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IL CASO

Tech War Usa-Cina, Huawei al contrattacco: “Blacklist costruita su pregiudizi”

La Fcc vuole vietare al colosso cinese delle attrezzature di rete la partecipazione ai progetti Usa su fibra e 5G finanziati dal governo federale in quanto “minaccia alla sicurezza nazionale”. L’azienda non ci sta e rivendica il suo ruolo: scelta “arbitraria non sostenuta dai fatti”

05 Giu 2018

Patrizia Licata

giornalista

Huawei rivendica il suo posto nelle gare pubbliche per i progetti sulla fibra ottica e le reti 5G negli Stati Uniti e replica alle accuse della Federal Communications Commission ribadendo, come già fatto in passato, di non rappresentare alcuna minaccia per la sicurezza nazionale.

La crociata di Trump contro i vendor cinesi ha esacerbato la posizione delle autorità Usa contro fornitori come Huawei e Zte che già l’amministrazione precedente aveva messo sotto i riflettori temendo l’arrivo di software-spia da Pechino. Negli ultimi mesi Zte è diventata una sorta di casus belli in un più ampio braccio di ferro che è molto più legato con questioni commerciali che di cybersecurity, ma la Fcc ha ribadito la sua posizione secondo cui i fornitori cinesi di attrezzature di telecomunicazione vanno tenuti fuori dalle gare su Ftth e 5G per motivi di sicurezza strategica. Oggi Huawei ha replicato all’autorità federale sulle comunicazioni definendo le sue scelte “arbitrarie e capricciose”.

La Fcc ha proposto di bandire Huawei, Zte e altre aziende estere ritenute un potenziale cyber-rischio dall’accesso allo Universal Service Fund (USF), un fondo da 8,5 miliardi di dollari che gioca un ruolo fondamentale nel fornire risorse per la realizzazione dei progetti per il 5G e per la banda ultralarga negli Stati Uniti. Ad aprile, la Fcc ha chiesto di vietare l’accesso allo USF alle aziende con sede in Cina considerate un rischio per la sicurezza nazionale: per l’authority questi vendor non devono entrare nelle gare finanziate dal fondo USF. Una volta nella “lista nera”, Huawei sarebbe praticamente fuori da qualunque rilevante progetto su fibra ottica e 5G in America.

“Huawei plaude all’obiettivo della Fcc di proteggere le reti di comunicazione nazionali e la loro supply chain, ma il meccanismo tramite il quale la Commission si propone di raggiungere questo obiettivo – ovvero mettere alcuni fornitori in una black list – è sia improprio che imprudente per molteplici ragioni”, ribatte oggi l’azienda cinese. “Questa proposta oltrepassa infatti i limiti dell’autorità della Fcc; causerà un aumento dei costi a fronte di esigui benefici; e si fonda su supposizioni non verificate e non corroborate dai fatti. La Fcc non dovrebbe adottare la norma che propone”.

Huawei ritiene di essere ingiustamente discriminata solo per la sede dei suoi quartieri generali: “Non ci sono elementi per definire Huawei una minaccia”, scrive l’azienda alla Fcc. “La Commission non tiene conto dell’impegno di Huawei sulla sicurezza delle reti di telecomunicazione e il nostro rispetto degli standard globali della cybersecurity. Il pregiudizio su Huawei si fonda tutto sul fatto di essere cinese”.

A inizio maggio Washington si è mossa attivamente per escludere definitivamente dal mercato americano i vendor cinesi di attrezzature telecom indicando che avrebbe bandito in tutto e per tutto le forniture di apparati di networking Made in China; il Pentagono ha addirittura valutato l’ipotesi di vietare a chi lavora nelle basi militari Usa di tutto il mondo di acquistare cellulari e modem cinesi e ha indicato il divieto potrebbe essere esteso a tutti i dipendenti della Difesa.

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