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LA SFIDA PAESE

Tagliaferri: “Innovazione per ricostruire la filiera”

Il numero uno di Selta al Corriere delle Comunicazioni: “L’Italia ha un problema di re-industrializzazione: serve una ricomposizione fondata su specializzazione collaborativa, filiere produttive e tecnologiche e di ricerca”

03 Ott 2014

Carlo Tagliaferri, presidente e Ad di Selta

E’ lodevole l’attenzione del governo che ha messo ai primi posti della sua azione il futuro digitale e tecnologico del paese. Ora si tratta di misurare le risorse, verificare la coerenza delle decisioni e la produttività degli interventi. Le misure previste dallo “Sblocca Italia” sono coraggiose in materia di sostegno allo sviluppo delle reti nelle aree più deboli. Si potrebbe perfezionare il meccanismo con convenzioni che coinvolgano più operatori e con piani territoriali che possano dare una visione omogenea del territorio. Inoltre, se è vero che gli interventi di sostegno devono essere tecnologicamente neutrali, è altrettanto noto che, come indicano gli ultimi rapporti della Commissione Ue, l’Italia è fanalino di coda per quanto riguarda l’Ngn (i 30 mega e più sulla rete fissa), mentre si colloca nella media europea in quanto a disponibilità del broadband mobile. In tutti i casi, comunque, ciò di cui Roma e Bruxelles dovrebbero preoccuparsi è la necessità di una sostenibilità economica per il settore, evitando l’ossessione tariffaria cui abbiamo assistito in questi anni e che tanti danni ha creato.

La discriminante per l’azione futura è se l’Ict debba essere solo uno strumento, per quanto innovativo, o se possa e debba essere un’industria preziosa per l’Europa e per il Paese. L’Europa non può essere solo un mercato per le tecnologie delle reti informatiche made in Asia e per gli Ott sull’altra sponda dell’Atlantico. Occorre una sintesi virtuosa tra reti, applicazioni, servizi vantaggiosa per tutte le componenti a sostegno di investimenti e innovazione, perchè non saranno le app gratuite a risollevare l’economia. Abbiamo un grande problema di re-industrializzazione che richiede una ricomposizione, certamente su basi nuove, fondata su una specializzazione collaborativa, di filiere produttive, tecnologiche e di ricerca.

Ecco gli altri contributi all’inchiesta

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