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LO STUDIO

Tariffe mobili, l’Italia è il paese meno caro. Ma per le telco l’Arpu è al palo

La spesa media per il post-paid è di 15 euro al mese. E nei pacchetti sempre più Giga gratis. Una manna per i consumatori, ma gli operatori fanno fatica a far quadrare i conti. L’Eu Mobile Benchmark di Telecompaper

15 Mag 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’Italia è il paese meno caro per i servizi mobili post-pagati in tutta l’Europa occidentale: è l’effetto dell’ingresso di Iliad, quarto operatore mobile sul mercato dopo la fusione Wind-Tre. Lo rileva l’Eu Mobile benchmark study condotto da Telecompaper che ha messo a confronto le tariffe mobili di 16 paesi europei. La ricerca evidenzia anche come, nella maggior parte dei paesi europei, gli operatori stanno includendo sempre più dati nei loro piani postpagati Sim-only senza per questo aumentare significativamente i prezzi.

Lo studio ha analizzato in tutto 1.307 piani tariffari attivi nel primo trimestre del 2019 offerti da 72 operatori in 16 paesi includendo sia i piani Sim-only che quelli che includono lo smartphone, tipicamente un modello di fascia alta, come il Samsung Galaxy S9. Vengono messi a confronto il prezzo più basso e il prezzo medio dei piani proposti al consumatore, a parità di potere di acquisto. L’Italia risulta così l’unico paese con i prezzi più “cheap” sia nella tariffa media che nella tariffa più bassa sul mercato.

Danimarca, Francia, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito sono comunque nel gruppo dei paesi meno cari, con costi medi inferiori alla media dei 16 paesi considerati. Al contrario Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna sono i mercati più costosi; in particolare la Grecia è l’unico paese con costi superiori alla media su tutte le fasce di prezzo.

Tra i piani tariffari più comuni nei 16 paesi europei studiati, quello Sim-only da 1000 minuti e 10GB al mese ha visto scendere il costo medio per mese a 29 euro nel primo trimestre 2019 dai 36 del primo trimestre 2018. In Italia il prezzo è però di 15 euro e ha scalzato così la Danimarca, il paese meno caro l’anno scorso, ma che resta comunque il  secondo meno caro con un prezzo medio di 16 euro.

Lo studio evidenzia anche un’ulteriore limitazione della scelta per i consumatori nello scorso anno, ovvero ci sono meno piani tariffari disponibili. L’Irlanda è il paese come meno scelta in assoluto: solo due fasce di prezzo per i piani Sim-only, ma l’Italia (insieme all’Austria) fa poco meglio, con tre piani tariffari Sim-only.

Cresce invece il numero di piani tariffari con volume di dati più alti: più del 60% ora include almeno 5GB (ma alcuni sono “illimitati”), contro circa i 50% dell’anno scorso. Tuttavia, l’incremento dei dati non si è generalmente tradotto in un aumento dei prezzi e gli analisti di Telecompaper si aspettano che gli operatori continuino ad avere difficoltà a portare sul mercato prezzi più elevati per far pagare il crescente consumo di dati.

Gli operatori hanno invece aumentato l’offerta di pacchetti “in bundle” con la telefonia fissa, seguendo la strategia della fixed-mobile convergence (Fmc) con cui le aziende telecom cercano di ridurre il churn di clienti, aumentare lo share e far salire il ricavo medio per famiglia abbonata. Qui è la Francia a guidare col più alto numero di piani mobile che includono vantaggi per la convergenza col fisso, seguita da Svizzera e Austria. Nel 65% dei casi (contro il 42% dell’anno scorso) tali vantaggi si traducono in sconti ulteriori sulla tariffa mobile: per gli operatori limitare la perdita di clienti sul mobile e allargare le quote di mercato sono preoccupazioni maggiori rispetto all’aumento dell’Arpu mobile.

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