoriI ricavi generati dalle aste dello spettro che si stanno svolgendo in Europa occidentale raggiungeranno circa 20 miliardi di euro tra il 2011 e il 2015. Secondo Kpmg nei prossimi tre-quattro anni verrà messo all’asta in Europa più spettro mobile di quanto sia stato portato in gara negli ultimi dieci anni. Dei 20 miliardi di euro di ricavi previsti, due terzi arriveranno dalla vendita delle frequenze del dividendo digitale nelle bande dei 700 e 800 MHz, che si libereranno con lo spegnimento della tv analogica e il passaggio a quella digitale.

12 Dic 2011

Gli operatori oggi sono disposti a pagare somme importanti per lo spettro radio”, afferma Benoit Reillier, director of economics and regulation di Kpmg. “Tuttavia, l’esito di allocazioni di spettro sempre più complesse continuerà ad essere, secondo noi, incerto per diversi mesi a causa di diversi elementi che vanno negoziati”.

Secondo il Radio Spectrum Monitor di Kpmg, il prezzo medio per MHz pro capite in Europa occidentale era di 0,87 euro tra il1999 e il 2010 e di 0,90 euro in Nord America. I prezzi in Asia-Pacifico (0,34 euro), Europa Centrale e orientale (0,22) e America Latina (0,12) erano nettamente inferiori, mentre il prezzo per MHz pro capite in Medio Oriente e Africa era molto più alto (1,22 euro). "Il nodo del costo dello spettro è particolarmente critico considerata l’attuale pressione sul flusso di cassa degli operatori”, nota Reillier.

Perciò il report di Kpmg sottolinea la necessità per i regolatori di trovare un compromesso nel dare il giusto valore allo spettro, in modo che le frequenze generino sufficienti entrate per i governi (essenziali oggi più che mai) ma restino anche attraenti per gli operatori, che devono garantirsi un ritorno sull’investimento sia nelle licenze che nelle nuove reti e al tempo stesso far sì che i loro servizi abbiano un prezzo competitivo.


6 dicembre 2011di Patrizia Licata

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Spettro mobile, le aste frutteranno 20 miliardi entro il 2015

Kpmg: i regolatori devono trovare il giusto equilibrio nel decidere il prezzo delle frequenze, in modo da proteggere i ricavi per il governo e il ritorno sull’investimento per gli operatori

06 Dic 2011

I ricavi generati dalle aste dello spettro che si stanno svolgendo
in Europa occidentale raggiungeranno circa 20 miliardi di euro tra
il 2011 e il 2015. Secondo Kpmg nei prossimi tre-quattro anni
verrà messo all’asta in Europa più spettro mobile di quanto sia
stato portato in gara negli ultimi dieci anni. Dei 20 miliardi di
euro di ricavi previsti, due terzi arriveranno dalla vendita delle
frequenze del dividendo digitale nelle bande dei 700 e 800 MHz, che
si libereranno con lo spegnimento della tv analogica e il passaggio
a quella digitale.

"Gli operatori oggi sono disposti a pagare somme importanti
per lo spettro radio”, afferma Benoit Reillier, director of
economics and regulation di Kpmg. “Tuttavia, l’esito di
allocazioni di spettro sempre più complesse continuerà ad essere,
secondo noi, incerto per diversi mesi a causa di diversi elementi
che vanno negoziati”.

Secondo il Radio Spectrum Monitor di Kpmg, il prezzo medio per MHz
pro capite in Europa occidentale era di 0,87 euro tra il1999 e il
2010 e di 0,90 euro in Nord America. I prezzi in Asia-Pacifico
(0,34 euro), Europa Centrale e orientale (0,22) e America Latina
(0,12) erano nettamente inferiori, mentre il prezzo per MHz pro
capite in Medio Oriente e Africa era molto più alto (1,22 euro).
"Il nodo del costo dello spettro è particolarmente critico
considerata l’attuale pressione sul flusso di cassa degli
operatori”, nota Reillier.

Perciò il report di Kpmg sottolinea la necessità per i regolatori
di trovare un compromesso nel dare il giusto valore allo spettro,
in modo che le frequenze generino sufficienti entrate per i governi
(essenziali oggi più che mai) ma restino anche attraenti per gli
operatori, che devono garantirsi un ritorno sull’investimento sia
nelle licenze che nelle nuove reti e al tempo stesso far sì che i
loro servizi abbiano un prezzo competitivo.