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IL CONVEGNO

Spiezia: “Gli investimenti in Ict non danneggiano la domanda di lavoro”

L’Ict crea nel lungo periodo più posti di lavoro di quanti ne tolga col fenomeno della “disoccupazione tecnologica”: lo spiega lo studio del senior economist dell’Ocse

18 Nov 2014

Patrizia Licata

L’Ict elimina posti di lavoro ma ne crea altri: l’effetto di riduzione degli occupati è solo di breve termine, mentre nel lungo periodo l’Ict incentiva l’occupazione. E’ questo il messaggio dello studio di Vincenzo Spiezia, Senior Economist Ocse, presentato oggi da Andrea de Panizza (Oecd-Istat Senior Economist) al convegno “Internet, Jobs & Skills: an opportunity for growth” di Telecom Italia. Nella storia dell’economia, infatti, le maggiori innovazioni tecnologiche sono sempre state accompagnate da profonde trasformazioni del mercato del lavoro: aumentando la produttività del lavoro, l’innovazione permette di produrre una data quantità di beni e servizi con meno lavoro, aprendo la strada a quella che gli economisti chiamano la “disoccupazione tecnologica”. Allo stesso tempo l’innovazione genera dei meccanismi compensativi con effetti potenzialmente positivi sull’occupazione stessa.

La diffusione dell’Ict sta avendo oggi le stesse implicazioni per il mercato del lavoro di altre tecnologie diffusesi nel passato. L’Ict sostituisce i lavori routinari attraverso l’utilizzo di processi gestiti dai computer (automazione), permette di coordinare a distanza attività produttive complesse e di delocalizzare la produzione in paesi con costi del lavoro più bassi (offshoring). Allo stesso tempo l’Ict permette la creazione di nuovi prodotti e servizi e genera dunque nuove opportunità occupazionali nel settore Ict stesso e in tutta l’economia.

Recentemente, soprattutto a seguito della profonda crisi economica mondiale, si sta diffondendo la preoccupazione che questo processo di “distruzione creativa“ si stia caratterizzando in modo molto squilibrato: la distruzione del lavoro legata all’automazione e all’offshoring sembrerebbe avvenire a una velocità superiore a quella della creazione dei nuovi lavori legati all’Ict.

In questo contesto, lo studio di Spiezia offre nuove stime dell’effetto degli investimenti in Ict sulla domanda di lavoro in 19 paesi dell’Ocse per il periodo 1990-2012.

Il risultato dell’analisi del modello stimato dice che nel lungo periodo l’elasticità di sostituzione tra lavoro e capitale Ict è uguale a uno in tutti i paesi. Di conseguenza una diminuzione permanente del costo del capitale Ict riduce la domanda di lavoro per unità di output ma aumenta l’output nella stessa proporzione. In altre parole, la sostituzione tra capitale Ict e lavoro è completamente compensata dalla crescita della produzione. Di conseguenza, nel lungo periodo, gli investimenti in Ict non hanno effetti negativi sulla domanda di lavoro, come sostenuto invece da taluni studi empirici.

Nel breve periodo però, poiché le imprese non possono cambiare facilmente gli input produttivi ed hanno significativi costi di aggiustamento, una riduzione permanente del costo del capitale Ict porta da aumentare gli investimenti in Ict e a ridurre l’occupazione. La contrazione dell’occupazione è tuttavia soltanto un effetto di breve periodo. Lo studio stima, infatti, che in un periodo di 7 anni gli effetti negativi sono riassorbiti. In particolare, assumendo una riduzione del 5% del costo del capitale Ict, lo studio mette in evidenza che nel primo anno si verifica una contrazione di circa 4 occupati ogni mille, che poi è tuttavia riassorbita nei 6 anni successivi.

L’Ict e il lavoro sembrano dunque essere “nemici nel breve periodo” ma diventano invece, se non “amici”, almeno “vicini neutrali” nel lungo periodo, in quanto la perdita di occupazione generata dagli investimenti in Ict nel breve periodo è compensata nel lungo periodo dall’aumento di occupazione prodotta dalla crescita della domanda e quindi dalla maggiore produzione, legata ai prezzi dei prodotti più bassi e alla produzione di nuovi servizi e prodotti Ict.

Lo studio di Spiezia mette tuttavia in evidenza come a partire dalla crisi del 2007 emerga un fenomeno più duraturo di sostituzione del lavoro con l’Ict. Fa eccezione l’Irlanda, dove la ripresa economica è già cominciata. Occorrerà dunque aspettare per capire se la crisi economica cominciata nel 2007 abbia o meno modificato il già complesso rapporto tra Ict e occupazione.

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